Dell’antifascismo e della democrazia. Ovvero: delle “categorie dello spirito”

L’antifascismo, anche nella sua ispirazione sociale egualitaria ed anti-livellatrice, permane come il valore più alto e autentico, la (contro)misura lineare e pulita, nel “proprio del discorso” e nella cifra specifica della democrazia post-totalitaria.

Giuseppe Panissidi

Senza tregua. Da qualche mese, destre regnanti, la discussione pubblica, in salsa politico-culturale, ormai verte in prevalenza attorno a un interrogativo. Al di là di slogan, parole d’ordine e frasi fatte, di parti e controparti, oltre ossia il marketing e il chiacchiericcio mediatico dominante, qual è, esattamente, la specifica natura politica dell’esecutivo espresso dalle ultime elezioni politiche generali?
Come spesso accade, sembrerebbe maturo il momento di cercare risposte plausibili, dunque generalmente condivisibili, in “punti di vista interni” e tanto ricorrenti da raggiungere la soglia critica delle “costanti”. Di caratteristiche, insomma, intimamente connesse a “valori” fondamentali e invarianti, in virtù della palese completa indipendenza da condizioni di luogo e di tempo. In breve, di tutto quanto, nel pensiero o nell’azione di individui, gruppi o attività, e nel manifestarsi degli eventi, risulti “tipico” e immutabile.
Molte contestate espressioni, se non antistoriche, di certo an-istoriche, di numerosi personaggi pubblici della compagine di destra possono stupire soltanto gli smemorati, oppure i democratici, di qualsiasi parrocchia, immaginari, sorprendentemente ciechi di fronte alla manifesta coerenza con i comportamenti antecedenti la pur legittima “conquista del potere”. Al contrario, è doveroso riconoscere la “sincerità” di siffatte esternazioni spontanee, voci dal sen fuggite, senza dubbio, seppure in modo relativamente indipendente dal contesto/riparo governativo.
E sbaglia SoyGiorgia, di certo non quando condanna “la furia nazifascista”, prima, e, poco dopo, il fascismo nel discorso alla Camera per la fiducia al governo, né quando tace, poiché “il silenzio è una discussione portata avanti con altri mezzi”, secondo Che Guevara. Sbaglia quando, mentendo davanti al Parlamento, e a un’opposizione rispettosamente silente – è sconveniente, nella duplice accezione dell’aggettivo, disturbare il manovratore – su un punto dirimente, nel giorno solenne della fiducia, nega qualsiasi, “mai”, “simpatia o vicinanza” passata con il fascismo. Infatti. A diciannove anni, nessuna traccia di generica simpatia, solo e pura esaltazione: “Io penso che Mussolini fosse un buon politico, vuol dire che tutto quello che ha fatto, l’ha fatto per l’Italia. Non ci sono stati altri politici come lui negli ultimi 50 anni“. Poiché correva l’anno 1996, patente il riferimento alla storia dell’Italia repubblicana e democratica dopo la guerra e la fine del fascismo. La fine del… migliore. In buona sostanza, come si suol dire, cercava di spiegare alla Francia, stuprata dal nazifascismo, che l’Italia era stata distrutta per… l’Italia! Grottesche menzogne odierne sul passato a parte, quelle giovanili parole suonano come l’antipode di una costante e risalente antipatia e lontananza dal fascismo.

Mai dire mai, SoyGiorgia, neanche per il passato. Meglio specificare “da quando”, previo velo pietoso opportunamente steso sul passato.
Inoltre, sbaglia ogniqualvolta in cui, simulando e dissimulando, si affretta a minimizzare, fornendo “copertura di Stato” a condotte, astutamente declassate come banali intemperanze, “sgrammaticature” o “errori”. Magari! Non di errori si tratta, bensì di espressioni naturali e genuine del pensiero e del temperamento, per usare lemmi nobili, di soci e sodali, alcuni dei quali scopertamente, quanto incoerentemente, intoccabili. Vero è che si versa in tema di scelte, rivelazioni e conferme, da parte di quanti non hanno ben compreso che, ora, la parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: dissimulare. E la dissimulazione è l’“industria di non far vedere le cose come sono” e dare “riposo al vero”, sia pure in congiuntura e temporaneamente, suggeriva Torquato Accetto nel ‘600, il secolo della Controriforma e degli “ammazzati”. Tanto, le allodole abbondano. I nostri capiranno, Dio li riconoscerà.
La posta in gioco: il potere. Non è un caso che, subito dopo, ostentatamente contrito, l’interprete di turno chieda venia. Per avere svelato ciò che pensa. Ed è, soprattutto. Alla prossima, “natura” cogente, come nella storia della rana e dello scorpione.
Purtuttavia, bisogna sempre osservare un rispetto incondizionato per le (rousseauiane) auto-obiettivazioni confessorie. E, poi, perché mai censurare e conculcare la libertà degli amici? SoyGiorgia non trova intrigante lo spettacolo della loro spontaneità “naturale”? Utile, peraltro, anche agli avversari politici, a giudizio di Piero Gobetti, aspramente polemico nei riguardi di quanti reagivano con lamenti alle selvagge manifestazioni della barbarie fascista: “Dobbiamo lasciare che mostri il suo vero volto, per poterla combattere meglio…”. Al netto di tutte le differenze rispetto all’agnosticismo o anti-antifascismo del presente.

In concreto, una goccia nel mare, e solo per esemplificare
Se la seconda carica dello Stato, sorto nel fuoco dell’antifascismo e della Resistenza, se il presidente del Senato, eletto anche con voti “allotri”, elargiti – gratis et amore dei? – da sedicenti democratici al tungsteno, custodisce in casa la memoria fisica del “duce degli italiani”, e se, amorevolmente, si presume, la spolvera e la lucida, non è forse meritevole di comprensione? In fondo, ha chiarito, è un lascito del padre. Un commento sarà consentito.

Ci sentiamo sollevati, considerando una vera fortuna per lui, e soprattutto per noi, che l’augusto genitore non gli abbia lasciato i busti di Hitler o di Barbablù, non diciamo uno stock di manganelli e olio di ricino. E ci sorprende, ammirati, che egli oggi assicuri di condividere “i valori della Resistenza”, anche a prescindere della sua confusione mentale su via Rasella. Uno stato mentale confusionale vagamente inquietante, tuttavia, nella seconda carica dello Stato, visto che dalla costellazione dei “valori della Resistenza” l’ineffabile senatore sembra espungere proprio la ragione storica e le finalità politico-ideali che li innervavano: l’antifascismo. Perché il suo problema vero non è la “strumentalizzazione” dei valori della Resistenza da parte della sinistra, bensì l’antifascismo originario e fondante della Resistenza, la cui pagina antinazista di via Rasella ha, infatti, avuto l’ardire di definire “ingloriosa”.
Prova ne sia che, riguardo all’antifascismo, a parer suo, “nella Costituzione non c’è alcun riferimento”. Salva la risibile precisazione successiva, annichilito da una bordata di reprimende, che intendeva riferirsi alla mancanza della parola “antifascismo” (sic). La fatidica toppa peggiore del buco. E però, poiché sarebbe arbitrario desumerne che egli dubiti dell’ispirazione antifascista pervasiva dell’intero quadro costituzionale, ne consegue che rifugge dall’antifascismo perché non trova la… parola in Costituzione! Inverosimile, a dir poco, perché ne discende che, ove mai i padri Costituenti avessero fatto esplicita menzione dell’antifascismo, allora il senatore, che sulla Carta ha giurato, si dichiarerebbe antifascista.

Nella trepidante attesa dello scioglimento dell’enigma, da parte sua o di SoyGiorgia, bisognerà accontentarsi del suo adamantino anticomunismo, coscienziosamente nutrito del pathos della libertà e della giustizia, la mente e il cuore gettati oltre l’ostacolo. A Praga, dove, com’è noto, il 25 aprile si svolgono le celebrazioni della “Liberazione” del suo Paese dalla tirannide fascista. Come dimenticare che Jan Palach ha immolato la vita alle… Fosse Ardeatine?
Tant’è. Presto o tardi, scorrendo la Carta Costituzionale da cima a fondo, non solo vi scoprirà l’antifascismo in ogni riga e tra le righe, ma anche, nella forma esplicita cui anela, la XII disposizione transitoria e finale sul fascismo e l’antifascismo. “Transitoria” non perché accessoria e inessenziale, bensì perché inerente al contesto della transizione dal vecchio regime al nuovo Stato democratico. Una Costituzione, la scuola materna insegna, in quanto protesa al futuro, segna la nuova rotta di un popolo, in specie quando si infrange sugli scogli del passato, senza alcuna necessità logico-giuridica ed etico-politica di evocare l’antecedente storico. Dante non ha fondato soltanto la cultura della destra, e segnatamente i saperi di tal Sangiuliano, bensì anche la lingua italiana!

Courage, senatore Benito, provi a smentire la diceria plautina latina del “nomen atque omen”, il destino nel nome, tenti l’avventura, in omaggio a Platone: “Bello il rischio, bella la ventura, e fare l’incantesimo a sé medesimi”.  Respiri, per un momento solo, il profumo inebriante dei diritti e delle libertà, l’essenza distillata che promana dalla Costituzione democratica antifascista. Chissà, potrebbe anche piacerle…
A meno che non preferisca cedere allo smarrimento e associarsi a quanti hanno (vanamente) già tentato di abolire la XII disposizione, ancorché fondamentale e sistemica, di cui alla sentenza della Corte costituzionale n. 74/1958, nonché a due leggi attuative, Scelba e Mancino. Comprensibilmente, l’abolizione “legale” di un principio costituzionale “ostativo” è preferibile ad altre angoscianti prospettive, come la… “sostituzione etnica”.
Del resto, perché stupire? Un ex ministro della Repubblica ha lamentato “un annacquamento devastante dell’identità del paese che accoglie [i migranti]”. Flagrante il conflitto d’interessi con il suo ruolo odierno di presidente della Camera, in virtù del quale, per la prima volta, si iscrive ufficialmente all’antifascismo.

E SoyGiorgia, la leader più votata dagli italiani? Nel recente passato, ben prima del cognato e affini, si diceva certa che “l’immigrazione incontrollata” nasconde “un disegno di sostituzione etnica in Italia”. Se, davvero, di ignoranza si tratta, il ministro/cognato ha implicitamente chiamato in correità SoyGiorgia, evidentemente dimentico della professione di antifascismo della cognata alla Camera, però forse memore del fatto che tra il 2016 e il 2018, dunque a diciannove anni ormai… compiuti, SoyGiorgia ha tuonato per ben tre volte contro la sostituzione etnica. Tre volte, separate da notevoli intervalli di tempo, sanno di convinzione profonda, non d’incidente di percorso. Attualmente, invece, noblesse oblige, la nobiltà è obbligatoria, nell’interpretazione di Totò. E, se resta fermo e pacifico che “la misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario”, secondo A. Einstein e un’intera tradizione culturale, dev’essere, per l’appunto, l’intelligenza ad esigere e guidare il cambiamento, non mai l’opportunismo. Che è altro dalla legittima valorizzazione delle opportunità di crescita, la paolina metanoia, per SoyGiorgia cristiana, o trasformazione interiore reale e sincera.

Eccellente, in ogni caso, la sintonia con il fiero campione della “democrazia illiberale”, Viktor Orbán, a giudizio del Parlamento Europeo un “nemico dei valori fondanti dell’UE”: “Non vogliamo che il nostro colore, le nostre tradizioni e la nostra cultura nazionale si mescolino con quelle degli altri. Non lo vogliamo. Non lo vogliamo affatto. Non vogliamo essere un paese dove ci sia diversità. Vogliamo essere quello che eravamo mille e cento anni fa”. La “grande sostituzione”, Le Grand Remplacement di Renaud Camus. In proposito, vale la pena di rileggere “Il campo dei santi” di Jean Raspail, stravagante teorico di una monarchia assoluta cattolica, quale baluardo al collasso della civiltà occidentale, per rendersi conto di come “le élite si rendono complici” della “sommersione migratoria”.
C’è forse qualcosa di realmente nuovo sotto il cielo?
Appare, comunque, di scarso interesse che il presidente La Russa non conservi un busto di Hitler, se è vero, com’è storicamente vero, ed ha appena ricordato con forza Sergio Mattarella in Polonia, che “i fascismi sono stati complici dei carnefici nazisti”. E del nazismo, infatti, la “maledetta memoria”, direbbe Emil Cioran, dimentica che i fascismi auspicavano la vittoria finale! Quisquilie.
In tema di memoria in medicina post-traumatica. La “memoria piange”, ancora Cioran.
È del tutto evidente che il capo dello Stato, garante supremo della Costituzione e delle istituzioni repubblicane e democratiche, dev’essere all’oscuro delle “cose buone” operate dai complici fascisti della barbarie nazionalsocialista e del suo stupro dell’equazione umana. Forse, SoyGiorgia, nella sua autorevole veste di premier, dovrebbe cercare di imbonirlo e renderlo edotto quanto all’ignominia delle leggi razziali, da essa lei di recente condannate, senza glissare, mediante spostamento e rimozione, sull’intero ventennio criminale fino alla completa distruzione delle vite degli altri e della nazione, le famiglie e la patria tanto care ai fratelli e alle sorelle (e ai cognati) d’Italia.
Incidentalmente, un rilievo tutto interno e simpatetico al campo antifascista. Non ha senso attribuire alla maggioranza dell’esecutivo in carica un’anima fascista o agnostica e, allo stesso tempo, aspettarsi professioni di antifascismo. Per la contraddizion che nol consente. Talvolta, ci sovviene di Pietro Nenni nel 1922, prima del naufragio, quando vede la sinistra “avviarsi al disastro con gli occhi bendati: non discute i fatti, non valuta il rapporto di forze, gioca con le parole, costruisce edifici di frasi, offre lo spettacolo dei dottori della Chiesa che disputano sui sacri testi, mentre il loro mondo va in rovina“.
Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato”, scriveva George Orwell nell’immediato dopoguerra. La cui ‘utopia negativa’ suona, sì, come intransigente rifiuto del regime sovietico, ma focalizza altresì il tema generale del potere, delle sue perverse pratiche di controllo e manipolazione, finalizzate, per l’appunto, a un subdolo “controllo del presente e del futuro”. Cinquant’anni dopo Orwell, lo storico George Mosse, in singolare consonanza con la riflessione di Hannah Arendt, ha concluso che “il fascismo non è un problema del passato, bensì un problema del futuro”. Con ogni evidenza, non pensava al… ritorno del duce!

Ma ecco il punto vero, il punctum dolens.
Non sono in corso improbabili tentativi di “riscrivere la storia”, nonostante talora se ne riceva la percezione. Nessuno, infatti, è tanto sprovveduto da immaginarne la riapertura, limitandosi, rassegnato, a coltivare lo “spirito” e la memoria delle “cose buone”, nell’ardente speranza della traduzione/aggiornamento imposta dalle condizioni storiche date. Senza rinunciare ad esecrare, vedi caso, quanto a piazzale Loreto, non il barbaro eccidio nazifascista dell’agosto 1944, bensì il crudele destino ivi inflitto al duce degli italiani. Eppure, l’assassino (im)morale di Giacomo Matteotti, il principe criminale del fascismo, in quell’esordio tragico e prodromico, recentemente rinverdito da un personaggio della destra, un fedele in cerca d’autore, avrebbe avuto ben poco da recriminare, visto che, dopo avere predicato che “a volte nella vita un po’ di piombo è quel che ci vuole”, ebbe infine la ventura di imbattersi in chi la pensava allo stesso modo. Quale migliore epilogo per l’esistenza eroica del “buon politico”, secondo la diciannovenne SoyGiorgia, o del “più grande statista del secolo”, secondo G. Fini d’antan, da tempo convintamente autocritico, e perciò sobriamente ripudiato – a insaputa di SoyGiorgia? – da quel fulcro della geopolitica che è il cognato d’Italia?  Peccati di gioventù, acqua passata. Saprà il cielo se non macina più.

Epperò, SoyGiorgia non è la sola a sbagliare. Sbaglia anche chi, come Luca Ricolfi ritiene che sia la democrazia la “categoria dello spirito”, non l’antifascismo. In realtà, la crisi epocale della democrazia, realizzata, sul terreno concreto della storia, più formalmente e proceduralmente che sostanzialmente, esibisce una cartina di tornasole rivelatrice, l’aumento, ossia, esponenziale, ritenuto ormai pressoché irreversibile, delle disuguaglianze sociali globali, significativamente anche nei Paesi più egualitari e a democrazia formale più avanzata. Al riguardo, merita attenta riflessione e consapevolezza che il massimo teorico della “società giusta”, e della giustizia come “equità”, la prima virtù delle istituzioni sociali, John Rawls, abbia trascorso gli ultimi anni di vita in cupa mestizia, dal momento che della “società” immaginata non riusciva a intravvedere neppure l’ombra e, anzi, la vedeva perdersi, in lontananza, in un orizzonte sempre più nebuloso.

Pertanto, l’antifascismo, anche nella sua ispirazione sociale egualitaria, ed anti-livellatrice, permane come il valore più alto e autentico, la (contro)misura lineare e pulita, nel ‘proprio del discorso’ e nella cifra specifica della democrazia post-totalitaria. Temperie e tensione ideale, dunque, precondizione indefettibile per ripensarla, la democrazia, e salvaguardarne i valori fondamentali e la voglia di futuro. Lo “spirito del tempo”, lo spirito contemporaneo, non è un’astrazione indeterminata.  Questo il solo “riscatto” necessario e possibile, SoyGiorgia si dia pace. Cosicché, la sua auspicabile “estraneità al fascismo” sarebbe soltanto la precondizione, necessaria, e del tutto insufficiente, con tutto il rispetto per il gongolante Luciano Violante. In Assemblea costituente, nella seduta del 13 marzo 1947, Aldo Moro argomentò con parole definitive, accolte con una forte ovazione, in merito all’implausibilità, al limite dell’insensatezza, e connesso rifiuto, dell’a-fascismo, confliggente, tra l’altro, con la necessità di imboccare la “via lunga”.
Al fine di bene intenderne il senso, che non potrebbe essere più chiaro, non occorrono né capacità trascendentali, né letture “tecniche” approfondite, vedi caso dei testi Hannah Arendt, Norberto Bobbio o Piero Calamandrei, e di una sterminata letteratura.
Sono sufficienti l’onesta e libera disposizione della mente e della coscienza, affrancate dalla faziosità settaria della malafede e dalle scorie della spietata manipolazione sistemica di bisogni, fragilità e paure, oltre che della cieca ignoranza. Non è solo (in)cultura politica, purtroppo.
O Vergogna, dov’è il tuo rossore”, l’invocazione di Shakespeare. Ancora. Sempre.

 

Foto Flickr | Stefano Corso



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