Da centro culturale a sede ministeriale? Il destino dell’ex Civis di Roma

Il complesso edilizio situato davanti ai giardini della Farnesina, che ospita Officina Pasolini, il Teatro Eduardo De Filippo e una residenza universitaria da 400 posti letto, rischia di essere sostituito da sale convegni voluti dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci). Al via una mobilitazione per salvare questi spazi.

Mosè Vernetti

Il palazzo che ospita il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), come si legge sul sito web ufficiale della Farnesina, è “un edificio di significativa imponenza, che si sviluppa su una lunghezza di 169 metri, un’altezza di 51 e una profondità di 132, intorno a una larga corte centrale e due più piccole laterali, per un volume complessivo di 720.000 metri cubi e 6,5 chilometri di corridoi”. La struttura copre 120.000 metri quadrati, per 1.300 stanze, sette sale di esposizione d’arte, 20 sale riunioni e una sala conferenze. Nessun bisogno di allargarsi ulteriormente, si direbbe. E invece il ministero, affamato di nuove sale conferenze e uffici, ha messo gli occhi – e non solo quelli – su uno spazio, che coniuga esperienze culturali, socio-abitative e formative, situato nei giardini di fronte alla Farnesina, l’ex Civis, un complesso edilizio composto da due edifici: la palazzina A, in cui trova spazio l’Officina Pasolini, il Teatro Eduardo De Filippo e uno studentato da 400 posti letto inutilizzato dal 2019; e la palazzina B, quasi completamente dismessa e assegnata a Sport e Salute S.p.A, azienda pubblica che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia.
Esperienze che rischiano dunque di essere cancellate o ricollocate. In un momento storico in cui l’emergenza abitativa avanza e la cultura è sempre più de-finanziata.
A denunciare l’accordo in base al quale la Regione ha ceduto la Palazzina A dell’ex Civis al ministero degli Affari Esteri è stata la testata online Generazione: in base a esso la Regione Lazio rinuncia all’uso gratuito dell’intera area della Palazzina A, che verrà assegnata al Maeci e all’Aics(Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo). Officina Pasolini verrà ricollocata nella Palazzina B, concessa in uso esclusivo a Sport e Salute S.p.A., che predisporrà all’interno della struttura un’area in cui trasferire le attività del laboratorio di formazione e del centro culturale di eventi della scuola. Il Teatro Eduardo De Filippo verrà smantellato e adibito a sala conferenze. Lo stesso varrà per la residenza universitaria, che verrà ricostituita all’interno di strutture già esistenti.
Un accordo che sottrae spazi alla cittadinanza da un lato e richiede significativi investimenti economici dall’altro.
“Come Unione degli Universitari”, commenta a MicroMega Simone Agutoli dell’esecutivo nazionale dell’UDU “abbiamo dato sostegno alle studentesse e agli studenti di Officina Pasolini dall’inizio di questa vertenza. Riteniamo che il trasferimento forzoso di Officina Pasolini sia un grave errore, in quanto si dovrebbe ricostruire quasi integralmente una struttura polifunzionale”. Rispetto al tema del diritto allo studio, aggiunge Agutoli “pensiamo invece che la scelta giusta sia ristrutturare e rendere nuovamente agibili i posti letto che dal 2019 sono chiusi e non assegnati: Regione Lazio oggi ne stima 50, ma in passato erano quasi 400. Evidentemente manca la volontà di investire sul diritto allo studio e sulla cultura. Per questo ci rivolgiamo ai ministri Tajani, Bernini e Sangiuliano affinché cambino idea, trovando un’altra sistemazione per gli uffici, l’auditorium e i parcheggi del ministero degli Esteri”.
Il progetto di rivitalizzazione del complesso dell’ex Civis, fino ad allora in stato di abbandono, è stato sviluppato nel 2013, durante il primo mandato di Zingaretti in Regione Lazio, da Massimiliano Smeriglio, allora vicepresidente di Regione e assessore alla Formazione, e aveva proprio l’obiettivo di tutelare il diritto allo studio e di creare un hub di formazione e produzione culturale attraverso Officina Pasolini.
Progetto per difendere il quale il 6 marzo scorso in oltre 300 tra studenti, attivisti e artisti si sono riuniti alle porte della Farnesina per chiedere al ministero degli Esteri di tornare sui suoi passi.
“Il PNRR sarebbe potuto servire a rilanciare edifici come questo, ristrutturandoli e restituendoli alla comunità studentesca per aiutarla durante l’emergenza abitativa, contrastando gli affitti inaccessibili. Invece si preferisce dare i soldi del PNRR ai privati, trasformando l’ex Civis in uffici. Tajani non resti insensibile e trovi un’altra soluzione”. Così gli studenti che hanno preso parte al presidio, che sottolineano che se nel 2013 sono stati spesi milioni dal Fondo Sociale Europeo, oggi si utilizzano quei fondi che dovevano rilanciare il Paese per cancellare queste esperienze.
Dopo il presidio l’iniziativa si è spostata all’interno di Officina Pasolini assumendo la forma di un’assemblea pubblica. Il primo a prendere parola è stato proprio Massimiliano Smeriglio, oggi eurodeputato: “Quando abbiamo avviato il progetto l’idea era di creare uno studentato che non fosse solo un dormitorio, ma che diventasse un presidio culturale e un luogo di formazione. Qui la Regione Lazio ha speso oltre 1 milione di euro, e spendere queste somme per poi abbattere il progetto non è una grande idea. I soldi sono stati spesi per riqualificare questo spazio, e adesso va difeso a qualsiasi costo, oltre a sostenere le soluzioni per salvarlo che già sono state trovate. Qui accanto c’è una palazzina che ha esattamente le stesse caratteristiche. Tajani forse vive sulla luna, se venisse a vedere lo spazio penso capirebbe di cosa stiamo parlando”. E conclude riferendosi alle attuali responsabilità del presidente Rocca su questa vicenda, nonostante sia stata la seconda amministrazione Zingaretti a chiudere l’accordo con il MEACI: “Rocca deve essere un interlocutore attivo e aprire una trattativa, perché sta succedendo tutto al buio e sta a questa mobilitazione accendere i riflettori sulla situazione. Su questo spazio bisogna investire, non va distrutto. Da qui continui la lotta degli studenti e degli artisti contro una politica che mette la cultura all’ultimo posto”.
“Tre mesi fa eravamo 50, oggi siamo centinaia. Questo è un luogo simbolo perché unisce tante battaglie che i movimenti portano avanti indipendentemente”, dice dal palco di Officina Pasolini Matteo Fantozzi, direttore di Generazione. E sono infatti gli studenti di SU (Sinistra Universitaria) a prendere parola dopo di lui per ribadire che “c’è chi resiste e chi si oppone al tentativo strisciante di chiudere i luoghi della cultura, di appaltare al privato le risposte al disagio sociale. Il modello di questo spazio va difeso perché integra le abitazioni studentesche a un’offerta culturale aperta a tutta la città”. Al presidio ha partecipato anche Spin Time, altra esperienza che incorpora una soluzione all’emergenza abitativa con un’offerta di servizi sociali e culturali per la città: “Portiamo il pieno appoggio a questa lotta perché ci coinvolge in prima persona”, ha detto Paolo Perrini. “Oggi sappiamo che c’è da fare colla, non rete, che è piena di buchi, come diceva Don Gallo. La politica è serva del profitto e il mercato prevale sempre: lo vediamo nelle lotte dei giovani che abbiamo sostenuto quando hanno messo le tende davanti alla Sapienza la scorsa primavera, e lo vediamo nel caso dei lavoratori della cultura, che si riuniscono da noi in assemblea dall’inizio delle mobilitazioni dello scorso mese. Sarà una bella lotta convincere Tajani che deve mettersi dalla parte degli interessi comuni. Con i movimenti qui presenti organizzeremo altre tappe per una mobilitazione ampia che costringa amministrazione comunale e regione a cambiare passo e a stare dalla parte delle categorie più deboli di questa città”.
Al momento dalle istituzioni nessuna risposta concreta. Rocca per ora si è limitato a fare leva sulla chiusura di queste realtà, forse per criticare il suo predecessore. Tajani è rimasto in silenzio e il presidio del 6 marzo alle porte del suo ministero, “tra i palazzi italiani più grandi insieme alla Reggia di Caserta” con impellente necessità di nuove sale conferenze, non è stato sufficiente a smuovere il suo interesse.
CREDITI FOTO: Melania Stricchiolo



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