Che sarà mai un concorso truccato di fronte alla corsa al Quirinale?

Ricevo appelli contro la candidatura di Berlusconi al Colle. Non ne ricevo più, invece, sullo stato in cui versa l’università, ormai gelminizzata

Mauro Barberis

Ricevo da colleghi docenti universitari appelli contro la candidatura al Quirinale di Berlusconi, come quelli che firmo meccanicamente da trent’anni. Non ne ricevo più, invece, sullo stato in cui versa l’università, ormai definitivamente gelminizzata: dal nome della ministra berlusconiana – che non vorrei ripetere qui, sennò qualcuno la candida al Quirinale o come donna o come sostituta del dominus, che più ha fatto per privatizzarla e burocratizzarla insieme. Privatizzarla & burocratizzarla, sì: come chiamare altrimenti i punti qualificanti della riforma approvata, quindici anni fa, dal Berlusconi IV?

Tagli di oltre il dieci per cento dei finanziamenti a didattica e ricerca, che ci ha fatti diventare la cenerentola d’Europa. Riduzione dell’università ad azienda, purché rigorosamente più inefficiente di prima. Sdoganamento degli atenei telematici, anticipando la DAD pandemica. Reintroduzione del precariato, con i giovani studiosi che si stabilizzano da vecchi. Abolizione di fatto della mobilità fra atenei, che fortunatamente mi trattiene a Trieste da trent’anni. Restituzione agli ordinari come il sottoscritto di poteri baronali, ai quali manca, ormai, solo lo ius primae noctis.

Per carità, li capisco i miei colleghi: specie i più giovani, che non hanno mai conosciuto altro che l’università berlusconiana. Io stesso, dinanzi alla prospettiva di un’altra riforma, che impiegherebbe ad andare a regime almeno tanti anni quanto la precedente, mi ripeto come un mantra: teniamoci la Gelmini (l’ho detto! Ma nel senso della legge, non dell’ex ministra) e rimbocchiamoci le maniche per far funzionare le cose. In questo momento, anzi, sono persino ottimista: anche perché immaginatevi cosa potrei dire, se mi lasciassi andare al pessimismo.

Facendo lezioni in presenza, quest’autunno, e sfidando non solo il Covid ma anche gli occhiuti burocrati anti-Covid, sto avendo risultati incoraggianti agli esami di gennaio, specie da parte delle matricole, esami che l’anno scorso erano una malinconica prosecuzione della DAD. Certo, poi devo stare attento a non fare domande di cultura generale tipo «Gesù Cristo, chi era costui?». Ma l’analfabetismo di ritorno, stavolta, non dipende dall’aziendalismo berlusconiano né dai cantori dell’università “professionalizzante”, bensì da internet, che porta anche docenti e studenti migliori a chiedersi: perché mai devo sapere chi era Gesù Cristo, che tanto lo trovo su Google?

A questo punto, vi confesserò che questo articolo avrebbe dovuto commentare gli ultimissimi scandali accademici: quello di Firenze, sui concorsi pilotati a Medicina, e quello alla Sapienza di Roma, con un odonto-stomatologo – si dice proprio così, e il cognome è pure peggio – che avrebbe fatto carriera grazie a curricula inventati di sana pianta però mai controllati da alcuno, tranne il solito concorrente invelenito che fa ricorso. Però non riesco a commentarli, gli scandali, né a strapparmi gli ormai radi capelli, per almeno tre ragioni.

Primo, stiamo parlando di concorsi universitari, quando in tutto il mondo civile all’università si entra per cooptazione: ognuno si sceglie i propri collaboratori, e se poi si scopre che sono dei mentecatti a perderci la faccia è lui. Secondo, da quando hanno inventato i cellulari “intelligenti” non passa giorno senza che qualche mio collega venga registrato a parlare del tempo, con giudici che ci leggono congiure & complotti. Terzo: dopotutto, cosa sarà mai un concorso universitario di fronte a certe candidature al Quirinale?



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