L’impatto della Covid-19 sui produttori del commercio “equo e solidale”

Un dossier di Altromercato fotografa l’impatto della pandemia sui propri produttori. L’indagine ha coinvolto in modo diretto decide di produttori del Sud del mondo e mostra forte capacità di resilienza e senso di reciproca solidarietà.

Massimo Acanfora

(Articolo pubblicato originariamente il 17 dicembre 2020)

Il commercio può essere cura, anche in epoca di pandemia. È il chiaro messaggio che emerge con forza da un documento per certi versi unico: è stato appena rilasciato il Dossier “L’impatto del Covid-19 sui produttori Altromercato”, il primo report sulle conseguenze del Coronavirus sul più iconico dei settori dell’economia solidale, il Commercio Equo e Solidale. Un’indagine che coinvolge in modo diretto decine di produttori del Sud del mondo: al questionario, inviato lo scorso marzo in piena prima ondata da Altromercato – principale Organizzazione di Commercio Equo e Solidale in Italia e seconda al mondo – hanno risposto infatti 46 organizzazioni di fair trade, in rappresentanza di quasi 32.000 lavoratori.

L’istantanea descrive l’impatto del Covid-19 sulle organizzazioni di produttori di Altromercato in tutto il mondo e le loro visioni per il futuro. Un documento denso di dati da cui emerge però qualcosa di più dei semplici numeri e delle analisi di fatturato: le voci e le testimonianze dei produttori stessi fanno infatti risaltare il profondo valore dell’essere parte, soprattutto in questo momento, di un circuito e di una filiera di Commercio Equo e Solidale. Parole di solidarietà e di riconoscenza: “Durante la crisi del Covid-19 abbiamo compreso il potere del Commercio Equo e Solidale. Nessuno dei nostri acquirenti ha annullato i propri ordini” – spiega Prokritee, dal Bangladesh.

“La mission di Altromercato – afferma Alessandro Franceschini, Presidente di Altromercato, commentando i risultati del questionario – è sostenere i produttori più deboli nell’accesso al mercato, per garantire loro condizioni di vita dignitose, migliorative rispetto al commercio tradizionale. In un momento in cui i nostri partner produttori si trovano di fronte a nuove difficoltà dovute all’impatto del Covid-19, il valore del nostro agire si fa ancora più forte, proprio perché si fonda su una relazione continuativa e solidale lungo tutta la filiera produttiva”.

Dalle pagine del Dossier traspaiono ovviamente le difficoltà e la grande preoccupazione per il futuro, ma anche la capacità di resilienza e il forte senso di reciproca solidarietà tra produttori, che mette in luce come il “modello” del Commercio Equo e Solidale non lasci indietro nessuno e si dimostri efficace nell’offrire soluzioni concrete e una prospettiva per un futuro sostenibile.

Il tema della solidarietà “circolare” è il più potente: le organizzazioni hanno aiutato i propri produttori e le comunità ad affrontare le difficoltà legate alla pandemia e i singoli produttori, a loro volta, hanno dato sostegno alle famiglie e alle comunità più bisognose.

Racconta l’organizzazione Camari, in Ecuador: “La pandemia ci ha insegnato tante cose, che gli eroi non sono stati solo quelli che si sono presi cura dei malati ma anche quelli che hanno fatto parte della riattivazione economica, come i nostri piccoli produttori. Ci hanno insegnato a essere premurosi, umani e temerari, (…) gruppi di piccoli produttori hanno mostrato solidarietà con coloro che erano nelle peggiori condizioni”. Tutte le organizzazioni hanno dato sostegno ai propri soci e lavoratori, implementando diverse misure per far fronte all’emergenza (dallo smart working al sostegno alimentare). Solo il 30% delle organizzazioni ha dichiarato di aver ricevuto aiuti da realtà esterne, al contrario l’80% ha prestato aiuto alle comunità vicine.

“Questi messaggi – continua Franceschini – ci danno speranza e ci rendono orgogliosi del lavoro che portiamo avanti da oltre 30 anni. Ci insegnano, ancora una volta, ad affrontare le difficoltà e lottare per un’economia più giusta e solidale. Le parole “resilienza”, “solidarietà” e “sostenibilità” si fanno concrete perché legate al vissuto quotidiano dei nostri produttori in questi mesi e sono indissolubilmente legate a quanto stanno vivendo in Italia migliaia di volontari, lavoratori e attivisti del sistema Altromercato”.

Lasciando la parola ai numeri dati relativi a produzione e fatturato, a pagare maggiormente le conseguenze economiche della crisi legata alla pandemia di Covid-19 sono stati i settori di generi non di prima necessità, in particolare l’artigianato. La perdita media di fatturato è del 35% per chi produce generi alimentari e del 53% per chi produce non alimentari. Al 30 giugno 2020, solo 18 organizzazioni su 46 avevano dichiarato di aver ripreso totalmente le proprie attività produttive.

Si nota un forte pragmatismo sul proprio futuro lavorativo: molti produttori hanno indicato soluzioni concrete per superare la crisi e manifestato la volontà di adattarsi alle nuove sfide. Si parla di diversificare i propri prodotti, valutare nuove possibilità commerciali, come l’espansione nel mercato locale o nei canali online, e di accogliere le nuove sfide tecnologiche che il momento ha reso necessarie. Tutto questo si può riassumere con il termine “resilienza”, parola rappresentativa del mondo del Commercio Equo e Solidale, dove i produttori hanno sempre dovuto adattarsi ai cambiamenti e far fronte a nuove sfide. Ma il “capitale di relazioni” resta l’asset più importante.

“Crediamo fermamente – conclude Franceschini – che questa rete di relazioni sia l’unica chiave per moltiplicare le buone pratiche di resistenza alla pandemia e per riuscire ad affrontare insieme la difficoltà con cui questo ci sfida.”



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