Edith Bruck e il Premio della Pace

Il rifiuto del riconoscimento della città di Anzio da parte della scrittrice sopravvissuta alla Shoah è un gesto di coerenza verso valori umani irrinunciabili.

Massimo Congiu

Provo a fare una riflessione sull’episodio che ha visto di recente la scrittrice Edith Bruck rifiutare il Premio della Pace di Anzio. Il motivo è noto: Anzio ha negato la cittadinanza onoraria ad Adele di Consiglio, 89 anni, sopravvissuta all’Olocausto, ma la mantiene per Benito Mussolini che l’ha ricevuta nel 1924 che è, tra l’altro, l’anno dell’assassinio di Giacomo Matteotti.

Ora, la Bruck, scrittrice ebrea ungherese naturalizzata italiana, è anch’essa sopravvissuta alla Shoah che nel suo paese d’origine ha letteralmente decimato la comunità ebraica. In Italia ha speso una vita a testimoniare questa tragedia, ne ha fatto una missione, una ragione di vita. A novant’anni di età continua a essere di sostegno e aiuto alla nostra coscienza e memoria storica. La memoria del dolore, della sopraffazione, del sacrificio, di un orrore incancellabile. Lei stessa è stata vittima, con tante altre e tanti altri, di quell’orrore.

Mussolini è stato invece dalla parte della persecuzione, delle deportazioni, dello sterminio. Il suo nome è legato a uno dei periodi più oscuri della storia del nostro paese, all’infamia delle leggi razziali. A quei decreti legge che, tra l’estate e l’autunno del 1938, a partire dal 5 settembre di quell’anno, furono firmati dal duce come capo del governo e poi promulgati dal re Vittorio Emanuele III. Parliamo di una delle pagine più vergognose della nostra storia, parliamo di discriminazione, di violenza in nome della “difesa della razza”. Eppure Mussolini continua a essere cittadino onorario di Anzio. Non deve meravigliare, a questo punto, il fatto che la Bruck abbia deciso di non ritirare il premio. Il suo non è stato un mero atto simbolico, ma una scelta di coerenza di fronte a una chiara contraddizione inaccettabile secondo coscienza.

La risposta della scrittrice al sindaco di Anzio è eloquente in questo senso: “Io, sopravvissuta alla Shoah, che da una vita scrivo e testimonio nelle scuole italiane, compito arduo e faticoso, senza odio verso alcuno, anzi nel nome della pace e fratellanza umana, avendo avuto la visita di papa Francesco che mi ha chiesto perdono esteso al popolo martire, devo fedeltà a me stessa e per solidarietà con la signora di Consiglio (che non conosco), La ringrazio ma non posso accettare il Premio per la Pace dove è in fermento la nostalgia attiva dell’epoca più vergognosa, incancellabile per chi l’ha vissuta”.

Un messaggio chiaro che esprime dignità e un concetto chiave: “Fedeltà a me stessa” e insieme, direi, fedeltà verso valori umani irrinunciabili.

Veniamo alla risposta del sindaco De Angelis secondo il quale la decisione della Bruck “mortifica la nostra città, medaglia d’oro al merito civile”. Esprimendo la sua personale amarezza, il primo cittadino di Anzio ha risposto alla scrittrice come segue: «Mussolini ha la cittadinanza onoraria dal 1924 – aggiunge il primo cittadino –. Prima di me ci sono stati tre sindaci comunisti, due socialisti, uno repubblicano, uno Ds e nessuno l’ha mai revocata. Anzi questo argomento non è stato mai discusso in Consiglio comunale dal 1946 al 2021». Una replica che suscita la domanda: come mai a tutt’oggi il Consiglio comunale della città non si è occupato di questo aspetto? Non sarebbe ora di farlo?

Il paese tutto deve decidersi una buona volta a liberarsi in modo netto dalle scorie di questo passato inglorioso, non può accettare queste contraddizioni, questa ambiguità. Glielo impone la memoria, la necessità di un riscatto storico e morale. Insomma, nell’Italia di oggi Mussolini e i nostalgici di camicie nere e leggi razziali non devono avere cittadinanza da nessuna parte.

 

(credit foto ANSA/ALESSANDRO DI MEO)



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