E perché lei signor Barilla non ha rinunciato all’eredità?

Da che pulpito. Mentre invita i giovani a mollare il sussidio di stato e mettersi a lavorare, Guido Barilla, presidente dell'omonimo gruppo con sede legale in Olanda, rivendica la necessità di finanziamenti pubblici alla sua azienda.

Giorgio Cremaschi

Chissà se in sottofondo si sentivano le note della musichetta del Mulino Bianco mentre Guido Maria Barilla, presidente dell’omonimo gruppo, discuteva amabilmente di lavoro con Massimo Giannini, direttore de la Stampa.

Barilla ci tiene a presentarsi come familiare, inclusivo, friendly come la pubblicità dei suoi prodotti, per questo non ha parlato di giovani e reddito di cittadinanza con i toni di un Salvini o di un Briatore. Ma ha detto le stesse cose.

Invece che stare comodi a casa, i percettori dei 500 euro mensili del reddito di cittadinanza dovrebbero avere il coraggio di mettersi in discussione, insomma mollare il sussidio di stato e mettersi a lavorare, anche a costo di ricevere salari piccoli piccoli per orari di lavoro grandi grandi. È così che si costruiscono le fortune proprie e del paese, fa capire il nostro Guido Maria.

Il quale però non ha certo seguito questa via che ora indica agli altri.

A 28 anni egli è entrato nel board dell’azienda di papà, il quale a sua volta aveva ereditato tutto, come la generazione precedente, fino all’avo ottocentesco, il panettiere Pietro Barilla fondatore dell’azienda, il solo che si sia messo in discussione.

Non risulta che Guido Maria abbia rinunciato al posto ricevuto, unicamente per nascita e non per competenza, e che si sia messo in gioco magari in un forno per il pane come il suo avo. No, il signor Barilla è diventato padrone, dopo un po’ di studi qua e là e bei viaggi, solo perché figlio di padroni.

Mi si dirà che questo però riguarda i soldi privati della famiglia Barilla, mentre i percettori di reddito di cittadinanza ricevono soldi pubblici. Anche qui però Guido Maria Barilla entra in contraddizione con se stesso, perché sempre nel dialogo con Giannini rivendica la necessità di cospicui finanziamenti pubblici alla sua azienda e al suo settore. C’è una dura competizione sui mercati mondiali, aggiunge l’imprenditore, e dunque per reggerla ci vogliono sostegni. Dunque un povero che deve semplicemente mangiare non deve usufruire di soldi pubblici nella competizione per la vita, ma il signor Barilla, in quella per accumulare maggiori profitti, sì. E a proposito di profitti è utile ricordare che la Barilla come tante aziende ex italiane ha trasferito la sede legale in Olanda, dove paga meno tasse. Forse sarebbe più corretto che Guido Maria si occupasse degli ammortizzatori sociali degli olandesi.

Questo bell’imbusto figlio di papà da generazioni è la rappresentazione di quanto la borghesia ed il padronato italiano siano miserabili, ottusi e reazionari. E di quanto sia regredito politicamente, culturalmente e moralmente un paese dove la classe dirigente e di governo accredita ed esalta persone che fanno sembrare progressista e piena di sensibilità sociale la regina Maria Antonietta.

Oggi questa classe dirigente ha trovato in Mario Draghi il suo miglior esponente, ed è per questo che il governo dei migliori rappresenta il peggio del e per il paese.



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