Disertori e volontari: podcast di Valerio Nicolosi

In questo episodio di "Fuga dall'Ucraina" il racconto di quegli uomini che cercano di scappare dal Paese e di chi invece era già fuori dai confini all'inizio dell'invasione russa. Secondo la legge marziale sarebbero "disertori". Ma sono soltanto persone che non vogliono imbracciare un fucile.

Valerio Nicolosi

C’è qualcuno che manca all’appello di questo esodo: sono gli uomini, costretti a restare in Ucraina per la legge marziale e che lasciano andare via le mogli e i loro figli. “Qualcuno si deve salvare”, è il pensiero. “Qualcuno deve portare i figli in salvo”. E quel qualcuno sono le donne. Perché gli uomini tra i 18 e i 60 anni non possono lasciare il Paese. C’è una grande retorica sui combattenti ucraini che si stanno arruolando contro l’invasore, ma si parla poco di chi non vuole indossare la divisa e impugnare le armi. Potremmo chiamarli “disertori”. In questa puntata Valerio Nicolosi racconta le storie degli uomini che, anche illegalmente, hanno provato lasciare il Paese e di quelli che sono riusciti a scappare o che già si trovavano fuori dai confini al momento dell’inizio della guerra.
ASCOLTA SU SPREAKERASCOLTA SU SPOTIFY

Fuga dall’Ucraina. Un podcast di Valerio Nicolosi



MicroMega non è più in edicola: la puoi acquistare nelle librerie e su SHOP.MICROMEGA.NET, anche in versione digitale, con la possibilità di scegliere tra vantaggiosi pacchetti di abbonamento.

Altri articoli di Valerio Nicolosi

A distanza di quattro mesi il testo di legge delega non è ancora pubblico. E ActionAid rilancia la campagna del 2019: #sicuriperdavvero.

Mentre il soccorso in mare delle ONG continua a essere osteggiato, a Tripoli c’è una milizia del governo che respinge, tortura e abusa dei migranti.

Amnesty International: “Diffondere notizie di pubblico interesse è una pietra angolare della libertà di stampa”.

Altri articoli di Mondo

Oms e Regno Unito lanciano l’allarme sul vaiolo delle scimmie e descrivono una maggiore incidenza tra gay. Ma è davvero necessario?

L'ong per i diritti umani denuncia il caso di Ahmadreza Djalali, accademico svedese-iraniano a rischio di imminente esecuzione nella prigione di Evin, a Teheran.

A una lettura approfondita la bozza di parere che rovescia Roe v. Wade fa acqua da tutte le parti. E lascia presagire pericolosissime derive.