“Dio è italiano”. L’assurdo titolo del Corriere dello Sport

Il giornale sportivo festeggia la vittoria della Nazionale scomodando il Padreterno.

Ingrid Colanicchia

Già che c’erano, al Corriere dello Sport, avrebbero potuto festeggiare la vittoria dell’Italia alla semifinale di ieri direttamente col “Gott mit uns” di hitleriana memoria. Perché tra il titolo “Dio è italiano” che hanno pensato bene di mettere in prima pagina e il “Dio è con noi” impresso sulle fibbie delle cinture dei soldati nazisti del Terzo Reich il passo è breve.

Ovviamente, al Corriere dello Sport non avevano in mente questo, bensì, come spiega nel relativo articolo Ivan Zazzaroni, la frase “Dio è bulgaro, ma io lo sapevo già” pronunciata durante i mondiali Usa 94 dall’allenatore Hristo Stoichkov alla vigilia della partita Italia-Bulgaria. «Ieri sera invece Dio era italiano», scrive il giornalista: «Il cielo stavolta ha aiutato noi, perché hanno giocato meglio gli altri».

La scelta del Corriere non è d’altronde inedita, inserendosi a pieno titolo in quel solco di espressioni confessionali che appestano la nostra lingua (e di cui facciamo uso un po’ tutti, dato il loro radicamento): difficilissime operazioni a cuore aperto che riescono non per la preparazione dei medici ma per “miracolo”, ringraziamenti “a Dio” (o al “cielo” appunto) per cose che più umane e meno divine non potrebbero essere e via dicendo (qualche volta, per fortuna, si nomina pure la fortuna).

Il Corriere dello Sport stavolta è andato però un po’ oltre. Non solo questo riferimento “religioso” sembra dire che, così come la Nazionale, anche la fede accomuna tutti i tifosi ma, mi domando, ai credenti non fa specie che si scomodi il Padreterno per una semifinale di calcio, come se, assumendo che possa intervenire nei fatti umani, sceglierebbe di far vincere la partita alla Nazionale piuttosto, che so, di far finire la pandemia? E poi, tutti i credenti spagnoli (e belgi e austriaci eccetera) cosa dovrebbero pensare? Che Dio li ha abbandonati?



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