Le eretiche e le altre donne d’opposizione

«La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo»

Marilù Oliva

Eretiche. Donne che riflettono, osano, resistono di Adriana Valerio, già docente di Storia del cristianesimo presso l’Università Federico II di Napoli, è un saggio edito dal Mulino.
Racconta di donne controcorrente, intelligenti, audaci, coraggiose che osarono porre in discussione i dogmi o sconquassare gli equilibri, considerate avverse all’ortodossia e quindi marchiate, perseguitate, calunniate, castigate come eretiche, talvolta bruciate.

Questo agile libro di circa 150 pagine è un excursus diacronico che parte dai primordi del cristianesimo e ne attraversa la storia fino alle dissidenti di oggi, in particolare cattoliche decise a esercitare il ministero, come la francese Anne Soupa, candidatasi vescova nella vacante diocesi di Lione. Oltre a lei ce ne furono innumerevoli altre a spezzare il pensiero comune – Margherita Boninsegna da Trento, Guglielma di Milano, Antonietta Giacomelli, per fare qualche nome – talvolta bollate come “femminette” e “donnicciole”. Montaniste, beghine, valdesi, catare, gianseniste: chi furono coloro che batterono strade differenti, rispetto a quelle battute dai gruppi dominanti? Nomi quasi inghiottiti dalla storia, che pochi conoscono, se si eccettuano le eroine più popolari come Giovanna d’Arco, che fin dall’età di 12 anni sentiva voci che la spronavano a salvare la Francia, minacciata dagli inglesi:

«Giovanna indossò abiti maschili, si armò e si unì vittoriosamente all’esercito. Liberata Orléans assediata dagli inglese, Carlo fu incoronato il 17 luglio 1492, ma la sua strategia politica fatta di compromessi e di trattative mal si conciliavano con l’intransigenza di Giovanna la quale, tradita, cadde nelle mani dei nemici inglesi che intentarono contro di lei un processo politico, condannandola come eretica: le venne rimproverato di disobbedire alla chiesa e di indossare indumenti maschili».

Gli strumenti di repressione messi in campo per osteggiarle sono diversi e vanno dal discredito al rogo. A partire dal XIV secolo si rafforzò l’ossessione per le streghe, depositarie – secondo i seguitissimi luoghi comuni dell’epoca – di un potere pernicioso ottenuto grazie a un patto col diavolo. Così, le donne alternative, quelle di opposizione o che esercitavano ancestrali pratiche di guarigione, magari depositarie di segreti rimedi officinali furono ammantate di connotazioni legate al maligno.

Se l’Inquisizione dispiegava un sistema di controllo capillare, la trattatistica fioriva, basti pensare al celebre Malleus Malleficarum di Krämer, che fece un ritratto alquanto caricaturale, purtroppo ai tempi considerato autorevolissimo, visto che questo testo era il manuale degli inquisitori:

«…con “donna” si intende sempre la concupiscenza della carne, tendono a essere credule, per natura sono più facilmente impressionabili, hanno una lingua lubrica, siccome sono difettose in tutte le forze tanto dell’anima quanto del corpo, non c’è da meravigliarsi se operano molte stregonerie contro gli uomini che vogliono emulare»

Se i tempi sono cambiati, è molto interessante capire come l’immagine della donna di oggi dipenda anche dalla rappresentazione distorta subita nel passato. Il clima di sospetto, l’idea della colpa, la quasi condizione di minorità in cui era relegata, la reificazione di un corpo che veniva punito come se, attraverso la sofferenza e le fiamme, si potesse estinguere un inesistente male: anticipazioni molto lontane che però pesano su condizioni che oggi purtroppo conosciamo bene, che vanno dal gender gap al femminicidio, dall’oggettivazione al mansplaining. Per cambiare le situazioni e le mentalità, il primo passo da fare è prenderne consapevolezza e questo libro è un ottimo strumento per comprendere meglio quanto le eresie, di cui le donne sono state tacciate nel corso della storia, celassero in realtà solo grandi pregiudizi.

 



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