Cuba, la persecuzione di una dissidente di sinistra da parte del Governo

Il 28 novembre la storica e attivista Alina Bárbara López Hernández rischia di essere condannata a un anno di reclusione per aver protestato contro la detenzione dell'umorista Jorge Fernández Era semplicemente mostrando un cartello con la scritta "Libertà". Per evitare che ciò avvenga è necessario esercitare pressione contro il "guapo" Governo cubano.

Samuel Farber

Nel discorso di chiusura del decimo congresso dei Comitati per la Difesa della Rivoluzione (CDR), svoltosi il 28 settembre di quest’anno, il presidente della Repubblica cubana, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha affermato che i problemi che il Paese deve affrontare sono stati “analizzati, li stiamo affrontando, prendendo decisioni senza paura. Con coraggio e anche, perché non dirlo, con una certa guapería cubana perché qui nessuno si arrende”.
Ma cos’è la guapería? Il guapo, nel senso cubano del termine, è il grande macho all’angolo della strada del quartiere: prepotente, sbruffone, abusatore e, in casi estremi, anche assassino. In altre parole, il guapo si affida alla ragione della forza contro la forza della ragione. Egli comunque più di ogni altra cosa è specializzato nell’intimidire le persone e ciò significa che è disposto a fare tutto quello che ritiene necessario per raggiungere i suoi obiettivi a danno di altri, tranne quando incontra un’opposizione che glielo impedisce.
Lo vediamo chiaramente nelle azioni intimidatorie che gli organi di sicurezza dello Stato cubano nella città di Matanzas (un capoluogo di provincia a 100 chilometri a est dell’Avana) hanno messo in atto contro la storica Alina Bárbara López Hernández. Si tratta di una figura di spicco tra gli intellettuali politici cubani, in quanto critica persistente e tenace del regime da una prospettiva democratica di sinistra. Sono rimasto molto colpito dagli articoli che ha scritto negli ultimi anni: lucidi, coraggiosi, estremamente ben argomentati e documentati.
I fatti parlano da soli: nell’aprile del 2023, Alina (molti di noi la chiamano per nome) ha protestato contro la detenzione di Jorge Fernández Era, umorista e all’epoca frequente collaboratore de La Joven Cuba, rivista elettronica coordinata dalla storica fino al febbraio di quest’anno. Con molta intelligenza politica, Alina protestò mostrando in un parco di Matanzas un foglio di carta con una sola parola: Libertad.
Ciò ha provocato una sorta di Operazione Guapería da parte degli agenti della Sicurezza di Stato, con interrogatori e arresti arbitrari che, nello stesso tempo, sono diventati parte di un caso che il procuratore locale stava preparando contro di lei. Nel frattempo, pur non essendo stata processata e giudicata colpevole di alcun reato, Alina era stata inserita nella famigerata lista dei regulados (persone sottoposte a sorveglianza speciale) che non possono lasciare il Paese, non avendo quindi altra scelta se non quella di annullare la sua partecipazione, precedentemente annunciata, a un evento accademico negli Stati Uniti.
È importante sottolineare come Alina abbia resistito con coraggio ai continui interrogatori a cui lei e molti altri cubani vengono sottoposti dalla Sicurezza di Stato in assenza di precedenti accuse penali o amministrative di alcun tipo. Ovviamente questi colloqui non sono altro che strumenti di intimidazione da parte dei guapos della Sicurezza. I pubblici ministeri hanno quindi accusato formalmente di disobbedienza Alina la quale, oltre a essere già stata inserita nella lista dei regulados, è stata sottoposta a una sorta di “arresti domiciliari” a mobilità molto limitata (ad esempio, non può uscire di casa la sera né viaggiare in altri luoghi e città del Paese).
L’accusa le ha poi proposto di pagare una multa, soluzione che Alina ha rifiutato perché si considera una vittima innocente di abusi. Per questo motivo sarà sottoposta a un processo verbale sommario, inizialmente programmato per il 16 novembre ma ora rinviato al 28 di questo stesso mese. A seguito di tale processo sommario, potrebbe essere condannata a un anno di reclusione.
Cosa fare? In primo luogo, pubblicizzare questa situazione scandalosa e protestare per esercitare la massima pressione sui guapos della Sicurezza di Stato e sui loro alleati nell’istituzione giudiziaria, per nulla indipendente dal Governo. Questo tenendo presente che questi organi di repressione rispondono alle pressioni quando queste sono sufficientemente forti. È particolarmente importante che le organizzazioni indipendenti per i diritti umani come Amnesty, PEN International e Human Rights Watch prendano nota della situazione e protestino contro la persecuzione di Alina.
Ogni contatto o accesso che i lettori di questo articolo possono avere con sindacati, movimenti sociali, luoghi di culto e altre istituzioni della società civile deve essere utilizzato per coinvolgere altri soggetti nella campagna per ottenere la libertà incondizionata di Alina Bárbara López Hernández.

L’articolo, originariamente pubblicato sul sito CubaxCuba, è stato tradotto da Fabrizio Burattini.

CREDITI FOTO: foto tratta dalla rivista “La Joven Cuba”



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