“Come leggere Paperino” compie 50 anni. Storia di una censura

Il bestseller rivoluzionario di Ariel Dorfman e Armand Mattelart, pubblicato per la prima volta nel Cile di Salvador Allende, compie 50 anni. Ripercorriamone insieme la storia.

Ingrid Colanicchia

Come ogni anno, anche nel mese di settembre appena concluso negli Stati Uniti si è tenuta la Banned Books Week, un evento che riunisce bibliotecari, librai, editori, giornalisti, insegnanti, lettori allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’accesso libero all’informazione e alla cultura. Una banalità, verrebbe da dire, ma considerati gli attacchi e le vere e proprie censure subite da molti libri (banditi da aule e biblioteche scolastiche) forse così non è.

Tra i libri più di sovente messi in questione (perché trattano temi considerati scabrosi o perché ritenuti potenzialmente offensivi di una qualche sensibilità) figurano classici come Huckleberry Finn di Mark Twain e Il buio oltre la siepe di Harper Lee, per razzismo; Persepolis di Marjane Satrapi, ritenuto offensivo dal punto di vista politico, razziale e sociale; Il colore viola di Alice Walker per linguaggio offensivo e sesso esplicito; Harry Potter di J.K. Rowling accusato di occultismo e satanismo; Il giovane Holden di J.D. Salinger per linguaggio offensivo; Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon per ateismo… C’è da dire che tra i libri oggetto di deplorazione c’è anche la Bibbia, in quanto «presenta un punto di vista religioso».

In questo elenco non c’è – e, per le ragioni che vedremo, fino a qualche anno fa non avrebbe neanche potuto esserci – un bestseller rivoluzionario che proprio in questo 2021 compie 50 anni: Come leggere Paperino, dell’argentino Ariel Dorfman e del belga Armand Mattelart.

Non avrebbe potuto esserci, almeno fino a una manciata di anni fa, perché da quando ha visto la luce, nel 1971, nessun editore (fino al 2018) si era preso la briga di pubblicarlo negli Stati Uniti. E la cosa ha funzionato come una sorta di censura preventiva.

***

Para leer el Pato Donald – nel suo titolo originale – viene pubblicato per la prima volta 50 anni fa nel Cile di Salvador Allende. E non è un caso. È in quel clima infatti, come racconta lo stesso Dorfman, che negli autori matura la convinzione di dover mettere in allerta i lettori cileni, nutriti dai mass media con valori nemici di una rivoluzione che cercava di liberarli da uno sfruttamento secolare: «Competizione piuttosto che solidarietà, pregiudizio piuttosto che pensiero critico, obbedienza piuttosto che ribellione, paternalismo piuttosto che resistenza, denaro piuttosto che compassione come modello valoriale».

«Se c’era una singola azienda che incarnava l’influenza dominante degli Stati Uniti (non solo in Cile ma in così tante altre terre allora conosciute come il Terzo Mondo) era la Walt Disney Corporation. Oggi, oltre ai numerosi parchi di divertimento che portano il suo nome, il marchio Disney evoca una miriade di principesse Pixar, avatar di automobili e aerei, storie di angoscia adolescenziale e pirateria caraibica. Ma in Cile, all’inizio degli anni Settanta, l’influenza della Disney era rappresentata da una marea di fumetti economici disponibili in ogni edicola. Così – racconta Dorfman – Armand e io decidemmo di concentrarci su questi e in particolare sul personaggio che allora ci sembrava il più simbolico e popolare degli abitanti dell’universo Disney. Quale modo migliore per esporre la natura dell’imperialismo culturale americano che smascherare il più innocente e retto dei personaggi di Walt Disney, per mostrare quali dogmi autoritari il volto sorridente di un papero avrebbe potuto introdurre di nascosto nei cuori e nelle menti del Terzo mondo?».

È così che i due autori scrivono Para leer el Pato Donald: accusando il papero più famoso del mondo (e con esso il suo creatore) di essere un agente dell’imperialismo culturale americano e puntando il dito contro la sessualità asettica e opprimente della famiglia di Paperino, il modo in cui i nativi del cosiddetto Terzo mondo vengono dipinti come selvaggi e idioti, il fatto che le ricchezze non siano mai prodotte dai lavoratori ma sempre dagli investitori. «Un regno in cui le papere sono civettuolamente preoccupate per la loro bellezza, ma stranamente asessuate […] e i lavori che fungono da modello per Qui, Quo e Qua quando immaginano che adulti vogliono diventare sono limitati a: “Mi piacerebbe fare il banchiere!”; “Farò finta di essere un grande proprietario con un sacco di terra da vendere”».

Due anni dopo l’uscita del libro, che nel frattempo è diventato un bestseller, il presidente Salvador Allende viene ucciso e il suo progetto socialista rovesciato dal golpe che inaugurerà la dittatura di Augusto Pinochet.

E come ogni dittatura che si rispetti anche questa ha i suoi roghi di libri: tra le fiamme brucia pure Para leer el Pato Donald. «Pochi giorni dopo il golpe – è sempre Dorfman a parlare – mi trovavo nascosto in una casa clandestina quando mi capitò di vedere in una trasmissione televisiva in diretta  un gruppo di soldati che gettava libri su una pira. C’era anche Para leer el Pato Donald. Non ero del tutto sorpreso da quella fiammata inquisitoria. Il libro aveva toccato un nervo scoperto tra la destra cilena. In tempi pre-golpe, avevo a malapena evitato di essere investito da un automobilista arrabbiato che gridava: “Viva el Pato Donald!”. In un’altra occasione sono stato salvato da un compagno dall’essere picchiato da una folla antisemita e la modesta casetta dove io e mia moglie vivevamo con nostro figlio Rodrigo era stato oggetto di proteste: i figli dei vicini avevano mostrato cartelli che denunciavano il mio assalto alla loro innocenza, mentre i genitori sfondavano le finestre del nostro soggiorno con dei sassi ben piazzati».

Dorfman si persuade a lasciare il Paese e ad appoggiare dall’esilio la campagna contro il generale Pinochet, mentre l’intera terza edizione del suo libro viene gettata in mare, nella baia di Valparaíso, dalla marina cilena.

Ma mentre in Cile viene distrutto, il libro comincia a essere conosciuto all’estero e gli autori nutrono la speranza che, pur non potendo più circolare nel Paese che lo aveva visto nascere, possa invece penetrare nel Paese che ha dato i natali a Walt Disney. Le cose vanno diversamente: nessun editore negli Stati Uniti è disposto a rischiare la pubblicazione perché, a dmostrazione delle tesi degli autori, nel volume è riprodotta – ovviamente senza autorizzazione – una serie di immagini tratte dai fumetti della Disney. Non solo: quando, nel luglio del 1975, 4.000 copie della versione inglese (How to Read Donald Duck), stampata a Londra, vengono importate negli Stati Uniti l’intera spedizione viene sequestrata dal Dipartimento del Tesoro, in base alle disposizioni del Copyright Act. Il Center for Constitutional Rights assume la difesa degli autori e alla fine la spunta, ma solo 1.500 copie del libro vengono fatte entrare nel Paese, rendendole di fatto un oggetto da collezione.

Da allora, Para leer el Pato Donald è stato tradotto in 17 lingue e ha venduto milioni di copie. Ma solo dal 2018, grazie alla OR Books, ha un editore statunitense.



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