“Non sia l’estate del tana libera tutti. Non vaccinati 3,7 milioni di over 60 a rischio”

Intervista al presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, per fare chiarezza su diverse questioni, dalla campagna vaccinale – “mancano 42,6 milioni di dosi” – alla questione brevetti: “Sospenderli non basta”.

Daniele Nalbone

Dottor Nino Cartabellotta, leggendo i giornali, sembra che l’epidemia sia quasi alle spalle. Si parla solo di riaperture, di quando potremo togliere la mascherina all’aperto… è così? Davvero siamo alla fine del tunnel o si sta, diciamo, esagerando?
I nuovi casi sono in discesa da dieci settimane consecutive, i decessi da sei, ma soprattutto sono in picchiata i posti letto occupati in ospedale: dal picco del 6 aprile sono scesi da 29.337 a 8.557 (-70,8 percento) e in terapia intensiva da 3.743 a 1.323 (-64,7 percento). In altre parole, la strategia del “rischio ragionato” sta funzionando. Grazie al mix di riaperture graduali, progressione della copertura vaccinale nelle persone a rischio, aderenza alle misure individuali ed effetto della stagionalità può farsi largo un prudente ottimismo che non deve essere percepito come un “tana liberi tutti”, con il rischio di generare incoscienza collettiva. Purtroppo, non siamo affatto alla fine del tunnel, anche se vediamo una bella luce.

Che estate sarà? E che estate dovrebbe invece essere? Quali dovrebbero essere i comportamenti individuali da adottare durante le vacanze e quali le precauzioni che la politica dovrebbe prendere?
Le modalità di contagio del virus sono sempre le stesse e sicuramente bisogna fare attenzione a non ripetere gli errori della scorsa estate, quando la discesa dei numeri è stata accompagnata dalla distorta narrativa di un virus “clinicamente morto”, gettando le basi per la seconda ondata. Quest’anno abbiamo dalla nostra parte un’arma in più, i vaccini, ma è bene ribadire che a parità di coperture vaccinali l’aderenza a tutte le misure non farmacologiche (mascherine, distanziamento, divieto di assembramenti) riduce contagi, ospedalizzazioni e decessi. Rispetto alle decisioni politiche sicuramente è indispensabile un piano di medio-lungo termine per portare il Paese fuori dalla pandemia e nel breve termine devono essere risolte alcune criticità. Innanzitutto, i nuovi criteri per assegnare i colori alle Regioni disincentivano la ripresa del contact tracing proprio quando la riduzione dei casi lo renderebbe fattibile; in secondo luogo, bisogna implementare strategie vaccinali a chiamata attiva per aumentare la copertura delle fasce più fragili; infine, occorre definire una strategia univoca per identificare e arginare tempestivamente eventuali focolai.

Sul tema vaccini nei mesi passati si è fatta tanta confusione, per non dire disinformazione. Le vorrei chiedere un giudizio sulla campagna vaccinale messa in atto in Italia.
Senza un aumento consistente e regolare delle consegne, è impossibile accelerare ulteriormente la campagna vaccinale. Infatti, fatta eccezione per l’exploit della settimana 26 aprile-2 maggio (4.911.630 dosi), da metà aprile le consegne settimanali non hanno mai raggiunto quota 3 milioni di dosi: considerato che mancano cinque settimane al termine del secondo trimestre, per rispettare le forniture previste dal Piano vaccinale mancano ancora 42,6 milioni di dosi. Ma è irrealistico potere disporre di tutte entro la fine di giugno per tre ragioni: le consegne irregolari da AstraZeneca, le pochissime dosi consegnate da Johnson & Johnson che ha peraltro annunciato ulteriori ritardi, la mancata presentazione a EMA della domanda di autorizzazione condizionata al commercio da parte di CureVac. Quindi, per quanto sul versante delle somministrazioni le Regioni utilizzino la quasi totalità delle dosi, il numero di somministrazioni settimanali si è stabilizzato da un paio di settimane su una media di 485 mila inoculazioni al giorno.
Infine, oltre 3,7 milioni di over 60 a elevato rischio di ospedalizzazione e decesso non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino: 7,6 percento degli over 80 (n. 336.061); 18,4 percento della fascia 70-79 (n. 1.099.757); 31,3 percento di quella 60-69 anni (n. 2.306.916). Considerato che la campagna vaccinale sta entrando in una fase fortemente condizionata dal grado di adesione della popolazione, occorre integrare la prenotazione volontaria con un sistema a chiamata attiva, coinvolgendo in maniera sistematica e capillare i medici di famiglia e mettendo in campo un’adeguata campagna di comunicazione istituzionale e strategie di persuasione individuale.

Sempre sul tema vaccini, si parla molto di sospendere i brevetti. Lei – almeno stando a quanto riportato dai giornali – si è espresso a favore di questa sospensione, con un enorme “ma”. “La sospensione dei brevetti senza cessione di know-how è uno slogan politico che non può incrementare la produzione mondiale di vaccini”. Può spiegarci perché?
Perché l’equazione sospensione “brevetti = aumento” produzione vaccini nel breve termine non è valida. La liberalizzazione dei brevetti, da sola, non basta perché la disponibilità di impianti adeguati alla produzione e, soprattutto, il trasferimento del know-how sono condicio sine qua non per un incremento della produzione. Due le cartine al tornasole: da un lato nessuno sta producendo il vaccino Moderna nonostante, durante la pandemia, l’azienda abbia liberato il brevetto; dall’altro non decolla la produzione conto terzi, ovvero altre aziende che grazie ad accordi con i titolari del brevetto producono il vaccino.

A riguardo, le chiedo: la sospensione dei brevetti può però essere una soluzione a lungo termine, quando per le case farmaceutiche sarà meno profittevole produrre i vaccini anti-Covid ma la situazione sanitaria renderà comunque necessaria la vaccinazione?
Se nel medio-lungo termine vedremo fiorire i siti produttivi con le correlate procedure di trasferimento tecnologico assolutamente sì. Altrimenti si rischiano anche “effetti collaterali”: ovvero la liberalizzazione dei brevetti potrebbe permettere ad aziende con attrezzature e know-how inadeguati di produrre vaccini senza i necessari standard di qualità.

Abbiamo parlato dell’estate: stando ai dati in nostro possesso e alle proiezioni, che autunno si aspetta? Ci sarà o ci potrebbe essere una nuova ondata? E come dovremmo prepararci per non ripetere gli errori del passato?
Il virus continuerà a correre sulle gambe delle persone, ma al momento è impossibile fare qualsiasi previsione perché ci sono tre grandi incognite: la percentuale di popolazione che deciderà di non vaccinarsi, la durata della copertura vaccinale e l’emergenza di varianti in grado di ridurre l’efficacia del vaccino. Occorrerà tenere conto di questi elementi per arrivare a fine estate con una strategia di ri-vaccinazione di massa, oltre a predisporre un piano per gestire esitazione e rifiuto vaccinale da parte di una percentuale della popolazione superiore a quella attesa.

Per approfondire: www.gimbe.org



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