Di che escalation in Ucraina parliamo?

Noi che viviamo nelle nostre tiepide case riusciamo a immaginare che cosa sia vivere al freddo sotto zero e senza luce in case disastrate col rischio continuo di veder smembrata la propria famiglia? Mentre in Russia si chiedono che cosa potrà accadere ai loro figli mandati al macello per qualche metro di steppa, le famiglie ucraine ogni giorno sanno di essere sotto il tiro di un nemico che vuole il loro annientamento.

Pancho Pardi

Ormai da mesi l’esercito russo ha accresciuto potenza e frequenza di attacchi missilistici contro centrali elettriche e popolazione civile in Ucraina. La contraerea ucraina riesce ad abbattere la maggior parte dei missili e dei droni ma bastano quei pochi non colpiti a produrre danni enormi e costanti. Noi che viviamo nelle nostre tiepide case riusciamo a immaginare che cosa sia vivere al freddo sotto zero e senza luce in case disastrate col rischio continuo di veder smembrata la propria famiglia? Mentre in Russia si chiedono che cosa potrà accadere ai loro figli mandati al macello per qualche metro di steppa, le famiglie ucraine ogni giorno sanno di essere sotto il tiro di un nemico che vuole il loro annientamento. C’è una sola escalation in Ucraina: è l’escalation dell’impero asiatico che vuole sottomettere uno stato indipendente e non esita ricorrere a crimini di guerra per generare terrore nell’aggredito. Questo era stato così fiducioso da concedergli col patto di Budapest (5.12.1994) il proprio intero arsenale nucleare in cambio dell’intangibilità dei suoi confini. Speranza incauta: il vicino indifeso è la preda più facile per l’impero aggressore.

Sotto la pioggia di missili gli aggrediti continuano a chiedere armi utili alla difesa. E l’Occidente le concede con avarizia e lentezza. Non arrivano affatto squadroni di panzer tedeschi. Arrivano col contagocce carri obsoleti, resi ancora più precari dalla penuria dei pezzi di ricambio e dall’insufficienza delle munizioni. E se qualche raro panzer moderno arriverà sarà operativo solo tra molti mesi se non tra un anno, quando potrebbe non servire più. Intanto non arrivano mezzi in grado di fermare sul nascere la corsa dei missili nemici scoccati da bombardieri in volo. Arrivano solo missili dalla gittata corta perché non possano oltrepassare il confine russo: lo stesso confine che l’aggressore ha varcato  da un anno e continua ad attraversare ogni giorno con le proprie truppe mercenarie e col tiro dei propri cannoni. Come si può considerare escalation il balletto indecoroso dei paesi europei che lusingano l’eroismo ucraino e allo stesso tempo lesinano gli aiuti sempre più necessari?

Come possono i pacifisti europei negare le armi all’aggredito mentre non hanno un briciolo di forza per disarmare l’aggressore? Pensano forse che se l’aggredito è reso inerme l’aggressore si mostrerà pietoso? Che Putin scoprirà finalmente i piaceri della clemenza? E sulla base della rinuncia alla difesa quale compromesso i pacifisti riterranno contrattabile? Auspicano un cessate il fuoco che lasci alla Russia le terre sottratte all’Ucraina e a questa solo le sue incalcolabili rovine? Sarebbe questa la pace giusta? E con questo esito iniquo chi pagherà i danni di guerra? E se basta la minaccia nucleare per essere obbligati a cedere quante altre volte in futuro si sarà pronti a chinare la testa?



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