Quello che le donne non hanno detto per secoli

“Controcanone. La letteratura delle donne dalle origini a oggi” (Loescher), un’antologia “per incoraggiare lo studio della letteratura e della storia dalla prospettiva dell’inclusività”.

Marilù Oliva

È da anni che denunciamo quanto le autrici siano assenti dai (o non adeguatamente presenti sui) testi scolastici. Grave mancanza di cui sono responsabili in parte gli editori di scolastica (autori/trici inclusi/e), ma soprattutto la mentalità diffusa e l’abitudine, consolidata fin dal secolo precedente, a prendere in considerazione quasi esclusivamente la produzione degli autori maschi. Chiaramente questo ha delle ripercussioni sulla formazione di migliaia di giovani, perché nel loro immaginario si inietterà in maniera surrettizia la convinzione che solo gli uomini abbiano scritto opere letterarie dignitose. Qualche timido passo in avanti negli ultimissimi anni è stato compiuto, bisogna ammetterlo, ma la tendenza è, in generale, di inserire le autrici (rigorosamente decedute o, se viventi, protagoniste di casi letterari) in una zona-minore. Ma gli autori di testi scolastici si informano anche sulla contemporaneità? Hanno idea del fermento di romanziere, poetesse, gialliste, scrittrici tout-court etc.

Per l’Aula di lettere di Zanichelli Marzia Camarda scrive un articolo illuminante, domandandosi se: «abbia senso pensare di poter conoscere e descrivere davvero la complessità del mondo considerando sistematicamente un solo punto di vista, specie da parte di chi, per definizione, avrebbe la responsabilità di accogliere e restituire chiavi di lettura per leggere il plurale, il molteplice, il divergente, in una parola: il reale. Per restituire equilibrio e veridicità storica al contributo al sapere da parte delle donne non basta averne genericamente l’intenzione: bisogna operare mettendo mano a ogni ambito della conoscenza in modo tanto puntuale quanto sistematico».

Le scrittrici godono di meno spazio, rispetto ai colleghi maschi, questa è un’evidenza che ci rimbalza addosso spesso, basta consultare le locandine eventi. Una realtà antipatica e diffusa contro cui ci dobbiamo misurare ogni giorno, se è vero che anche nelle conferenze, nei convegni e nei festival restiamo una netta minoranza (talvolta scompariamo addirittura). È un caso che la stessa situazione si rifletta nella manualistica scolastica, tra l’altro portata avanti anche da saggiste?

“Controcanone. La letteratura delle donne dalle origini a oggi” (Loescher, 2022) – curato da Johnny Bertolio, autore, formatore e redattore nell’ambito umanistico con Loescher – è un libro di testo destinato ai trienni delle scuole superiori di secondo grado, ma in realtà adatto a tutti. Immagino che vada a integrare, da solo, i tre manuali del triennio, dato anche il suo costo accessibile. L’impalcatura è quella antologica che procede in ordine diacronico dal Duecento al Novecento, per i primi sette capitolo. Ogni unità didattica contiene, oltre all’introduzione iniziale, la presentazione di poetesse e autrici, spunti di analisi e riflessione, riquadri biografici, meme, domande guida, approfondimenti, collegamenti interdisciplinari e con il presente (tra cui fondamentale gli obiettivi dell’Agenda 2030), una bella integrazione iconografica e un apparto di esercizi denominati “attività”, competenze per l’Esame di Stato. Gli ultimi due capitoli si agganciano all’oggi con storie di deportazioni e migrazioni, e momenti dedicati all’altro e all’inclusività.

Hanno pur da ribattere gli ultimi negazionisti quando si cerca di spiegare loro che le grandi letterate sono esistite, ma son semplicemente rimaste nell’ombra: stavolta verranno zittiti da una serie di brani, alcuni noti, altri sconosciuti, che dimostrano quanto le donne abbiano da sempre esercitato le arti. Tenzoni medievali, contrasti, epistole, testi religiosi, liriche provenzali, poesie petrarchiste, romanzi vittoriosi allo Strega e via dicendo: le caleidoscopiche vie d’espressione dimostrano ancora una volta che la passione e il talento non sono prerogativa di un sesso. Liliana Segre, Goliarda Sapienza, Maria Bellonci, Sibilla Aleramo, Alda Merini, Elsa Morante e le altre del Novecento finalmente hanno trovato un po’ di spazio. E quelle prima di loro, che già avevano trattato i grandi temi dell’amore, della morte e non solo. Veronica Franco, ad esempio, già nel 1575 affrontava la questione, oggi ancora drammatica, della violenza sulle donne. Così scriveva nelle sue “Terze Rime”, XXIX, vv 25-54:

Dunque a la mia presenza vi fu opposto
ch’una donna innocente abbiate offesa
con lingua acuta e con cor mal disposto; e che, moltiplicando ne l’offesa,
quant’è colei piú stata paziente,
in voi l’ira si sia tanto piú accesa,
sí che, spinto da sdegno, impaziente
le man posto l’avreste adosso ancora,
se noi vietava alcun, ch’era presente;
ma voi la minacciaste forte allora,
e giuraste voler tagliarle il viso,
osservando del farlo il tempo e l’ora.

Non fatevi ingannare dal titolo: questo volume non si pone in senso contrastivo rispetto al canone, piuttosto integrativo. Vuole, come dichiarato da Bertolio: «incoraggiare lo studio della letteratura e della storia dalla prospettiva dell’inclusività, dell’accoglienza, della variegatezza». Un’ottima idea, speriamo che serva anche a sensibilizzare rispetto a uno svecchiamento che purtroppo tarda a procedere nei manuali standard.

Un libro coraggioso e necessario, che tuttavia può essere migliorato: auspico che qualcuno si decida a trattare anche il nuovo millennio, magari contemplando una maggior presenza di autrici viventi (e anche meno conosciute) e spero che si rispolverino un po’ i consigli musicali sostituendo i Pooh e la Vanoni, ma qui è questione di gusti e c’è poco da disputare.



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