La confusione regna sovrana (e il virus dilaga)

Con un sistema di tracciamento in tilt e un sistema sanitario molto vicino all’orlo del collasso, il governo interviene per l’ennesima volta a introdurre ulteriori livelli di complicazione normativa. Mettendo a durissima prova il rapporto di fiducia fra cittadini e istituzioni.

Cinzia Sciuto

Un semplice provvedimento di una riga che stabilisse un obbligo vaccinale universale deve essere sembrato ai nostri governanti troppo banale. Abituati ormai come sono, e come siamo, ai bizantinismi sempre più involuti, ci sembra quasi incredibile che possano esistere norme semplici e chiare, comprensibili a tutti senza dover ricorrere all’aiuto di avvocati, giuristi, consulenti del lavoro, esperti di varia natura.

Una norma che sarebbe stata comunque tardiva (la famosa stalla che si chiude dopo che i famosi buoi sono scappati da tempo), ma che avrebbe almeno avuto il merito di non contribuire ad allargare ulteriormente il fossato fra cittadinanza e istituzioni, il cui rapporto è (irrimediabilmente?) incrinato. E non sto affatto parlando dello zoccolo duro dei no vax, quelli per i quali la pandemia e i vaccini sono solo un pretesto per sfogare una atavica allergia allo Stato, e che dunque di pretesti ne troverebbero sempre. Sto parlando di quella stragrande maggioranza di cittadini che si è fidata, e continua a fidarsi (per quanto tempo ancora?) delle istituzioni, che però non ripagano con la doverosa efficienza e altrettanta fiducia. Le storie di positivi al Covid che si ritrovano incastrati nelle maglie di un sistema palesemente in tilt ormai non si contano più. Persone con febbre a 40, bambini, anziani costretti a file di ore al freddo per poi vedersi chiudere le porte dei laboratori, gente completamente asintomatica letteralmente “sequestrata” in casa da settimane perché non riesce a ottenere il tampone di fine quarantena, turisti positivi che non riescono a trovare un canale per “segnalarsi” all’autorità sanitaria, restando dunque fantasmi, malati con sintomi abbandonati nelle loro case o nei “Covid hotel”.

Per non parlare della situazione negli ospedali e delle condizioni in cui iniziano a (ri)trovarsi gli operatori sanitari, nei cui occhi si vede il terrore che si possa tornare alla situazione dello scorso inverno. Già perché, se è vero, come sembra, che la variante Omicron provoca sintomi meno gravi e quindi la percentuale di infettati con Omicron che finisce in ospedale è minore che con Delta, è però molto più trasmissibile e, come ha spiegato molto lucidamente Paolo Giordano sul Corriere della Sera, “la percentuale piccola di un numero molto grande è comunque un numero molto grande.

Ora, in questa situazione di straordinaria precarietà, con un sistema di tracciamento in tilt e un sistema sanitario molto vicino all’orlo del collasso, il governo interviene per l’ennesima volta (lo aveva appena fatto pochi giorni prima di Natale) a introdurre ulteriori livelli di complicazione normativa, con misure che Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe ha definito “insufficienti, tardive e frutto di compromessi politici al ribasso”. E, aggiungiamo noi, con alcuni profili molto discutibili anche sul piano dei diritti fondamentali. Penso in particolare alla distinzione fra vaccinati e non vaccinati a scuola: finché il vaccino non è obbligatorio per tutti, imporre la Dad ai non vaccinati, specie nella scuola dell’obbligo, è molto discutibile.

Abbiamo ormai imparato che in pandemia le norme si devono adattare mano a mano che la situazione epidemiologica muta. Ma l’evoluzione della situazione epidemiologica non è poi così imprevedibile. Una volta scoperta Omicron, per esempio, sono bastati pochi giorni per capire che la crescita dei contagi sarebbe stata esponenziale, e ormai sappiamo tutti cosa questo aggettivo significhi. Che dopo due anni di pandemia, un cittadino che si ritrova in mano un test positivo sia più terrorizzato dal finire nel girone infernale della burocrazia che dalla malattia stessa indica che abbiamo raggiunto il livello di guardia nel rapporto di fiducia fra cittadini e istituzioni. Che in democrazia è il bene più prezioso.

 

(credit foto ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/ FILIPPO ATTILI)



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