Recludere! Ma recludetevi voi…

Pensare che le persone migranti debbano stare sino a diciotto mesi in un altro lager, pardon, Cpr, simili a quelli di provenienza, finché la burocrazia non trovi il modo per rispedirli in altri lager ancora, fa rovesciare le budella.

Mauro Barberis

Lo racconta Michel Foucault nella sua Storia della follia (1960), lo ha detto Franco Basaglia chiudendo il manicomio di Trieste, lo ripetono quanti hanno esteso la critica dei primi due a tutte le “istituzioni totali”: quei luoghi sinistri – carceri, ospedali, ospizi… – dove ognuno di noi, nel corso della vita, rischia di finire recluso, perdendo in un attimo tutti i propri diritti. Cos’è stato raccontato, detto e ripetuto infinite volte? Che la reclusione, la perdita della libertà personale, la soggezione totale, per tutte le proprie necessità, a carcerieri medici infermieri, è l’ultima soluzione, l’extrema ratio.
Lo stesso vale anche per i CPR: i Centri di Permanenza per i Rimpatri, già CPT o CIE, insomma l’ultima delle istituzioni totali che un governo in confusione ancor più totale ha proposto e fatalmente imporrà come rimedio al problema migranti. Per consolarci, possiamo ricordare che ne aveva già proposto di peggiori: il blocco navale, ad esempio. Soluzione incostituzionale e contraria ai trattati, come i CPR, ma soprattutto autentico boomerang, già sperimentato dal governo Prodi per lo sbarco degli albanesi. Risultati? L’affondamento di una nave, un centinaio di morti, la condanna a due anni di reclusione del comandante italiano per aver obbedito agli ordini. Roba da vergognarsi a ricordarla, figurarsi a metterla nel proprio programma elettorale.
Ora, come tutti sanno, da quando c’è questo governo di destra-destra gli sbarchi non sono diminuiti ma si sono moltiplicati: evidentemente, i migranti hanno altro a cui pensare, e non fanno caso al colore dei nostri governi. Così, la fatina Meloni, tanto lodata per la sua moderazione, di fronte ai tentativi di scavalcamento a destra compiuti dal solito Salvini, ha riscoperto la reclusione come rimedio universale: dagli stupri di Caivano sino ai migranti. Con una piccola differenza, però: che mentre gli stupratori italiani hanno compiuto reati orrendi, i migranti hanno solo cercato di salvarsi. Sicché, pensare che debbano stare sino a diciotto mesi in un altro lager come quelli di provenienza, finché la burocrazia non trovi il modo per rispedirli in altri lager ancora, fa rovesciare le budella.
Gli amministratori locali, anche di destra-destra, fanno il loro lavoro e dunque reagiscono meccanicamente alla maniera detta “Non nel mio giardino” (Not in my garden): perché mai i lager, pardon i CPR, devono toccare proprio alla mia regione provincia comune? Mandateli altrove! Io faccio il mio sporco lavoro di intellettuale – se si può ancora dire: o è una parolaccia? – e mi chiedo perché la reclusione resti ancora la soluzione di riserva quando non si sa più che pesci pigliare. Semplificando un po’, e senza risalire ad Adamo & Eva, o Caino & Abele, direi che è andata così.
Finite le Crociate che avevano portato la lebbra in Europa – le Crociate: ecco la prossima soluzione! – ci si chiese che fine dovessero fare i lebbrosari vuoti. Allora si alzò il Piantedosi di turno e dicendo, non “Ce lo chiede l’Europa”, bensì “Dio lo vuole!”, propose prima e realizzò poi il Grande Internamento: un terzo dei cittadini di Parigi, poveri, vagabondi, insensati, vennero reclusi all’Hôpital e in altri lager di allora, inaugurando la tradizione. Ma perché mai, chiederete giustamente voi. Beh, lo suggerisce Fëdor Dostoievskij, dopo essere passato per i lager siberiani, con una frase citata da Foucault ma che sarebbe piaciuta ancor più a Basaglia: «[…] ci si persuade del proprio buonsenso chiudendo il prossimo in manicomio».

SOSTIENI ORA MICROMEGA

CREDITI FOTO ANSA/ MARCO COSTANTINO



Ti è piaciuto questo articolo?

Per continuare a offrirti contenuti di qualità MicroMega ha bisogno del tuo sostegno: DONA ORA.

Altri articoli di Mauro Barberis

Accorpare la festa della Liberazione e la festa della Repubblica in un’unica celebrazione? Si, ma il 25 aprile.

Mentre Iran e Israele giocano alla Terza guerra mondiale, può sembrare salottiero occuparsi del caso Salis: eppure, nel suo piccolo, anch’esso è maledettamente importante. La notizia è che l’attivista incarcerata in Ungheria, e detenuta in condizioni incivili a seguito di accuse che qualsiasi giurista troverebbe risibili – aver cercato di picchiare, lei, due neonazisti che...

Mattarella di ritorno a Trieste per continuare un percorso di pace è insediato dalla destra populista e dal presidenzialismo meloniano.

Altri articoli di Blog

Caso Toti: la tutela dell’autonomia della magistratura, e le intercettazioni sono fondamentali per la qualità della nostra democrazia.

In "La polis siamo noi. Un’altra politica è possibile", un gruppo di adolescenti si è confrontato sulla democrazia in un luogo femminista.

“Non rinnegare, non restaurare”: rimanere fascisti adeguandosi ai tempi che corrono. Il mantra dell’azione politica di Giorgia Meloni.