Alla prova dei fatti, SuperMario, come il famoso cavaliere di Calvino, si è dimezzato, ha perso il super. Dipinto come un onnipotente tecno-taumaturgo, lo scopriamo un comune mortale, uno di noi. Avrebbe dovuto salvare l’Italia dal caos e dall’incompetenza, ma, finora, il caos ha rischiato lui di crearlo, e la competenza, a cercarla con la seppur rudimentale lampada di Diogene, non la trovi. E se il governo multicefalo si rivelasse acefalo? Veniamo ai fatti. Eccone un florilegio.

1) I tecnocrati al governo. Che cosa hanno fatto finora? Niente. Che cosa hanno detto? Fumose banalità. Per esempio, Cingolani, ministro per la transizione ecologica, dichiara che non solo il petrolio, ma anche l’elettrico inquina, ed è vero, ma a che cosa pensa? All’utilizzo dell’energia stellare. Ossia lascia il possibile per l’impossibile, il reale per l’immaginario, che tale rimarrà almeno per qualche centennio. Non è un tecnologo, ma un futurologo, inventore di una nuova disciplina: l’eco-scemo-astrologia. Un Micromegas volterriano caduto per errore sul nostro pianeta, pronto ad annunciarci il nuovo vangelo megagalattico: l’energia che piove dall’alto dei cieli ci salverà. Il generale Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza, il petto coperto di variopinte mostrine di onorificenze, annuncia in tv fulminee vaccinazioni di massa, ma poi aggiunge, da buon militare forse memore di Caporetto, che senza le armi non si vince la guerra: ma l’approvvigionamento delle «armi», cioè dei vaccini, spetta a lui o a qualcun altro? Dai restanti Supertecnici, da oltre un mese dalla formazione del governo, poco o nulla si sente. E forse è meglio così. Inoltre, Draghi ha ridotto a 12 i membri del Cts: come i 12 apostoli, ha commentato genuflesso Il Giornale. Purtroppo, l’ultimo apostolo, l’ingegner Gerli, si è dimesso il giorno dopo la nomina, travolto dalle polemiche. Vi ricorda vagamente qualcuno dei seguaci di Gesù?

2) Le donne, i giovani. Draghi, nel suo discorso parlamentare, e poi nel videomessaggio dell’8 marzo, la giornata delle donne, ha rivendicato la necessità della parità di genere, definendo le quote rosa una misura farisaica. Ebbene, che cosa ha deciso per le donne poco dopo, col decreto-legge del 13 marzo, l’antifarisaico neopremier? Un aut-aut: o il congedo parentale con retribuzione al 50% e baby-bonus di 100 euro settimanali o lo smart working con retribuzione piena, ma senza il bonus. Ossia, tu donna madre che lavori, o rinunci a metà del tuo stipendio oppure ti dividi e sdoppi in due e l’una lavori al computer e l’altra si curi dei figli, e zitte e mosca, ché l’una non disturbi l’altra. Niente di più farisaico e «contro le donne»! Altrettanto si può dire di Bianchi, il ministro dell’istruzione, rimbalzato sulla stampa per i suoi solenni proclami sull’immediata apertura delle scuole: a tutt’oggi, scuole pressoché di ogni ordine e grado chiuse, e ricorso generalizzato alla Dad. Con i giovani intrappolati in casa, come prima, e mamme alle prese con i problemi di cui sopra. Altro che «i giovani e le donne al primo posto» e Next Generation Eu!

3) La lotta alla pandemia. Si è caratterizzata, finora, sue due punti: il decreto ristori e il piano vaccinazione. Il primo, presente sul tavolo di Conte da fine gennaio, è stato congelato, chissà perché, da Draghi fino al 20 marzo. Poiché i ristori in sospeso risalivano al dicembre scorso, i destinatari ne sono rimasti privi per 4 mesi: fatti loro! Un bell’esempio di governo taumaturgo, non vi pare? Il piano vaccinale, poi, il Draghi dei miracoli ha rischiato di comprometterlo seriamente, accodandosi alla Merkel in merito alla sospensione di AstraZeneca. Una decisione incauta, in barba al nulla osta di Aifa ed Ema. Grande il panico provocato: meglio non avrebbero fatto i no-vax. Non era il nuovo governo nato all’insegna del primato della competenza? Questo è stato un caso opposto. Da manuale, direi. Infine, col «piccolo condono» delle cartelle esattoriali non pagate, pur mediando tra le opposte richieste dei partiti, Draghi, che in Parlamento aveva promesso il ricorso alla tassazione progressiva, ne sta attuando tuttavia, col pretesto dell’emergenza, una sicuramente regressiva, per cui le tasse è meglio evaderle che pagarle, rischiando di riconfermarsi per davvero il Salvatore della Patria. Ma quella degli evasori fiscali. Ѐ l’ennesima, anche se «piccola» beffa, per i fessi contribuenti onesti. «E io pago!», continua a dirci Totò dall’aldilà.



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