Come l’islam politico si sta prendendo l’islam tedesco

Grazie ad accordi con i governi dei Länder, le associazioni islamiche più conservatrici stanno prendendo sempre più potere in Germania. L’allarme lanciato dai musulmani laici.

Cinzia Sciuto

Il “caso Ourghi” è solo l’ultimo di una serie. Abdel-Hakim Ourghi è il direttore del Dipartimento di teologia e pedagogia islamica dell’Università di Scienze dell’educazione di Friburgo. È lì che studiano coloro che poi insegneranno islam nelle scuole pubbliche tedesche. In Germania infatti si sta imboccando la strada della moltiplicazione degli insegnamenti religiosi nelle scuole: non volendo mettere in discussione l’ora di religione cristiana (a sua volta in molti Länder distinta in cattolica ed evangelica), si risponde alle sempre più pressanti richieste delle associazioni islamiche inserendo l’ora di religione musulmana (resta ferma naturalmente la possibilità di optare per l’ora alternativa, che nella stragrande maggioranza dei Länder è Etica).

Oltre alla formazione universitaria però gli insegnanti di religione (di qualunque religione) hanno anche bisogno, in Germania come in Italia, del nulla osta dei rispettivi enti religiosi. E qui casca l’asino. Perché se per il cattolicesimo e il protestantesimo le cose sono piuttosto semplici (da un lato le diocesi dall’altro l’Unione delle Chiese evangeliche), con l’islam le cose si fanno ben più complicate, non esistendo un ente unico. La soluzione? In molti Länder i governi hanno stretto accordi con alcune associazioni musulmane, dando loro l’autorità di concedere o ritirare il nulla osta per l’insegnamento della religione nelle scuole. Peccato che la stragrande maggioranza delle associazioni musulmane in Germania sia espressione dell’islam più conservatore e fondamentalista e concedere loro un tale potere significa appaltare ai conservatori la formazione delle future generazioni di musulmani tedeschi, con conseguenze potenzialmente catastrofiche.

Il “caso Ourghi” è da questo punto di vista emblematico. Come denunciato dall’Associazione per un Islam laico di Amburgo (di cui in calce traduciamo una lettera aperta sul caso, sottoscritta anche da altre associazioni, tra cui quella per i diritti delle donne Terre des Femmes), nel 2019 il Land di Baden-Württemberg ha stipulato un accordo con la Fondazione del consiglio scolastico sunnita a cui ha appaltato la formazione degli insegnanti. Alla luce di questo nuovo “potere” concessole dal Land, la Fondazione ha dunque chiesto a Ourghi, che insegna già da dieci anni ed è autore di diversi libri, di presentare formale richiesta di nulla osta, richiesta poi respinta adducendo cavilli formali.

Ourghi ha posizioni molto chiare sul tipo di islam che si augura si diffonda in Europa: rifiuta una lettura testuale del Corano, ritiene che le prediche nelle moschee dovrebbero essere fatte in tedesco, ha preso posizione contro l’“importazione” di imam dall’estero e contro il finanziamento straniero di moschee e associazioni musulmane, che di questi finanziamenti vivono. Insomma, non è certo ben visto all’interno di quel mondo musulmano organizzato che certamente non è rappresentativo della grande varietà dei musulmani tedeschi e che però pare essere l’unico interlocutore che le istituzioni e la politica, con i loro occhiali “multiculturalisti” e relativisti, riescono a vedere.

Se dunque dalla politica c’è poco da aspettarsi, la speranza di un cambiamento in senso laico viene proprio dal mondo musulmano. È lì infatti che il disagio per una rappresentazione appiattita dell’islam si sta facendo crescente e sempre più persone, credenti o non credenti ma cresciute in contesti musulmani, si associano per far sentire la loro voce. È il caso dell’Associazione per un Islam laico di Amburgo che ha promosso la lettera aperta a sostegno di Ourghi; o dell’Iniziativa per un Islam laico, creatasi a livello nazionale su input di personalità come Seyran Ateş, avvocata e fondatrice della prima moschea liberale di Berlino, Necla Kelek, sociologa a lungo nel direttivo di Terre des Femmes, Ahmad Mansour, psicologo esperto di islamismo, Hamed Abdel-Samad, politologo e molti altri; o del gruppo Donne migranti per la laicità e l’autodeterminazione, nato su iniziativa di Fatma Keser, Monireh Kazemi e Naïla Chikhi, che di recente è stato insignito del premio per i diritti umani della Fondazione Solms.

L’obiettivo di queste iniziative è rafforzare i princìpi della laicità dello Stato e sostenere una lettura dell’islam compatibile non con i valori “occidentali”, ma con i valori universali dei diritti umani e della democrazia.

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LETTERA APERTA DELL’ASSOCIAZIONE PER UN ISLAM LAICO DI AMBURGO SUL CASO OURGHI

Al Rettore dell’Università di Scienze dell’educazione di Friburgo

Alla Ministra della Scienza, ricerca e Arte del Baden-Württemberg

Abdel-Hakim Ourghi è uno studioso di islam tedesco-algerino, una delle personalità musulmane riformiste più note in Germania. Dopo dieci anni di attività, gli si vuole ora ritirare il nulla osta per l’insegnamento dell’islam, proprio perché egli si impegna nell’insegnamento di un islam laico e liberale.

Il governo regionale del Baden-Württemberg nel 2019 ha riorganizzato l’insegnamento della religione nel Land e ha appaltato l’organizzazione delle lezioni e la formazione degli insegnanti a organizzazioni islamiche ortodosse come la Fondazione del consiglio scolastico sunnita, che è dunque oggi la responsabile dell’organizzazione delle lezioni di religione islamica nel Land.

La composizione della Fondazione è arbitraria e non rappresentativa degli interessi dei musulmani nel nostro Land. La maggioranza dei musulmani che vivono qui sono laici e non organizzati e la loro legittima aspirazione a una trasmissione dei contenuti religiosi liberale, moderna e orientata ai valori fondamentali della Costituzione e ai princìpi della laicità dello Stato non vengono tenuti nel minimo conto dalla Fondazione. Le ragioni apparentemente formali per negare a Ourghi il nulla osta – la cosiddetta “Idschaza” – per formare gli insegnanti che poi saranno in servizio nelle scuole del Baden-Wüttemberg in qualità di insegnanti di islam nell’ora di religione appare in realtà motivata da ragioni politiche.

Quando studiosi come Ourghi, che con il loro lavoro stimolano i giovani ad avere uno sguardo critico e responsabile nei confronti dell’islam, vengono attaccati, discreditati e ostacolati da associazioni islamiche ortodosse e dai loro sostenitori in parlamento e nel governo, è nostro dovere reagire.

Rileviamo con preoccupazione che l’islam politico cerca sempre più di ampliare la propria sfera di influenza e la politica glielo lascia fare. Con le Commissioni per l’insegnamento dell’islam e accordi come quelli raggiunti ad Amburgo e Brema, le organizzazioni islamiche hanno ottenuto un cavallo di Troia attraverso il quale – dietro l’etichetta della libertà di religione – assumono sempre maggiore influenza sul sistema educativo. Il “caso Ourghi“ è da questo punto di vista emblematico.
L’islam politico sta cambiando sempre di più la nostra società. Urge prendere le distanze dagli atteggiamenti relativisti e dalle banalizzazioni che circolano sempre di più nella politica e che, in nome del “multiculturalismo”, consentono all’islam di limitare i nostri valori e le nostre leggi.

Ourghi è uno dei pochi studiosi musulmani che tenta di allontanarsi da una cieca soggezione al testo e di insegnare un islam laico e moderno, per il quale la sharia non è valida laddove sia in contrasto con le leggi dello Stato e con i diritti umani fondamentali così come espressi dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite.

Secondo l’opinione delle sottoscritte Associazioni per un Islam laico di Amburgo e della Renania-Palatinato, così come dell’Iniziativa per un Islam laico che si è costituita nell’autunno 2019 a livello nazionale, il “caso Ourghi” richiede urgentemente che il governo regionale di Stoccarda, ma anche tutti gli enti comunali, sottopongano a una radicale revisione le loro collaborazioni con i partner islamici, pretendendo che le associazioni islamiche con cui cooperano dichiarino esplicitamente e pubblicamente di rifiutare quelle parti della sharia che non siano puramente legate ai riti e alla devozione come guida della dottrina e della pratica religiosa. Del resto, come hanno stabilito diverse sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, la sharia è ampiamente “incompatibile con i princìpi fondamentali della democrazia”. Non è dunque più possibile nessuna cooperazione con associazioni che si rifiutino di fare una tale dichiarazione né tantomeno appaltare loro importanti compiti educativi.

All’Università di Scienze dell’educazione di Friburgo chiediamo di garantire al dott. Ourghi la possibilità di continuare la sua attività finché non saranno stabilite nuove regole conformi ai princìpi costituzionali per l’auspicato ri-orientamento della formazione degli insegnanti di religione islamica. Al governo del Land chiediamo di agire rapidamente e con determinazione.

Amburgo, 2 luglio 2021

Necla Kelek, presidente dell‘Associazione per un Islam laico di Amburgo

Associazione per un Islam laico della Renania-Palatinato

Ali Ertan Toprak, portavoce dell’Iniziativa per un Islam laico

Terre des Femmes



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