L’egemonia statunitense a un bivio. Un declino irreversibile?

Il rovinoso ritiro dall’Afghanistan rappresenta per gli Stati Uniti l’evento più doloroso dell’anno che si chiude. Ma il crollo americano non è solo militare, bensì sociale, culturale e istituzionale.

Elisabetta Grande

Sul piano geopolitico, il rovinoso ritiro dall’Afghanistan – un’avventura di guerra durata 20 anni – rappresenta per gli Stati Uniti l’evento più doloroso dell’anno che si chiude: l’egemonia statunitense è finita, hanno dichiarato in molti. Se, a seguito della débâcle in Afghanistan, il declino degli Stati Uniti quale potenza mondiale sia davvero una realtà o piuttosto il frutto dell’immaginazione di quanti lo pronosticano è però un punto interrogativo. Come scrive Marco d’Eramo su queste pagine quel presagio non è, infatti, certamente nuovo e ha fatto seguito a pesanti sconfitte, come quella in Vietnam, che al contrario hanno poi segnato l’inizio di una controffensiva americana che ne ha rafforzato la vena imperiale e imperialistica e il ritorno in forza sulla scena internazionale.

Ciò che tuttavia caratterizza il momento americano presente, diversamente da quello della caduta di Saigon nel 1975, è l’associarsi della sua débâcle militare a un profondo declino sul piano sociale e culturale. Mentre gli Stati Uniti degli anni Settanta potevano a ragione essere considerati la terra delle opportunità, del progresso sociale e civile, della vittoria delle lotte per i diritti delle minoranze e dei più deboli e potevano quindi davvero rappresentare il sogno americano cantato fra i tanti da Simon e Garfunkel nel famoso pezzo intitolato “America”, a distanza di 46 anni l’American Dream pare essersi eclissato per sempre.
[Per continuare a leggere abbonati a MicroMega+, in offerta fino al 6 gennaio 2022]



Ti è piaciuto questo articolo?

Per continuare a offrirti contenuti di qualità MicroMega ha bisogno del tuo sostegno: DONA ORA.

Altri articoli di Elisabetta Grande

Il risultato repubblicano al di sotto delle attese è stato favorito dalla polarizzazione politica e dall'abbandono degli economicamente deboli.

A risultati parziali gli “election deniers”, i candidati repubblicani che negano l’esito del voto del 2020, sembrano in gran parte sconfitti.

Sull’aborto negli Usa è esplosa una guerra giurisdizionale che neanche una vittoria dei democratici alle mid-term potrà risolvere facilmente.

Altri articoli di MicroMega+

Con contributi di: Teresa Simeone, Claudia Fanti, Giuseppe Inturri, Francesco Martinico, Fausto Carmelo Nigrelli, Fabio Armao, Marco d’Eramo, Luciano Manicardi.

Con contributi di: Tano D'Amico, Giovanni Carbone, Camilla De Fazio, Carlo Alberto Pinelli, Lorenzo di Stasi, Michele Calamaio.

Iniziamo con un omaggio all’amico e scrittore che ci ha lasciati ad aprile di quest’anno. Su MicroMega 1/2022, un volume interamente dedicato agli Usa e alla fine del secolo americano, Valerio Evangelisti analizza la “Metamorfosi della lotta di classe”. A fronte dei miseri salari offerti dal padronato e dell’incapacità dei sindacati di rappresentare i loro...