Complotto pro-Draghi o suicidio della politica?

Mauro Barberis

Cos’è un complotto? Più meno, una riunione notturna, dove è gradito l’abito scuro, per pianificare un qualunque obiettivo, dalla conquista del mondo alla prossima assemblea di condominio. Già da questa descrizione pare chiaro che i complotti veri sono rarissimi: fra l’altro, gli abiti scuri sono passati di moda. Eppure il complottismo – il vizio di spiegare problemi complessi inventando complotti – è più che mai diffuso, specie in rete. Ultimamente, in particolare, s’è abbattuto come un nugolo di cavallette sulla politica italiana.

Spero per voi che NON abbiate seguito la vicenda surreale (Di Maio dixit) della telefonata di Draghi a Grillo, e il cui obiettivo sarebbe stato fare le scarpe a Conte, di nuovo. In altri tempi, la vicenda sarebbe stata solo un esempio da manuale dei rischi del passaparola: all’inizio della catena uno dice «lo spirito è forte ma la carne è debole», alla fine qualcun altro capisce «i liquori erano buoni ma la carne era fetente». Invece, quest’aneddoto da bar è divenuto qualcosa di più dell’ennesima minaccia di Armageddon per il governo Draghi: vedi l’incontro di domani, oggi per chi legge, del premier con Conte. È diventato la prova provata di un iper-complotto.

L’iper-complotto non avrebbe solo lo scopo di far sparire Conte o i Cinquestelle – obiettivo al quale lavorano accanitamente già da soli – ma di perpetuare il governo Draghi, in questa e anche nella prossima legislatura. I Poteri Forti – indiscussi protagonisti di tutti i complotti – dopo aver imposto l’iper-tecnocrate Draghi con scuse risibili (pandemia, PNRR, oggi guerra in Ucraina e siccità …) hanno alzato il tiro. Ora non vogliono solo che Draghi arrivi alla fine della legislatura, che già è un’impresa, con questi chiari di luna, ma che resti premier anche nella prossima, quale che sia il risultato delle politiche del 2023.

Come spiegare, altrimenti, che Draghi continui ad andare dritto per la propria strada, sostenuto da Presidente della Repubblica, Europa e Usa, lasciando le questioni più spinose – ius scholae, cannabis… – al trapestio parlamentare? Come spiegare, soprattutto, la conversione al centro di tanti partitini – qualcuno ne ha contati sedici, io a un certo punto ho smesso di contare –, culminati con la scissione dal M5S di Di Maio, trasformatosi in draghiano di ferro? E tutto questo anche in assenza di una riforma in senso proporzionale della legge elettorale, l’unica che potrebbe dare spazio ai partitini, beninteso a meno di clausole di sbarramento che li eliminino tutti…

Il bello del complottismo è che collega fatti eterogenei in modo tale che anche il comune cittadino, avendo smesso di votare e non capendoci più niente, finalmente esclami: eureka, ora tutto si spiega! Il problema è che ognuno dei fatti collegati si spiega in altri modi. Ad esempio, la resilienza (sic) di Draghi non si spiega con un sussulto di responsabilità delle forze politiche, ma più banalmente con il fatto che il 24 settembre 2022 scatta il D-Day per la pensione dei parlamentari, e che molti di loro, con la riduzione del loro numero promossa masochisticamente dai Cinquestelle, canteranno ancora una sola estate, proprio come i grilli(ni).

Insomma, considerando l’astensionismo alle ultime comunali, io riesco a vedere un solo iper-complotto, ma della classe politica italiana contro se stessa, al fine di delegittimarsi definitivamente. Una specie di suicidio collettivo, come quello dei lemmings, cui anch’essa lavora da sola, con accanimento degno di miglior causa.

 

(immagine di Edoardo Baraldi)



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