La mentalità fascista che trasforma la vittima in colpevole

Una risposta all'articolo di Cinzia Sciuto "La colpa delle vittime" sui commenti del ministro Piantedosi riguardo al naufragio di Cutro.

Michele Marchesiello

Cara Cinzia,
La colpa è delle vittime’: si, ha ragione Piantedosi, dal suo punto di vista di burocrate e – soprattutto – Ur-fascista.
Se la mentalità burocratica è per natura servile (nessuna colpa può essere immaginata a carico di chi – bontà sua – ci ha conferito un potere qualunque) è proprio della mentalità fascista la trasformazione della vittima in colpevole.
Il fascismo è singolarmente insensibile alle proprie colpe. Giudicate voi se ha mai chiesto scusa per le tragedie immani causate all’Italia (con l’eccezione forse di Gianfranco Fini, che ha duramente pagato il suo ‘tradimento’). Al contrario, esso mostra una straordinaria inclinazione verso le colpe altrui.

E chi sono mai questi paradossali ‘portatori di colpa’ se non i suoi avversari, quelli stessi che ha preventivamente destituito di ogni umanità, dignità, fraternità?
Ecco perché viene loro così naturale asserragliarsi dietro la perversa innocenza di chi – per principio – non potrà mai essere sconfitto da un avversario reso a priori‘ indegno’ – ma solo dalla cattiva sorte e dal destino malevolo.
Quando ha il sopravvento, il fascismo non conosce vittime meritevoli di questo nome, ma solo ‘colpevoli naturali’ nei cui confronti non può nutrire pietà, compassione, solidarietà.

Hai ragione, cara Cinzia: è una tendenza diffusa nel nostro Paese, quella di dare la colpa alle vittime: che siano le donne che hanno subito violenze, sessuali oppure ‘domestiche’, che siano i disoccupati, abusivi e pigri percettori del reddito di cittadinanza, che siano i tossici destinati riempire le nostre carceri, come tutti i disperati in cerca di casa. La colpa della propria condizione ricade immancabilmente – con la conseguente violenza di Stato – su quanti non sono pronti a adeguarsi alle nuove condizioni di ‘forza maggiore’.

Ma è proprio questa la natura del ‘fascismo eterno’ di cui parlava Umberto Eco: creare incessantemente dei nemici immaginari: gli ebrei, i diversi di ogni tipo e genere, quanti non condividono lietamente la nostra favoleggiata ‘identità’. Soprattutto il disprezzo verso i più deboli per sesso, età, provenienza, condizione sociale caratterizza l’Ur-fascismo, che coltiva paradossalmente un ‘elitismo’ ma anche un ‘populismo’ qualitativo. Chi non appartiene al popolo ‘eletto’ si relega nell’area di una colpa senza remissione né pietà.
Quella stessa in cui Piantedosi, senza provare vergogna né chiedere scusa, colloca i poveri protagonisti della tragedia di Cutro.

 

Foto Twitter | MRita Gallozzi



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