Consolarsi con l’aglietto

Il commento ai risultati delle elezioni regionali dimostra come ad Enrico Letta evidentemente non interessa tanto vincere quanto piuttosto che gli altri perdano peggio.

Cinzia Sciuto

“In un quadro politico per noi particolarmente complicato e con il vento chiaramente contro, il Pd ottiene un risultato più che significativo, dimostra il suo sforzo coalizionale e respinge la sfida di M5S e Terzo Polo. Il tentativo ripetuto di sostituirci come forza principale dell’opposizione non è riuscito. L’Opa contro il Pd ha fatto male a chi l’ha tentata. Ci auguriamo che questo risultato dimostri finalmente a M5S e Terzo Polo che l’opposizione va fatta al governo e non al Pd. Il Pd rimane saldamente seconda forza politica e primo partito dell’opposizione”. Con queste parole il segretario uscente del Pd Enrico Letta ha commentato i (per la verità disastrosi) risultati elettorali delle regionali nel Lazio e in Lombardia, dove il 40 per cento degli aventi diritto ha votato in larghissima maggioranza per il centro-destra. Ma ad Enrico Letta evidentemente non interessa tanto vincere quanto piuttosto che gli altri perdano peggio. Consolarsi con l’aglietto, direbbero a Roma.

Un’analisi un po’ meno infantile di quella che si riduce a una pernacchietta a Cinque Stelle e Terzo Polo, avrebbe dovuto concentrarsi su due punti cruciali: il primo, gigantesco, è quello dell’astensione. Se è vero che non è corretto paragonare tale e quale il dato dell’affluenza di queste regionali con quelle del 2018, giacché allora le regionali erano associate alle politiche, si tratta comunque di un dato allarmante per la salute della democrazia, e per quella del centro-sinistra in particolare, i cui elettori sono sempre stati storicamente quelli più inclini ad andare a votare sempre e comunque. Storicamente.

Il secondo è relativo al rapporto fra elezioni regionali e situazione politica nazionale. Sulla carta non c’era nessun motivo per cui il centro-destra dovesse vincere così a mani basse in entrambe le regioni. L’amministrazione Fontana in Lombardia è stata tra le peggiori nella gestione della sanità pubblica durante gli anni della pandemia, mentre viceversa quella di Zingaretti nel Lazio aveva mostrato una discreta efficienza. Eppure, i risultati amministrativi concreti hanno pesato pochissimo in questo voto, determinato soprattutto, da un lato, dal vento in poppa nelle vele del centro-destra e in particolare di Fratelli d’Italia, che si conferma primo partito sia nel Lazio sia nell’ormai ex fortino leghista lombardo e, dall’altro, dalla apparentemente inarrestabile caduta del centro-sinistra in completa crisi di identità.

Da questo desolante disastro dovrà ripartire il nuovo segretario o la nuova segretaria del Pd, possibilmente senza ricorrere a magre consolazioni.

 

Foto Flickr | The Jacques Delors Institute



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