L’Eneide di Didone

Nel suo nuovo romanzo Marilù Oliva rilegge uno dei capolavori della classicità a partire dal punto di vista femminile di uno dei suoi personaggi più memorabili, Didone.

Massimo Castiglioni

Ci sono almeno tre livelli di lettura, tra loro ben concatenati, attraverso i quali è possibile approcciarsi all’Eneide di Didone di Marilù Oliva, da poco pubblicato presso Solferino: il primo riguarda il confronto con il poema di Virgilio, tra i capolavori della classicità; il secondo sta nell’aver ripreso quella storia a partire dal punto di vista di uno dei suoi personaggi più memorabili, Didone, certamente la protagonista assoluta del romanzo, come si evince già dal titolo; il terzo, davvero importante, si trova nella scelta di non essersi limitati a seguire la vicenda unicamente dallo sguardo di Didone, ma di frammentare la narrazione coinvolgendo altre due figure, per giunta divine: Giunone, avversa ai troiani e protettrice di Didone, e Venere, madre di Enea e desiderosa di portare a compimento quanto il fato ha prescritto per il figlio e per il nipote Ascanio, da cui discenderà una civiltà che ben conosciamo.

Sono queste tre personalità femminili a sostenere l’intera impalcatura del libro. I capitoli sono di volta in volta assegnati a ciascuna di esse, ed è la loro voce in prima persona a sviluppare gli eventi, raccontati attraverso un costante presente indicativo (tranne per quegli episodi che precedono il romanzo) che trascina ancor di più il lettore nell’immediato darsi dell’azione. E il tutto procede con notevole armonia: il passaggio da un punto di vista all’altro non genera mai stridori o confusione nel dispiegarsi di un intreccio che avanza all’insegna dello stesso fascino con cui, ancora oggi, si può leggere l’Eneide.

Ma come già accennato, questo non è il puro testo virgiliano, né si tratta di una banale riscrittura. Il cuore pulsante di tutto sta in Didone. Nelle “Note Finali”, Marilù Oliva ci spiega in quali punti, e perché, è stato necessario allontanarsi dalla lezione virgiliana, e soprattutto qual è stata la domanda alla base del libro: «Come è possibile che una donna forte, determinata e autonoma come Didone, regina di popoli, in fuga da un fratello assassino e avido, abbia deciso di uccidersi per un uomo che – si sapeva fin dall’inizio – era solo di passaggio?». Nell’Eneide il suicidio della regina ha la semplice funzione narrativa di eliminazione di una sorta di ostacolo posto sul cammino dell’eroe. Si tratta di un gesto poco coerente col personaggio e col suo fortissimo carattere. Cosa sarebbe accaduto, allora, se Didone avesse agito in maniera più conforme alla sua personalità? Una possibile risposta si trova nelle pagine del libro di cui stiamo parlando. Ovviamente l’autrice non ha potuto evitare qualche licenza per portare avanti la sua idea; ma queste libertà (una in particolare, fondamentale snodo del romanzo, che qui per ovvi motivi si tace) riescono ad amalgamarsi con grande semplicità con l’opera di riferimento, e a guadagnarci è soprattutto la possibilità di scrutare nel cuore complesso e battagliero di Didone, donna determinata e affettuosa (come mostrano le tenere pagine sul rapporto materno che si instaura con Ascanio), amorevole e combattiva («Pulsa in me un sangue guerriero che non riesco a placare»).

L’Eneide di Didone segue idealmente il lavoro fatto da Oliva con L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (del 2020), e in un orizzonte più ampio offre testimonianza non solo delle suggestioni che la letteratura ricava ancora oggi dai testi del passato, ma soprattutto della possibilità di guardare a questo straordinario patrimonio alla luce di nuove prospettive critiche e culturali, che nello specifico attengono alla rilettura dei classici in chiave femminile. Un contesto davvero ampio, che va dalla Margaret Atwood del Canto di Penelope (2005) alla Pat Barker del Silenzio delle ragazze (2018), dalla Madeline Miller di Circe (2019) alla Nathalie Haynes del Canto di Calliope (sempre del 2019), e si potrebbero fare molti altri esempi. Ciò che qui interessa brevemente registrare è una tendenza internazionale, impossibile da ignorare, in cui Marilù Oliva si ritaglia uno spazio importante.



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