Elkann, Cavaliere del non lavoro

Mentre nelle fabbriche ex FIAT dilaga la cassa integrazione, la nomina di John Elkann a Cavaliere del Lavoro da parte di Sergio Mattarella simboleggia il mutamento genetico della nostra Repubblica, a parole fondata sul lavoro in realtà dominata dal profitto e dagli affari.

Giorgio Cremaschi

La nomina di John Elkann a Cavaliere del lavoro da parte di Sergio Mattarella simboleggia il mutamento genetico della nostra Repubblica, a parole fondata sul lavoro in realtà dominata dal profitto e dagli affari.

Il presidente del gruppo Stellantis, di cui i francesi gestiscono il potere, gli olandesi le tasse e gli americani i programmi produttivi in Italia, può essere cavaliere di qualsiasi impresa tranne che del lavoro. Nelle fabbriche ex FIAT, poi FCA e infine Stellantis, in Italia dilaga la cassa integrazione e le condizioni di lavoro stanno ovunque degradando, anche se gli operai tacciono per paura e i sindacati ufficiali per complicità. Negli stabilimenti ex Fiat le libertà dei lavoratori sono cancellate da quando undici anni fa Sergio Marchionne, per conto di John Elkann, pose ai lavoratori di Pomigliano l’ultimatum: o rinunciate al contratto nazionale o rinunciate alla fabbrica. Quel ricatto passò, non solo alla ex Fiat ma in tutto il paese, con il consenso della maggioranza dei rappresentanti sindacali, contro la Fiom e i sindacati di base, e della quasi totalità di quelli politici. Così i lavoratori italiani ebbero al tempo stesso le delocalizzazioni, i licenziamenti e il massacro dei loro diritti. E oggi si possono legalmente offrire mansioni (non chiamiamoli lavori) a due euro all’ora, mentre ci sono imprenditori che si lamentano perché non trovano dipendenti per sessanta ore a settimana e trecento euro al mese. E nei luoghi di lavoro, e non solo in essi, si muore in massa perché le più elementari norme di sicurezza non vengono rispettate.

John Elkann è uno dei più ricchi rappresentanti di questo mondo ingiusto e nemico del lavoro. La sua famiglia, gli Agnelli, da più di cento anni accumula ricchezza con il contributo fondamentale dei soldi e delle istituzioni pubbliche. Quella ricchezza si è sempre accresciuta, anche quando migliaia di lavoratori FIAT finivano in mezzo alla strada. Eppure quella ricchezza, che quella numerosissima famiglia deve ai lavoratori e a tutto il paese, è oggi accumulata in una finanziaria con sede legale e fiscale all’estero.

John Elkann è prima di tutto un erede fortunato e il suo merito è prima di tutto di far parte della famiglia giusta, per il resto è semplicemente il maggior azionista di una multinazionale che con il lavoro in Italia ha solo debiti, in costante crescita. Egli è un cavaliere del non lavoro e premiandolo Sergio Mattarella rende vuoti ed un poco ipocriti tutti i suoi appelli alla giustizia e all’eguaglianza.

(foto ANSA/ETTORE FERRARI)



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