Di esorcismo si muore

In California una bambina di soli tre anni è morta soffocata durante un rito per “scacciare il maligno” in una chiesa pentecostale.

Cinzia Sciuto

Morire per asfissia durante un rito di esorcismo a soli tre anni. È accaduto in una chiesa pentecostale a San José, in California, lo scorso 24 settembre ma la notizia si è diffusa solo nelle scorse settimane quando le autorità hanno arrestato la madre, uno zio e un nonno della piccola Arely Doe, tutti e tre accusati degli abusi che hanno condotto alla sua morte.

Secondo la ricostruzione del quotidiano The Merkury News, i leader religiosi della chiesa hanno confermato di aver eseguito sulla bambina un rito per “liberarla dagli spiriti maligni”, ma hanno affermato che ciò che è accaduto era “la volontà di Dio”, non la conseguenza di un esorcismo. Le parole sono di Rene Huezo, pastore della Iglesia Apostoles y Profetas nonché nonno della vittima, sentito dal quotidiano pochi giorni prima di essere arrestato.

Le autorità hanno dichiarato che la mamma, lo zio e il nonno stavano tentando di indurre la bambina a vomitare per espellere quello che credevano fosse uno “spirito maligno” che la possedeva. Stando alle dichiarazioni della polizia, riferite dal New York Times, la notte del 23 settembre Arely si è svegliata ripetutamente, urlando e piangendo. La madre, convinta che la figlia fosse posseduta da un demone, verso le 6:30 del mattino insieme al fratello l’ha portata nella chiesa guidata dal nonno della piccola. Qui, nel tentativo di indurle il vomito che avrebbe scacciato lo spirito maligno, i tre avrebbero a turno stretto il collo della piccola Arely mentre gli altri due la tenevano ferma, finendo per soffocarla.

Dall’autopsia è anche emerso che la bambina era a digiuno da circa 20 ore ed era quasi disidratata. L’esame ha rilevato numerosi lividi sul collo e sulla clavicola, gonfiore cerebrale, ferite da corpo contundente al petto e alla schiena e un’emorragia interna al cuore.

Si potrebbe pensare che si tratti di un caso assolutamente marginale accaduto in una piccola chiesa protestante come ce ne sono a centinaia, se non migliaia, negli Usa. Comunità che non dipendono da nessuna gerarchia e che ruotano attorno a un pastore/guru. Ma quella degli esorcismi è lungi dall’essere una questione che riguarda solo piccole sette marginali. Lo scorso maggio si è tenuto a Roma, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, un “Corso su esorcismo e preghiera di liberazione”. E di fronte alla tentazione di pensare che nell’ambito del cattolicesimo gli esorcismi sono quantomeno eseguiti da sacerdoti formati all’uopo e che dunque “incidenti” come quello di San José non possono accadere, si consiglia di rispolverare le cronache dello scorso dicembre: a Vicenza una donna in evidente stato confusionale è stata tenuta sotto sequestro e sottoposta a esorcismo per nove ore, prima di svenire ed essere finalmente portata in ospedale.

Quello che accade durante gli esorcismi è difficile da sapere, giacché si svolgono sempre al chiuso e in privato. Quel che è certo è che le stesse identiche pratiche, se non fossero coperte dal “cappello” della fede sarebbero considerate intollerabili e rubricate per quello che sono: pratiche superstiziose, violente e pericolose, inaccettabili in una democrazia del XXI secolo.

CREDIT IMMAGINE: Francesco Pesellino, Filippo Lippi e bottega, altare di Santa Trinita e Pistoia, 1455-60, predella 03 esorcismo di San Zeno



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