L’unica Regina della Disco (e non solo)

Donna Summer è stata certamente assai più che una grande interprete di brani da ballare. Il libro “Donna Summer, la voce arcobaleno. Da disco queen a icona pop” di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano racconta il mito della grande cantante.

Giovanni Carbone

Non entri nella leggenda solo se sei la regina della Disco Music, nemmeno vendi centocinquanta milioni di dischi solo per quello. Occorre essere altro, e Donna Summer è stata certamente assai più che una grande interprete di brani da ballare. Diventa una vera icona del Pop, riesce a condizionare la musica, la moda, il costume per quattro decenni, con una voce sensualissima, un modo di presentarsi assolutamente spiazzante e inedito. Ce ne rendono la suggestione esatta Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, in Donna Summer, la voce arcobaleno. Da disco queen a icona pop (Coniglio Editori) un libro ricchissimo di narrazioni e immagini per un viaggio imperdibile in un’epoca rutilante. È libro che si legge come un romanzo avvincente, che attraversa una storia lunga, raccontata spesso dalla voce di chi l’ha vissuta in prima persona, a cominciare proprio dalla protagonista. Ha una grafica accattivante, ben concepita in un’alternanza di testi intensi, lucidi e ben scritti ed un corredo iconografico davvero eccellente che riaccende le luci stroboscopiche sugli anni d’oro di un genere musicale.

Donna Summer – racconta nella prefazione al libro lo storico produttore Pete Bellotte, che costituì un trio formidabile con la cantante ed un mostro sacro della Disco come Giorgio Moroder – “.. doti musicali a parte, la descriverei come solare, divertente, modesta ed esuberante. Nemmeno una volta ho vissuto il minimo disaccordo con lei, sempre così amabile, così piacevole nel lavoro e così tristemente rimpianta”.
La vicenda artistica di Donna pare esplodere nel 1975 quando i due sgamati produttori fanno il più classico dei due più due, mettendo insieme le ragioni del successo di In-A-Gadda-Da-Vida degli Iron Butterfly, che sta sbancando dappertutto e che pare durare un’eternità, e la sensualissima Je T’aime (Moi Non Plus) della coppia Jane Birkin e Serge Gainsbourg che, ripubblicata nel Regno Unito, vive di seconda giovinezza. Quel brano, Love To Love You, si può allungare, e poi come la canta quella giovane cantante di Boston, Donna Gaines, in arte Donna Summer (una anglicizzazione del cognome del marito, l’austriaco Helmut Sommer), ha qualcosa di straordinariamente sensuale, a tratti persino con sfumature d’erotismo puro.

Ma il pezzo è anche altro, musicalmente è dirompente, sperimentale, l’uso degli strumenti, la tessitura ritmica sono inediti, a tratti geniali. Un amalgama perfetto che porta Donna a scalare le classifiche di mezzo mondo nonostante le resistenze iniziali di un pezzo d’America un po’ bacchettona che ne frena i passaggi radiofonici e persino la censura esplicita della BBC. Anche in Italia gemiti e sospiri vengono tagliati dall’ascolto in radio. Ma il brano impazza nelle discoteche. “In Love To Love You Baby, l’andamento è come un susseguirsi continuo di onde: quando l’orchestra si innalza, i vocalizzi di Donna sfumano per poi risorgere in preda ad una passione ancora più profonda” scrive il critico musicale Vince Aletti. Summer, ci raccontano gli autori, diventa una sorta di icona erotica, per cui v’è sorpresa autentica in chi la insegue per intervistarla nel ritrovarsi dinnanzi una donna che pensa, indipendente, capace di mostrarsi decisamente altro rispetto agli stereotipi che ne avevano determinato il successo travolgente. Lei stessa dice “Ci sono molti artisti uomini che cantano esclusivamente per le donne: il più grande esempio è Barry White. Ma quante donne possono permettersi di cantare per gli uomini senza che ciò provochi reazioni negative? Io mi considero il corrispettivo femminile di Barry, che adoro”.

Questo essere altro ed oltre al contempo comincia a creare per Donna Summer una sorta di mitologia dell’essenza femminile, una scudisciata autentica di autodeterminazione, la rende icona perfetta dei tempi che attraversa, va oltre quegli stessi tempi rendendola figura modernissima. Anche perché “Non c’era nulla che Donna non potesse cantare: opera, rock, jazz, folk, gospel, r&b. Neanche Aretha Franklin o Whitney Houston avevano una versatilità vocale simile. Era unica” (Pete Bellotte). Ed infatti mette in fila successi su successi, si cimenta con brani come Could It Be Magic di Barry Manilow ed esegue dal vivo All In Love Is Fair di Stevie Wonder. Dal melting pot della periferia bostoniana, attraverso lo sbarco, appena diciannovenne, alla corte di Pete Bellotte e Giorgio Moroder in Germania, Donna scala l’Olimpo dei grandi della musica, e vuole restarci perché, dice, “Non riesco a ricordare un solo momento della mia vita senza la musica”. “Da adolescente scopre Elvis Presley, le Supremes, Connie Francis e Dionne Warwick, non ha dubbi sulla piega che prenderà il suo futuro”. Ora, però, il mito è lei.

Dopo l’esordio spumeggiante non c’è tregua, arrivano altri brani simbolo d’una carriera che non fa sconti alla fama e da cui emerge una figura sempre più poliedrica, che se non rinnega il sospiro prolungato e sensualissimo di Love To Love You (un orecchio puntato su I Feel Love può dare ulteriormente chiarimenti in proposito) afferma una personalità complessa, a tratti travolgendo i classici paradigmi della spensieratezza che è insita nella Disco. Persino la sua inconfondibile capigliatura non è omaggio scontato a quel mondo di lustrini, ma alla leader delle lotte degli afroamericani Angela Davis. Un certo numero di Grammy, le sirene del cinema (“Grazie a Dio è venerdì”, in cui interpreta il ruolo di una talentuosa ragazza) persino un Oscar con il brano Last Dance scritto da Paul Jabara, sono soltanto alcuni passaggi della sua carriera, certo intrisa anche di stop and go, qualche passo falso, che mai però ne hanno intaccato il mito. Naturale che in quel 17 maggio 2012, quando, sulla costa ovest della Florida, Donna Andre Gaines si spegne all’età di 63 anni, come recita la quarta di copertina del godibilissimo libro di Bufalini e Savastano, “… di colpo i dancefloor di tutto il pianeta interruppero i suoni elettrizzanti e le luci stroboscopiche. La disco music aveva perso la sua regina”.



Ti è piaciuto questo articolo?

Per continuare a offrirti contenuti di qualità MicroMega ha bisogno del tuo sostegno: DONA ORA.

Altri articoli di Giovanni Carbone

L’opera è tra le più influenti del repertorio classico di ogni tempo, per molti la più straordinaria composizione del maestro tedesco.

La “Divina”, “Sass”(l’impertinente), è stata una delle regine indiscusse del Jazz e un pezzo irripetibile della storia della musica.

I Grammy Awards di quest’anno sono stati tutti al femminile. Da Taylor Swift, alle artiste iconiche come Annie Lennox e Tracy Chapman.

Altri articoli di Cultura

Sono trascorsi ottant'anni dall'incredibile storia di ribellione della comunità rom e sinti internata a Birkenau.

La differenza tra grande e piccola politica in un libro dedicato allo statista piemontese.

L’opera è tra le più influenti del repertorio classico di ogni tempo, per molti la più straordinaria composizione del maestro tedesco.