Caro Letta, punire l’omofobia col massimo della durezza, ma niente politicamente corretto, per favore

Una legge contro l’omofobia è irrinunciabile. Ma il ddl Zan è la migliore possibile? Niente affatto, purtroppo.

Paolo Flores d'Arcais

Caro Enrico Letta,
non so se posso dire che ci conosciamo, ci siamo infatti incontrati una sola volta, una vita fa, con Romano Prodi, a casa del comune amico Alfredo Roma, in una serata indimenticabile per il gnocco fritto di sua moglie Maria. Erano i primi tempi dell’Ulivo, se non ricordo male. In quell’occasione ci davamo del tu, perciò del tu continuo a darti.

La battaglia sul disegno di legge Zan è stata una caporetto, ma la tua posizione di intransigenza era diventata tassativa almeno da quando, il giorno 17 giugno, la Segreteria di Stato vaticana aveva preteso di dettare alla Repubblica italiana l’agenda, lo svolgimento e i risultati dei lavori parlamentari. A quel punto, anche cambiare una virgola del disegno di legge Zan sarebbe stato atto di sudditanza alle gerarchie di Oltretevere. Perfino Matteo Renzi avrebbe potuto capirlo, che il giorno del voto ha preferito altre più lucrative sudditanze fondamentaliste.

E poiché i politici credenti sono fin troppo spesso propensi al bacio della pantofola, chapeau. Ora però, anzi tra sei mesi, visto l’assurdo regolamento del Senato con la sua “tagliola”, una legge contro l’omofobia si potrà ripresentare. Anzi, si deve. L’omofobia è intollerabile, e invece ancora larghissimamente diffusa. Quindi una legge capace di punirla con efficacia deterrente è irrinunciabile.

La legge Zan, rispetto a questo scopo sacrosanto e urgente, è la migliore possibile? Niente affatto, purtroppo.

Pessimo è già l’articolo 1, che offende al contempo lingua italiana e biologia attraverso una scombiccherata distinzione, che però è anche intreccio, tra sesso, genere (sessuale) e identità di genere, per cui quest’ultima, cruciale per i successivi articoli della legge, sarebbe “l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dal­l’aver concluso un percorso di transizione”. In italiano meno criptico: sei femmina quando ti senti femmina, sei maschio quando ti senti maschio, fluidamente, à la carte.

Pura follia.

Nei mammiferi esistono solo due sessi, dunque anche in quella scimmia specialissima che tutti noi siamo, dove la cogenza degli istinti è largamente surrogata dalla creazione di una norma. Nella femmina la 23ma coppia di cromosomi è XX, nel maschio XY, e la cultura ha portato femmine e maschi di Homo sapiens a elaborare una cornucopia di preferenze sessuali talmente variegata da far impallidire anche le scimmie Bonobo.

Perciò DUE sessi, e mille preferenze sessuali, tra cui il voler diventare del sesso opposto perché così ci si è sempre sentiti, per cui, adulti e consapevoli (anche del carattere irreversibile dell’operazione) ci si sottopone a bisturi e/o chimica per realizzare la “transizione”.

Altra cosa è la mera “identificazione percepita”, mutevole e, soprattutto in età adolescenziale, dai possibili rischi tragici. E comunque dalle pretese improponibili: gareggiare tra le donne nello sport, accedere ai bagni riservati alle donne, o alle sezioni femminili di ospedali, carceri, collegi, rientrare nelle quote rosa per le cariche elettorali… malgrado l’XY garantisca muscolatura più competitiva e apparato urinario con erezione incorporata. I casi di XY che con autocertificazione di “identificazione percepita” femminile hanno violentato donne nei bagni cominciano a venire alla luce, e se la follia del sesso percepito prende piede, come sta avvenendo, sono destinati a moltiplicarsi.

Ma c’è anche l’articolo 4, una contorta “excusatio non petita” sulla “libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime ri­conducibili al pluralismo delle idee”, che è già garantita dalla Costituzione (tranne, ricordiamolo, perché lo si dimentica sempre, per opinioni, convincimenti e condotte fasciste).

L’articolo 7, invece, che istituisce una giornata contro “l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” (in realtà la lesbofobia dovrebbe essere già compresa nell’omofobia, “omo” non sta per uomo ma da ὁμός, uguale, simile, indica preferenza per il proprio stesso sesso sia da parte di uomini che di donne), nasce dai migliori propositi. La Chiesa non la vuole (dovrebbe celebrarla in tutte le scuole cattoliche “parificate”!), va invece confermata, non è negoziabile. Ma diventerà occasione rituale, retorica, burocratica, o peggio, se nelle stesse scuole non sarà stata intanto istituita come materia fondamentale l’educazione sessuale, dall’infanzia alla “maturità” liceale.

Educazione, cioè fornire tutti gli strumenti conoscitivi. Sessuale, al fine cioè del godimento in piena libertà (tra adulti consenzienti, di tutto e di più), eguaglianza (tra maschi e femmine) e responsabilità (rispetto dell’altrui libertà che comprende anche il rifiuto, ecc.) di questa dimensione cruciale dell’esistenza. Non può sfuggirti che su questo si aprirà, con la Chiesa di cui fai parte, una vera “guerra di civiltà”. Perché l’educazione sessuale è l’opposto della repressione sessuale, fornisce gli strumenti al sesso inteso come piacere, come gioia, come conoscenza, come intimità (nelle relazioni e ancor prima nell’autoerotismo).

È dunque necessaria una legge chiara e stringata, che punisca chi offende, minaccia o istiga alla violenza contro omosessuali e trans in modo molto più duro di quanto la legge già non faccia rispetto a tutti i cittadini. Ovviamente nessuno potrà più dire che un omosessuale è contro natura (più diffamazione di così!), neppure da un pulpito di Santa Romana Chiesa, esattamente come non può dire (e infatti più non dice) che la donna è inferiore all’uomo, benché lo abbia certificato san Paolo (oltre a infiniti passi della Bibbia).

Se a questa battaglia credi davvero, e non ne dubito neppure per un’oncia, proponendo un testo così modificato e asciugato (che c’entra l’handicap in una legge del genere? Non mi sembra che l’odio per gli handicappati sia diffuso, semmai andrebbero multati pesantemente tutti gli enti, ecc., che ancora non adeguano le loro strutture alla piena abolizione di barriere di fatto) metterai gli attuali oppositori, e la Chiesa in primis, con le spalle al muro: si vedrà se davvero l’obiezione era quella del “genere percepito” (che masochisticamente il disegno Zan e molta nuova ideologia politicamente corretta regala alle destre), o se era solo un pretesto, perché alle nostre destre, in misura schiacciante pre-post-neo-para fasciste omo e trans non sopportano di riconoscerli come cittadini eguali a loro.

Credimi,
tuo Paolo

credit foto Alberto Gandolfo/Pacific Press via ZUMA Press Wire e ANSA / FABIO FRUSTACI



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