Quando la sinistra non sa fare la sinistra

Sommando i voti del centrosinistra emerge un sostanziale “pareggio elettorale”. Invece il centrodestra è destinato a governare. Le responsabilità? Non (solo) del Rosatellum.

Mauro Barberis

Se d’ogni tanto buttate un occhio ai sondaggi, giusto come si guardano le previsioni del tempo, saprete già tutto. Primo, questi sono gli ultimi sondaggi: d’ora in poi le previsioni elettorali bisognerà cercarle su siti tipo quelli che danno le percentuali per le corse dei cavalli. Secondo, i risultati oscillano da un istituto di sondaggi all’altro (Youtrend, Demos, Ipsos, Termometro politico, Swg…), ma indicano tendenze, trend, che sì, in teoria possono ancora cambiare, e persino invertirsi, ma che di fatto sono stabili. Terzo, se vi interessa solo sapere chi vince, magari per scommetterci su, è presto detto: scommettete pure sulla coalizione di Destra-Destra, che ha venti punti di vantaggio sulla coalizione guidata dal Pd. Però non aspettatevi di guadagnarci granché, dalle scommesse. Che finisse così, infatti, l’avevamo già capito tutti da quel dì.

Più interessante, semmai, è un altro fatto. Provate a sommare i voti del Centro-Sinistra, anche tenendo conto dei soli partiti che probabilmente supereranno la soglia del 3%: il Pd, il M5S (che ha ormai scavalcato la Lega), Calenda-Renzi (che continua a tallonare Forza Italia) e Sinistra-Verdi. Bene, ora confrontate questa somma con quella dei partiti della Destra-Destra: siamo lì, il Centro-Sinistra sta poco sotto la Destra-Destra, fosse unito se la potrebbe ancora giocare. Niente di strano, d’altronde: tutte le democrazie occidentali, in tutte le elezioni cruciali, Brexit ed elezione di Trump comprese, sono state così, spaccate come una mela. Ma allora perché, in Italia, avremo un governo di Destra-Destra con una maggioranza tale da poter cambiare lo stesso sistema parlamentare, se non la Costituzione?

Sgombriamo il campo dalla risposta più banale: il sistema elettorale. Vero, il Rosatellum premia le coalizioni, ma l’attuale Centro-Sinistra ha avuto quattro anni per cambiarlo, e non l’ha fatto. Peggio, quando Draghi è stato impallinato in Parlamento dalla strana coppia Conte-Salvini, proprio il sistema elettorale, i cui effetti maggioritari erano noti, avrebbe dovuto spingere il Centro-Sinistra a unirsi. Era l’idea originaria di Letta, il campo largo dai Cinquestelle a Calenda, che almeno avrebbe lasciato a chi non ci stava la responsabilità storica di consegnare il paese alla Destra. Macché: il Centro-sinistra ha voluto perdere. Forse, ci sarebbe riuscito anche con un altro sistema elettorale.

La ragione vera di questo risultato? È cafone ricordarlo, ma il 23 luglio scorso avevo scritto che, se la sinistra voleva vincere, doveva tornare a fare la sinistra, quella della triade Lavoro-Sanità-Scuola contro il trio Dio-Patria-Famiglia. Ora, secondo voi ci ha mai provato, la sinistra, a fare la sinistra, a parte che sui diritti civili? Magari puntando su prodotti del territorio tipo Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, invece che sul rassegnato Letta? Peggio ancora: chiediamoci chi, in questa pazza recita elettorale estiva, ha provato a impersonare la sinistra. Mi costa ammetterlo, ma azzarderei proprio Meloni e la sua Destra sociale: cosa ben diversa dalla Destra social di Salvini. Persino il partito di Conte, del tutto improbabile nel ruolo, è riuscito a recitare la parte della Sinistra meglio dell’attuale Centro-Sinistra. Il quale ha preferito raccontarsi che gli italiani sarebbero stati grati a Draghi, oltre che a loro. Come se in politica esistesse la gratitudine. Come se gli inglesi, dopo la vittoria lacrime-e-sangue nella Seconda guerra mondiale, non avessero mandato a casa Churchill. Figurarsi gli italiani con Draghi.



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