Il corpo è mio e lo gestisco io? Mica tanto. Diritti sessuali e riproduttivi nel mondo nel Rapporto Unfpa

Centinaia di milioni di donne e ragazze non hanno autonomia decisionale sui propri corpi. È il quadro che emerge dall’ultimo rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa).

Ingrid Colanicchia

Non è un caso se, negli anni Settanta come in tempi pre-Covid, nelle piazze riempite dalle donne non sono mai mancate le parole “Il corpo è mio e lo gestisco io”. Non è un caso perché l’autodeterminazione in materia di sessualità e riproduzione non solo è importante in sé e per sé ma è elemento chiave che incide anche su tutte le altre sfere della vita. Una donna o una ragazza che non può decidere se e quando avere un figlio, per esempio, difficilmente potrà decidere in piena libertà e autonomia se e cosa studiare o quale lavoro fare.

Per questo, se si vuole davvero perseguire l’obiettivo dell’eguaglianza di genere, è fondamentale monitorare lo status quo sotto tale profilo. E a questo scopo è essenziale il lavoro del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), che a questi temi ha dedicato l’edizione 2021 del Rapporto sullo stato della popolazione nel mondo, presentata il 14 aprile in contemporanea mondiale, dal titolo “Il corpo è mio. Diritto all’autonomia e all’autodeterminazione” (lancio italiano a cura di Aidos-Associazione italiana donne per lo sviluppo).

Il Rapporto si basa su due indicatori individuati dalle Nazioni Unite per monitorare il progresso in materia di diritto alla salute sessuale e riproduttiva (tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030): la percentuale di donne nella fascia di età 15-49 anni che prende decisioni informate su rapporti sessuali, uso di contraccettivi e salute riproduttiva; e il numero di Paesi dotati di leggi e regolamenti volti a garantire un accesso completo e uguale per tutte e tutti, a partire dai 15 anni, ad assistenza, informazioni ed educazione sulla salute sessuale e riproduttiva (l’indicatore misura solo l’esistenza di queste misure non la loro messa in pratica).

Come sottolinea il Rapporto, è la prima volta che nel tratteggiare il quadro da questo punto di vista si guarda oltre l’accesso ai servizi e si esplora la possibilità per donne e ragazze di compiere scelte in materia. Il primo indicatore si basa infatti sulle risposte fornite dalle dirette interessate alle seguenti tre domande: chi decide di solito in che modo tutelare la tua salute? Chi decide di solito se devi assumere o meno dei contraccettivi? Se non vuoi avere un rapporto sessuale puoi dire di no a tuo marito o al tuo partner?

Solo quando scelgono liberamente in tutti e tre questi ambiti, le donne possono dire di aver conquistato il potere di esercitare i propri diritti riproduttivi. E rispetto ai Paesi considerati è solo il 55% delle donne a poterlo dire.

Il quadro è parziale, perché dati completi rispetto alle tre questioni sono disponibili solo per 57 Paesi del mondo, la quasi totalità dei quali cosiddetti in via di sviluppo (non rientrano per esempio gli Usa né il Canada; dell’Europa solo Ucraina e Albania), ma non per questo è meno interessante.

Le percentuali variano molto da Paese a Paese. Per esempio, se circa i tre quarti delle ragazze e delle donne dell’Asia orientale e sud-orientale e in America Latina e Caraibi dichiarano di prendere decisioni autonome rispetto a tutte e tre le questioni poste, nell’Asia centrale e meridionale e nell’Africa sub-sahariana questa cifra è inferiore al 50% (con picchi in negativo come quelli di Mali, Niger e Senegal dove questa cifra è inferiore addirittura al 10%).

Un’alta percentuale relativa a una delle tre questioni non si traduce peraltro automaticamente in un’alta percentuale delle altre due. In Etiopia, per esempio, il 94% di donne e ragazze è in grado di decidere autonomamente in materia di contraccezione ma solo il 53% è nella possibilità di rifiutare un rapporto sessuale con il partner.

Per quanto riguarda il secondo indicatore, dei Paesi coperti dalle analisi di Unfpa (107, ma non tutti hanno fornito informazioni in merito a tutti e quattro gli elementi che compongono l’indicatore) l’80% ha leggi che tutelano la salute e il benessere sessuale; il 75% ha leggi che assicurano un accesso completo e paritario alla contraccezione; il 71% ha leggi che garantiscono un accesso a servizi di assistenza alla maternità completi; il 56% ha leggi che sostengono un’educazione sessuale completa. I Paesi più virtuosi sono Svezia, Uruguay, Cambogia, Finlandia e Paesi Bassi. I meno virtuosi: Sud Sudan, Trinidad e Tobago, Libia, Iraq e Belize.

«Il fatto che circa la metà delle donne dei Paesi presi in esame ancora non possa decidere se e quando avere un rapporto sessuale, usare contraccettivi o richiedere assistenza medica dovrebbe indignarci tutte e tutti», sottolinea Natalia Kanem, direttrice esecutiva di Unfpa. «In sostanza, centinaia di milioni di donne e ragazze non hanno autonomia sui propri corpi».

Immagine: artwork by Rebeka Artim

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