Elezioni, la Sicilia premia chi ha mal governato

La classe dirigente uscente, nonostante abbia dato dimostrazione di grandi fallimenti, è stata riconfermata dagli elettori siciliani.

Maria Concetta Tringali

Ma come li sceglie – l’elettore medio o l’elettrice media – nel segreto dell’urna, i suoi rappresentanti? Nei giorni degli scrutini, la domanda è lecita. La questione è di quelle spinose ma che si devono affrontare, prima o poi. Capire è necessario. E tocca tanto a quelli che sono andati a votare, quanto – anzi, soprattutto – a quelli che non ci sono andati e che, infine, hanno deciso per tutti.

Prendiamo la Sicilia, per esempio. Da sempre laboratorio politico, isola delle alleanze trasversali, culla spesso di impresentabili, a guardare il dato uscito dalle cabine elettorali c’è da ragionare e seriamente.

Questo 25 settembre poco più del 48 per cento dei siciliani ha votato, lo ha fatto sia per il parlamento nazionale sia per quello regionale. Le operazioni di spoglio si sono allungate per giorni, con più di qualche intoppo. La mappa pare definitiva. Molti sono i ritorni, anche impensabili. Torna Totò Cuffaro che riporta a Sala d’Ercole la DC con il 6%; così l’MPA e Raffaele Lombardo che in fine ha eletto il nipote Giuseppe. Con le nazionali si rivede pure Giuseppe Castiglione, genero di Pino Firrarello, neoeletto alla Camera con Calenda.

L’altra vera sorpresa è stata quella di Cateno De Luca, uomo in grado di coagulare il dissenso oggi come ieri. Nel 2012 era candidato alla presidenza della regione, alla testa del movimento dei Forconi e di Forza Nuova; in pieno periodo Covid piantonava lo Stretto per protestare contro il green pass. L’ex sindaco di Messina ha raccolto in questa tornata il 24 per cento dei voti, nella corsa a Palazzo d’Orléans. Ma non è bastato.

A rileggere liste e candidati, ci si accorge facilmente che alle urne è andata, pressoché, la stessa classe dirigente che ha portato alla bocciatura di tutti i progetti sui finanziamenti per l’agricoltura a valere sui fondi del PNRR, o alla revoca del contributo per strutture scolastiche e case popolari, con perdite ingentissime che pesano milioni di euro.

Certo, c’è anche il risultato di Conte. E ci sono i giorni delle primarie siciliane insieme al Pd, poi quelli della rottura che hanno fatto saltare il banco. In fondo la strategia del nuovo Movimento è stata quella di legare la sorte dei 5 Stelle ai molti percettori di reddito di cittadinanza. Nell’isola a ricevere la provvidenza sono infatti 1,7 milioni di persone, su un dato complessivo di circa 2,5 milioni. I pentastellati hanno fatto grandi numeri in quel territorio, dove sono usciti come il primo partito alle politiche e il secondo alle regionali. Al netto però di queste risultanze, la classe dirigente uscente – dopo aver dato dimostrazione di grandi fallimenti – alla prova del fuoco (o della matita) è stata riconfermata e rieletta.

Il governatore Nello Musumeci (Diventerà Bellissima) – in barba alla promessa, platealmente tutt’altro che mantenuta – cede il posto a Vito Schifani (41,90%) per atterrare a Roma, da senatore della Repubblica, in quota Meloni.

Con lui Salvo Pogliese, sindaco di Catania dal giugno 2018 a tre mesi fa, lascia la città commissariata, ancora invischiata nel dissesto e invasa da tonnellate di rifiuti che giacciono in cumuli maleodoranti a infestare ogni angolo. Lo scorso 31 agosto il consiglio comunale ha deliberato l’aumento della TARI a tariffe massime (più 18%).

Innegabile che l’isola abbia espresso riconoscenza: alla coalizione di centro destra sono toccati 41 deputati su 70, all’opposizione andranno in 29; all’Ars 4 consiglieri di Fratelli d’Italia e 13 di Forza Italia, con un sistema elettorale di tipo proporzionale.

Ma se il merito non è l’unico coefficiente su cui queste elezioni siciliane ci impongono di ragionare, l’altro è la coerenza. Supera i 20 mila voti, ancora nel catanese, Luca Sammartino, alle scorse elezioni Pd, oggi Lega, non senza aver tentato prima uno slalom veloce su Italia Viva. Stesso curriculum e stessa traiettoria per Valeria Sudano che però passa dal Senato alla Camera.

Certo, solo a pensare ai programmi – e pur volendo seppellire le ideologie – pare quanto meno difficile seguire certe parabole, senza inciampare nell’interrogativo di cui sopra. Se come votano i siciliani può non essere del tutto chiaro, una certezza però rimane. E riguarda per l’appunto i professionisti della politica: tutti premiati. Da stasera si potrà lasciare che ripartano, senza nemmeno passare dal via.

(credit foto ANSA / Igor Petyx)



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