“Assange libero”. Il premio Nobel per la pace Esquivel accusa l’immobilismo dell’Onu

Per il pacifista e premio Nobel argentino "le Nazioni Unite sono un faro spento che deve tornare ad accendersi: vanno trasformate e democratizzate".

Rossella Guadagnini

“Le sofferenze che Julian Assange sta patendo per la sua ingiusta detenzione sono provocate dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, che vogliono silenziare e punire un giornalista che ha avuto il coraggio e l’etica professionale di pubblicare informazioni sui crimini commessi dagli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan”. Così il pacifista argentino Adolfo Maria Pérez Esquivel, vincitore del premio Nobel per la pace nel 1980, rinnova ancora una volta il suo “appello urgente” per la liberazione del fondatore di Wikileaks.

Architetto e scultore, Esquivel è nato a Buenos Aires il 26 novembre del 1931. Ricevette il prestigioso riconoscimento per le denunce contro gli abusi della dittatura militare argentina negli anni Settanta del secolo scorso. E ora, a 90 anni, afferma: “Il trattamento inumano, fisico e psicologico, cui è sottoposto Assange e i molti anni di persecuzione gli hanno provocato un deterioramento fisico e psicologico. L’annuncio della sua estradizione negli Stati Uniti, dove rischia una condanna a 175 anni di carcere, equivale a una condanna a morte”.

Le conseguenze di questa “politica repressiva, che viola il diritto alla libertà di stampa, puntano a controllare i mezzi di comunicazione. Si vuole far tacere col terrore i giornalisti che provano a dare informazioni sulle violazioni dei diritti umani commessi dagli Stati Uniti e da altre potenze che fanno parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”.

Di tutto ciò non si parla. “Si copre l’impunità dei crimini commessi contro i popoli, minacciando chi li denuncia”, prosegue Esquivel: “È deplorevole che la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, presieduta da Michelle Bachelet, non abbia la forza e gli strumenti giuridici per difendere la libertà di stampa, impedire l’estradizione di Assange e chiederne la liberazione”.

Le Nazioni Unite, secondo Esquivel, devono “essere trasformate e democratizzate. Attualmente questo organismo non ha la possibilità di agire e di difendere la pace e la vita dei popoli e delle persone. È un faro spento che ha bisogno della forza e della volontà dei popoli per essere nuovamente acceso e tornare a illuminare l’umanità”.

“Mi appello ancora con forza alle associazioni di giornalisti, al mondo della cultura, ai giuristi, alle organizzazioni per i diritti umani: non rimanete indifferenti. Alzate la vostra voce per chiedere la liberazione di Julian Assange”.



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