Chi ha sabotato le donne delinquenti?

“Donne delinquenti: Storie di streghe, eretiche, ribelli, bandite, tarantolate”, un saggio della storica e antropologa Michela Zucca.

Marilù Oliva

“Donne delinquenti: Storie di streghe, eretiche, ribelli, bandite, tarantolate” è un saggio corredato da illustrazioni suggestive, scritto dalla storica e antropologa Michela Zucca e uscito per la casa editrice Tabor, con una bellissima cover di Gabra Pan.

Si tratta di una disamina sulle donne che si opposero, una coraggiosa e sapiente ricostruzione che si basa su leggende, canzoni, tracce orali sedimentate nella sapienza collettiva, iconografia sacra e profana, racconti che ancora vagano tra gli abitanti delle montagne italiane. Un libro di rottura rispetto alla storiografia ufficiale che, insieme al cristianesimo e all’implacabile lavoro dell’Inquisizione, ha piuttosto cercato di insabbiare certe figure scomode.

La Zucca attinge alla storia, certo, ma soprattutto all’antropologia, alla filologia, alla logica, all’arte popolare e ci mostra tasselli di umanità femminile inedita: quella che viveva fuori, tra le montagne oppure quella che non si omologava al potere. Del resto ciò che sappiamo delle donne arriva dallo sguardo e dal giudizio di uomini che hanno fatto o redatto a loro tornaconto la storia. Eppure un dato è certo:

«Esistono una cultura e una storia di genere, specificatamente femminili, che si sono sviluppate e conservate nei millenni, malgrado i tentativi di annullamento e di repressione, che meritano di essere conosciute e studiate»

Questa parte oscurata del passato non è trascritta sui libri di testo (quindi non è studiata) e raramente diviene campo d’indagine, ragion per cui sfoglierete le pagine come se rilasciassero rivelazioni inedite. In pochi sanno, ad esempio, che sulle montagne le donne hanno mantenuto per secoli una forma di dominio, certo pagando l’obolo di solitudine e condizioni di vita durissime. L’autrice ci conduce attraverso questi luoghi impervi e talvolta magici, vette o foreste antiche, ma anche un mondo rurale ancestrale, territori dove anche nel rapporto col sacro la donna poteva contare su un prestigio notevole.

Nella seconda parte del libro si approfondisce la rassegna di queste donne “contro”: dalle sacerdotesse dei Cimbi, lunghi capelli grigi e abiti bianchi, che erano solite sgozzare i prigionieri, fino alle streghe e alle figure mitiche che infestano i nostri boschi, come la Berchta della Val Venosta, spauracchio dei neonati non battezzati, che squarcia col suo naso di ferro. Senza dimenticare le brigante, talvolta divenute tali perché piegate dalla brutalità di un uomo:

«Francesca, filandiera di professione, madre di tre figli, divenne capobanda, spinta da un’incontenibile sete di vendetta contro i francesi. Rimasta vedova del primo marito, dal quale aveva avuto due figli, convolò in seconde nozze. Avvenente d’aspetto ed esuberante nel carattere, attirò le mire di un ufficiale francese che, invaghitosene, tentò – forte della sua posizione sociale – di sedurla. Respinto dalla fiera Francesca, il militare cercò di vendicarsi in maniera terribile»

Trovò il modo di far giustiziare tutti i figli di lei, con una falsa accusa, e restò insensibile alle suppliche della poveretta. I giovani innocenti furono quindi fucilati e lei, devastata dal dolore, si unì a una banda di briganti.

Fate, matriarche, sacerdotesse, druidesse, sibille, guaritrici e le altre: donne detentrici di sapere, che conoscevano l’arte tenace della resistenza, non temevano la solitudine e l’esclusione.

Un libro interessantissimo per tutti, non solo diretto a studiosi e agli studenti. Perché, oltre a ricostruire una parte importante della storia delle donne rimasta insabbiato per secoli, ci disvela qualche punto oscuro che ancora oggi permane nella nostra mentalità.



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