Del pacifismo egemone

C’è un aggredito, l’Ucraina, e un aggressore, la Russia; com’è possibile quindi che a sinistra non ci sia consenso sul fatto che l’unica maniera di ottenere la pace è che l’aggressore se ne vada?

Francesca Melandri

NO JUSTICE, NO PEACE. Da decenni questo slogan del movimento per i diritti civili negli USA l’ha chiarito una volta per tutte: pretendere la pace in nome della semplice cessazione del conflitto, chiedendo quindi all’oppresso di accettare il fatto compiuto dell’ingiustizia, non è vera pace bensì repressione mascherata da quieto vivere. Un quieto vivere di cui beneficeranno l’oppressore e gli astanti, ma di certo non la vittima dell’ingiustizia.

E non c’è ingiustizia più assoluta e devastante di una guerra di aggressione. Ai cittadini del paese aggredito viene messo in discussione il diritto umano primario, quello su cui si basano tutti gli altri: il diritto alla vita. Solo la cessazione di questa ingiustizia – l’aggressione – può portare a una pace reale e duratura. Qualsiasi altro scenario, in cui si chieda alla vittima di accettare l’ingiustizia come fatto compiuto, non è pace bensì omertà con l’aggressore.

NO JUSTICE, NO PEACE è un concetto facile, cristallino. Dovrebbe essere ovvio a chiunque si consideri progressista. Eppure con la guerra in Ucraina abbiamo visto che non è sempre così. Come tanti altri, è dal 24 febbraio che mi chiedo com’è possibile che questo principio così fondamentale non sia considerato ovvio da tante persone che si definiscono progressiste. C’è un aggredito, l’Ucraina, e c’è un aggressore, la Russia; i crimini di guerra che l’aggressore ha compiuto e sta tuttora compiendo sono sempre più noti e documentati; com’è possibile quindi che a sinistra non ci sia consenso sul fatto che l’unica maniera di ottenere la pace è che l’aggressore se ne vada?

Questo principio non è mai stato messo in dubbio nei movimenti contro le guerre USA. Nessuno ha mai chiesto al Vietnam di ‘sedersi al tavolo delle trattative’ mentre gli USA lo innaffiavano di napalm. Nessuno ha mai negato ai vietnamiti il sacrosanto diritto all’autodifesa armata. Nessun pensoso fondo di giornale ha mai detto “in fondo è anche colpa di Giap che non vuole trattare”. Lo slogan era semplice: Yankee go home.

Invece nella guerra di Ucraina questo principio fondamentale del pensiero progressista – stai con l’oppresso, non con l’oppressore, e tanto meno ti dichiari equidistante – non è stato sposato da tutti. Com’è possibile?

Sono state dette tante cose a riguardo, per esempio, sulla storica e profonda penetrazione della disinformazione URSS prima e russa poi nello spazio cognitivo della sinistra italiana. Lo stillicidio di vere e proprie falsità che sono penetrate nel discorso pubblico italiano è impressionante, soprattutto per chi osserva i media italiani dall’estero. Qui vorrei però parlare d’altro.

Nella placida Europa occidentale, placida nel senso che è in pace da quasi 80 anni, il pacifismo lo si è sempre interpretato dal punto di vista di chi (Europeo d’occidente, appunto) si identifica – e non a torto – con la posizione dominante, con l’egemone aggressore. Il progressista pacifista occidentale vede storicamente come proprio compito, quindi, quello di convincere la propria parte – la NATO – a esercitare il limite, il restraint. A non partecipare alle guerre. E non è un principio sbagliato: alle manifestazioni contro le guerre di Bush in Iraq c’ero anche io.

In questi mesi però tanti pacifisti occidentali (in Europa occidentale e USA) stanno dimostrando la sclerotica incapacità di vedere quanto questa visione sia data, appunto, da una posizione di privilegio. C’è qualcosa non solo di Eurocentrico (Europa-occidentale-centrico) ma, specificatamente, di egemonico in questo pacifismo. Un pacifismo che sa solo identificarsi con l’egemone, appunto, ignora completamente il punto di vista di chi – per esempio, l’Ucraina –egemone non è né lo è mai stato, e da secoli viene oppresso da un egemone diverso – per esempio, dalla Russia nelle sue varie incarnazioni.

Visto che secondo il pacifismo egemone occidentale solo noi, la NATO, possiamo essere gli aggressori, e visto che gli Ucraini “vogliono entrare nella NATO”, ne consegue che è a loro che si chiede restraint e senso del limite. Una spia di quanto sia arrogante questa postura è data dalla definizione di Zelensky come ‘quello che non vuole trattare”, postura che ignora completamente che la determinazione all’autodifesa espressa dal presidente ucraino è condivisa dalla stragrande maggioranza degli ucraini. Il pacifismo egemone accetta la narrazione degli ucraini come vittime della guerra, ma nega la loro soggettività politica, la loro volontà. Solo una profonda cecità e disinteresse verso il punto di vista ucraino può permettere al pacifismo egemone occidentale di dire senza imbarazzo, mentre la Russia bombarda gli ospedali ucraini: “Zelensky deve trattare” – invece di dire “Putin go home”.

Il punto è che il pacifismo egemone Europeo-occidentale è colossalmente ignorante della lunga e brutale storia dell’imperialismo russo. Di un colonialismo non meno suprematista di quello Europeo, non meno violento e brutale, con efferate crudeltà talvolta sinistramente risonanti tra loro pur nell’enorme diversità dei contesti storici – un esempio: l’Holodomor in Ucraina dei primi anni ‘30 e la Grande Fame in Irlanda del 1848 – ma certo non identico, perché molto diversa è la storia sia del suo centro che della sua periferia. Ma noi occidentali di questa storia sappiamo poco o nulla. L’incapacità di tanta parte della sinistra occidentale di leggere questo conflitto con lo stesso chiaro compasso morale con cui ha letto i soprusi dell’egemonia coloniale Europea prima e USA poi deriva, diciamocelo, dall’ignoranza. Già abbiamo fatto ben poco i conti con il nostro, di colonialismo. Figuriamoci con quello russo.

È da un secolo e mezzo che l’Ucraina soffre l’imperialismo aggressivo del suo egemone di riferimento. La resistenza armata contro l’invasione russa esprime la ribellione contro una lunga, sanguinosa storia di oppressione, e la determinazione storica del soggetto Ucraina a non esserne più vittima. Ma poiché noi occidentali di quella storia non siamo stati né le vittime né i carnefici, quindi non ne siamo in alcun modo i protagonisti, i pacifisti egemoni non dimostrano alcun interesse a studiarla e capirla.

È arrivata l’ora di superare questa autoreferenzialità e di capire che la storia del nostro emisfero – l’Occidente – non coincide con la storia universale del mondo.

No justice, no peace. Putin go home.

@2022 Francesca Melandri



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