L’elezione diretta del Presidente della Repubblica? Di male in peggio

Il presidenzialismo straccione che viene propagandato in questi giorni di crisi è il sogno di coloro che non sopportano la separazione dei poteri e le garanzie costituzionali. Il loro sogno è il nostro incubo.

Francesco 'Pancho' Pardi

L’incapacità del Parlamento di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica ha dato il via alla più semplicistica delle soluzioni. Ora l’Italia è piena di commentatori che ripetono la battuta più facile: se i parlamentari non riescono a eleggere il Presidente la prossima volta facciamolo eleggere direttamente dai cittadini.

Da come l’argomento viene presentato sembra che qualcuno (non si sa chi) o qualche organo costituzionale (non si sa quale) ponga all’attenzione del popolo una rosa di nomi (individuata non si sa da chi) al cui interno il popolo possa scegliere il candidato preferito. Come al Premio Strega o in qualche gioco televisivo. Questo avviene solo nel mondo dei sogni. L’elezione diretta del Presidente esige una campagna elettorale in cui entrino in gara vari candidati. Tralasciamo qui per ora tutte le complicazioni relative a come avvengano selezione delle candidature e voto. Comunque sia il candidato eletto alla fine sarà il rappresentante di una parte, quella che l’avrà eletto prevalendo sulle altre candidature. Non potrà essere in alcun modo la figura di garanzia disegnata dalla Costituzione. E sarà invece, a quadro istituzionale immutato, il soggetto di un conflitto di potere con il Presidente del Consiglio. La Repubblica Presidenziale non è uno scherzo. E si dovrà chiedersi e scegliere quale tipo di Repubblica Presidenziale.

Chi oggi parla a vanvera dovrebbe farsi carico anche di spiegare ai cittadini che passare dalla Repubblica Parlamentare a quella Presidenziale significa cambiare la forma di Stato. Significa decidere che il governo non è formato nel e dal Parlamento ma è emanazione diretta o indiretta del Presidente. Significa stabilire criteri di bilanciamento dei poteri in grado di limitare il superpotere del Presidente. A meno che nello sbracamento generale non si voglia rinunciare anche a questa elementare garanzia.

È vero che il Parlamento ha dato pessima prova di sé. Ma le difficoltà che l’hanno portato a questa impotenza non sono istituzionali o costituzionali. Sono solo brutalmente politiche. Nascono dalla mancanza di qualità dei parlamentari, dai modi sbagliati con cui vengono selezionati, dallo loro disponibilità a obbedire ciecamente al leader di turno che li ha fatti eleggere, dalle leggi elettorali che fanno eleggere solo gli obbedienti, da leggi che, col premio di maggioranza, attribuiscono seggi a chi non li ha conquistati col voto e quindi falsano la rappresentanza politica, e infine dalla rappresentanza politica falsificata che svuota la sovranità popolare.

Come accade già da due decenni le difficoltà politiche non vengono più affrontate con l’arte della politica ma con l’ingegneria costituzionale. La responsabilità dell’incapacità politica viene attribuita alla Costituzione, del tutto incolpevole. È già accaduto due volte con le riforme costituzionali di Berlusconi e di Renzi, ma i cittadini le hanno bocciate sonoramente entrambe nel 2006 e nel 2016. Per stabilire l’elezione diretta del Presidente della Repubblica sarebbe necessario uno stravolgimento della Costituzione molto più profondo di quello progettato da quelle due riforme. Il presidenzialismo straccione che viene propagandato in questi giorni di crisi è il sogno di coloro che non sopportano la separazione dei poteri e le garanzie costituzionali. Il loro sogno è il nostro incubo.



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