Le conseguenze economiche della guerra in Ucraina

Non saranno uguali per tutti: riguarderanno poco gli Usa e la Cina mentre avranno un forte impatto in Europa e, in particolare, nell’Italia di Mario Draghi.

Mario Barbati

La guerra, che finanziamo alla Russia con 800 milioni al giorno di gas e alimentiamo con l’invio in territorio ucraino di armi secretate all’opinione pubblica e ai parlamentari, rischia di portare l’Italia in recessione tecnica dovessero esserci sei mesi di Pil negativo (primo trimestre -0,2%).
I blocchi causati dal Covid (tra cui quelli ancora in corso in grandi città della Cina), la guerra di Putin, l’aumento generalizzato di quasi tutte le materie prime e dei costi energetici hanno portato già l’economia globale alla stagflazione e porteranno molte economie in recessione.
Ma le conseguenze economiche della guerra non saranno uguali per tutti, riguarderanno poco gli Usa e la Cina, avranno un forte impatto in Europa e in particolare per alcuni Paesi come l’Italia. L’inflazione non è mai stata così alta dal 1991 e gli stipendi sono più bassi di trent’anni fa, con il record toccato a febbraio di dipendenti precari.

Per questo il governo con l’ultimo “decreto aiuti” interviene con un provvedimento di 14 miliardi e un contributo di 200 euro per chi ne guadagna meno di 35mila. Il totale dei fondi stanziati finora dal governo Draghi per affrontare l’incertezza e il caro bollette è copioso, circa 30 miliardi, condivisibile anche la tassa sugli extraprofitti delle imprese energetiche al 25% (anzi andava applicata prima e a livello europeo). Ma con il costo dell’energia quintuplicato da gennaio tutto sembra essere insufficiente, soprattutto pensando ai 7 miliardi bruciati con la riforma Irpef 2021 che premia i redditi medio-alti, cioè chi guadagna dai 50mila euro all’anno in su.

L’inflazione rischia di tagliare in termini reali le spese di bilancio, le risorse per beni e servizi, i trasferimenti alle imprese e sta erodendo quel po’ di rimbalzo che c’era stato nel 2021 dopo i mesi di lockdown. In questo clima, cominciano a smarcarsi e a distinguersi timidamente alcune forze politiche. Il M5s non vota in cdm in dissenso sulla norma che consentirebbe di costruire un inceneritore a Roma, e di conseguenza nel resto d’Italia. La decisione è stata avvallata da Grillo, visto che si tratta di un’antica battaglia del Movimento. A rincarare la dose Giuseppe Conte: “Inizio ad avere il dubbio che qualcuno voglia il M5s fuori dal governo”.

Sul tema dei bassi salari e sulla necessità di aumenti che consentano ai lavoratori di non perdere potere d’acquisto, il ministro del Lavoro dem Andrea Orlando accenna una minima proposta che non rientra nei programmi di questo governo: subordinare gli aiuti dati alle imprese per i rincari energetici al rinnovo e all’adeguamento dei contratti. Scandalo. Il Sole 24 Ore, storica testata e organo della Confindustria, titola in prima pagina: “Le imprese: no al ricatto del ministro”. Quale sarebbe il ricatto? Avere un minimo di responsabilità sociale a fronte di fondi e ristori che evidentemente le imprese di Confindustria e il suo giornale considerano dovuti. Si badi bene che quella di Orlando non era né una proposta di legge né un’iniziativa politica, solo una frase detta al congresso di Articolo 1. Possibile cambiare il mercato del mancato lavoro in questo quadro politico? In Italia no, in Spagna sì. La riforma del mercato del lavoro promossa dal governo socialista di Sanchez e da Podemos ha aumentato il salario minimo, ha ridotto il numero dei contratti per contrastare il precariato e ha promosso quelli a tempo indeterminato, che ora in Spagna registrano un record.

Dopo due anni di pandemia e con una guerra che porterà conseguenze in tutt’Europa, pensare di affrontare le sperequazioni specifiche italiane con questo governo e questa maggioranza large è lunare. I dati sulle dichiarazioni dei redditi del 2020 dicono che in Italia solo il 4% dei contribuenti dichiara più di 70mila euro lordi. Un Paese di finti poveri (ricchi o benestanti) che si fanno mantenere dai poveri veri. Inimmaginabile pensare di attuare da noi la riforma fiscale partendo da una seria lotta all’evasione. La delega fiscale, a sette mesi dal varo del governo, non approda in Parlamento perché non c’è l’accordo: Forza Italia e Lega si sono ricompattate contro la modifica del catasto e qualsiasi ipotesi di progressività. Così tra pochi mesi, quando saremo in campagna elettorale, il Movimento 5 stelle e il Pd spiegheranno agli elettori la loro geniale strategia: battere le destre governando con Berlusconi e Salvini.

Al momento l’Italia non può fare a meno del gas russo (senza si stima una perdita di 4 punti del pil, recessione assicurata). Il ministro della Transizione ecologica Cingolani ammette che senza avremo “gli stoccaggi fermi al 40%” e che “l’autonomia totale dalla Russia ci sarà solo dal 2024”.

Gli unici modi per contrastare il caro energia e le sue drammatiche conseguenze sarebbero un tetto europeo al prezzo del gas nel breve periodo e l’adozione di un Energy Recovery Fund, come quello istituito durante la pandemia. Sarebbe l’unico modo, tra l’altro, per imporre l’embargo al gas russo, sono tutte proposte che nell’Unione andrebbero approvate all’unanimità e invece sta finendo che sarà Putin a staccare il gas all’Europa: ha cominciato con Polonia e Bulgaria.

Il presidente Draghi fa bene a dire che ci sono paesi come la Norvegia che hanno fatto profitti per “150 miliardi di dollari extra per un Paese di 5 milioni di persone” e che “per gli investimenti di lungo periodo in aree come la difesa, l’energia, la sicurezza alimentare e industriale si dovrebbe prendere a modello il Next Generation EU” ma va detto che su queste iniziative il governo italiano in ambito europeo ha finora fallito.

Quando ci fu il cambio di governo, poco più di un anno fa, la pubblicistica agiografica e le fanfare dei migliori analisti ci spiegarono che Draghi sarebbe stato “erede della Merkel” in Europa, con “le statue di De Nicola e De Gasperi che si guardano e sembrano sorridere” al suo passaggio e che il governo precedente (Conte-Gualtieri a Roma con Sassoli-Gentiloni a Bruxelles) che aveva ottenuto 209 miliardi per l’Italia e il Recovery votato all’unanimità era talmente inadeguato che poteva pure tornarsene a casa.

Adesso il presidente del consiglio dice: “Noi andiamo con quello che decide l’Unione europea. Se ci propongono l’embargo sul gas e se l’Unione europea è uniforme su questo, noi saremo ben contenti di seguire” (conferenza stampa del 6 aprile). Magari noi vorremmo un’Italia che propone e influisce in Europa, anziché seguire e (ma forse osiamo troppo) dica la sua anche alla Nato.

Il premier Draghi ha detto anche che “la pace vale sacrifici, ma per gli italiani saranno contenuti” (Corriere della sera del 17 aprile, la sua prima intervista rilasciata a una testata). In precedenza, aveva dichiarato: “ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace. Di fronte a queste due cose, cosa preferiamo? La pace oppure star tranquilli con il termosifone acceso, anzi, ormai con l’aria condizionata accesa tutta l’estate? Preferite la pace o il condizionatore acceso?” (sempre la conferenza del 6 aprile).

A parte la semplificazione che ha suscitato ilarità, fosse così semplice la guerra non sarebbe nemmeno dovuta cominciare; vorremmo tranquillizzare il presidente del Consiglio sul fatto che non tutti gli italiani hanno il condizionatore in casa (ma non sono nemmeno pochi, 24 milioni). Milioni di famiglie cadranno in povertà energetica (4 secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre) e ci sono famiglie che un tetto sulla testa nemmeno ce l’hanno, almeno 150mila sono a rischio di sfratto entro la fine dell’anno.

In seguito alla pandemia gli sfratti si sono triplicati (dati Unione inquilini), più di mezzo milione di famiglie sono in attesa di una casa ma nel Pnrr non c’è un piano di sviluppo per gli alloggi popolari. In Italia 4 minori su 10 vivono in condizioni di sovraffollamento abitativo (dati Osservatorio povertà educativa).

Per fortuna che il governo su decisione della Nato sta incrementando le spese militari fino al 2 per cento del pil nazionale, così gli sfrattati, le famiglie morose, gli studenti fuori sede potranno sempre occupare un sottomarino oppure un carro armato.

Photo: Michael Kappeler/dpa-pool/dpa



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