Germania: la prima donna trans in parlamento accende il dibattito

Fa discutere l’elezione al parlamento tedesco, nella “quota donne” prevista dallo Statuto dei Verdi, di Tessa Ganserer, che non ha intrapreso il percorso previsto dalla legge per il cambio di sesso.

Cinzia Sciuto

I fatti, in fila. Alle scorse elezioni politiche in Germania sono state elette per la prima volta al parlamento tedesco due donne trans, Tessa Ganserer e Nyke Slawik, entrambe nelle file dei Verdi. Sulla lista elettorale il nome di Ganserer era indicato con Markus (Tessa) Ganserer, poiché Ganserer non ha intrapreso il percorso previsto dalla legge per il cambio di sesso e dunque per l’attribuzione ufficiale del nome scelto. Tessa Ganserer viene eletta nella quota donne prevista dallo Statuto delle donne dei Verdi. Nonostante Ganserer non abbia intrapreso il percorso previsto dalla legge per il cambio di sesso ha potuto essere inserita come donna nella lista dei Verdi perché questo documento interno del partito stabilisce che «con il concetto di “donna” si intende chiunque si definisca tale». Dal 2019 Ganserer si definisce tale, non più Markus ma Tessa.

Un gruppo di femministe ha contestato questa elezione perché in tal modo, sostiene, si deformano le statistiche del parlamento, dove Ganserer, per la legge ancora un uomo, conta invece come donna. Lo scorso 19 febbraio la storica rivista femminista EMMA (che tra l’altro si è sempre schierata a sostegno dei diritti delle persone trans) ha riferito di questa iniziativa in un articolo che ha dato la stura a un infiammato dibattito che si è svolto fra giornali, social network e aule parlamentari.

Nell’articolo si legge: «Dalle elezioni del settembre 2021, una persona che è fisicamente e legalmente un uomo siede in un seggio riservato alla quota femminile dei Verdi nel nuovo parlamento: Markus Ganserer. Nel 2018, Ganserer si è pubblicamente dichiarato donna, da allora si fa chiamare “Tessa” e indossa vestiti da donna. Ganserer non ha subìto il cambio di sesso chirurgico né ha mai cambiato ufficialmente il suo stato civile. Ganserer, 44 anni, di professione economista forestale, ha una relazione con una donna dal 2001, con la quale si è nel frattempo sposato, ed è padre di due bambini. Oggi si sente e si veste come una donna e si fa chiamare “Tessa”. Fin qui, tutto comprensibile – e fortunatamente oggi anche possibile per una persona che si sente così». L’articolo continua dando conto del ricorso e delle motivazioni del gruppo di femministe che ha lanciato l’iniziativa “Geschlächt zählt”, “Il sesso conta”.

All’accusa di transfobia che l’articolo di EMMA ha immediatamente scatenato, si è aggiunta di recente anche quella di essere di destra. E questo grazie a un nuovo tassello di questa vicenda: durante una recente seduta parlamentare Beatrix von Storch, esponente del partito dell’ultradestra Afd, ha dichiarato: «Se il mio collega Markus Ganserer indossa gonna, rossetto e tacchi, va benissimo, sono affari suoi. Biologicamente e legalmente, però, è e rimane un uomo. E se entra nel parlamento attraverso la quota riservata alle donne nelle file dei Verdi e viene considerato qui come donna, questo è semplicemente illegale». Nel suo discorso in parlamento von Storch ha fatto esplicito riferimento ad alcuni articoli di EMMA relativi al caso di J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter accusata di transfobia per aver in più occasioni sostenuto che il sesso biologico è una realtà che non può essere ignorata. Da qui l’accusa scatenata sui social: EMMA come l’Afd! Un’accusa che la rivista fondata e diretta da Alice Schwarzer rinvia decisamente al mittente: «È un giochino che conosciamo bene da quando esiste EMMA. EMMA era “di destra” quando è stato il primo giornale in Germania a parlare delle mutilazioni genitali nel 1977 (imperialismo culturale!). EMMA era ed è di destra perché denuncia il pericolo del fondamentalismo islamico – esso sì di destra! – dal 1979 (razzismo!). EMMA era di destra quando ha denunciato gli abusi sessuali anche negli ambienti di sinistra negli anni Ottanta (pruderie!). EMMA è di destra perché denuncia e combatte il sistema della prostituzione come misogino (come i nazisti!). E ora siamo “di destra” perché sosteniamo che la prevista legge di autodeterminazione sul cambio di sesso avrebbe conseguenze molto preoccupanti, soprattutto per le ragazze e le donne».

Questo è infatti il vero punto della controversia: nell’accordo di coalizione firmato da Verdi, Spd e Fdp c’è infatti la cosiddetta Selbstbestimmungsgesetz che dovrebbe sostituire l’attuale legge che regola in Germania il cambio di sesso. La situazione è analoga a quella italiana: oggi una persona che vuole cambiare sesso (e dunque anche nome sui documenti) deve intraprendere un percorso sia medico sia burocratico piuttosto lungo e complicato. I Verdi vogliono abolire questa legge e sostituirla con una fondata sul principio di autodeterminazione, che stabilisca che solo il soggetto in questione e non terze parti (medici, giudici, psicologi) ha il diritto di stabilire il proprio genere di appartenenza, senza dover dimostrare di aver intrapreso nessun tipo di percorso.

Una corrente di femministe, tra cui certamente Alice Schwarzer ed EMMA, sottolinea tutta la problematicità di una legge che lasci al totale arbitrio individuale la scelta sul proprio genere, troncando ogni legame fra il genere e la biologia, con conseguenze pericolose – si sostiene – per i diritti delle donne. Si pensi allo sport, per esempio, dove le donne trans si troverebbero fisicamente avvantaggiate, o alla ricerca medica, che ha bisogno di riferimenti a categorie biologiche precise per poter indagare i diversi effetti dei farmaci su donne e uomini.

Un dibattito destinato a non spegnersi nel breve periodo. Speriamo solo possa essere condotto senza reciproche accuse di transfobia da una parte e misoginia dall’altra.

PER APPROFONDIRE (da MicroMega 4/2021 disponibile nello shop online):

Elettra Santori (a cura di) – Voci dal mondo T
Tendiamo a omologare le persone che si definiscono trans in un’unica categoria, mentre come sempre le esperienze individuali sono irriducibili le une alle altre, in termini sia di vissuto personale sia di posizioni politiche. Viaggio all’interno di un mondo complesso, in ascolto delle voci dirette di transessuali che hanno completato la transizione (da uomo a donna e da donna a uomo), di transgender che invece rivendicano la scelta di non farla e di chi, dopo averla iniziata, ha deciso di tornare indietro.

Giorgio Vallortigara – Sesso biologico: facciamo chiarezza
In  Homo sapiens il binarismo sessuale è un dato di fatto, che ha ragioni evolutive molto precise. Che questa distinzione biologica non esaurisca la complessità dell’identità di ciascuno e che i singoli individui, come fenotipi, possano rientrare più o meno bene nella categorizzazione non sposta di una virgola l’argomento: il sesso biologico è una categoria binaria.

Simona Argentieri – L’identità di genere fra natura e cultura
La costruzione della nostra identità, inclusa quella di genere, è un’operazione complessa, che attraversa diversi livelli: quello biologico, quello psicologico, quello sociale. Il nuovo conformismo imperante tende a tradurre la complessità in confusione, in un tutto indistinto e fluido che disinnesca anziché affrontare le conflittualità di ciascuno di noi. E se la psicoanalisi non può e non vuole stabilire come ciascuno debba vivere e amare, non può però rinunciare a tentare di analizzare e comprendere il divenire dell’umano.

Maria Serena Sapegno / Tamar Pitch / Porpora Marcasciano – Sesso e genere: la posta in gioco
Perché si vuole sostituire il sesso con il genere? Qual è la posta in gioco? Se a contare non è più la biologia ma l’autopercezione, quali sono le conseguenze sociali e politiche (soprattutto per le donne)? Un dialogo che ripercorre la storia del femminismo, cercando di aprirsi a nuove istanze senza perdere il terreno guadagnato.

CREDIT FOTO: Christophe Gateau/dpa



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