Europa comprata e venduta, dal calcio ai valori irrinunciabili

L'Europa, con gli scandali di corruzione e la dipendenza economica dai dittatori, anche nello sport, sta rinunciando se non a un’ipotetica purezza almeno alla propria dignità: quel senso di superiorità morale che le faceva pretendere il ruolo di faro della civiltà.

Pierfranco Pellizzetti

Se l’ayatollah Lele Adani fosse in grado di uscire dalla trans mistica, in adorazione permanente dei miti pedatori, si renderebbe conto che il Leo Messi oggetto della sua devozione, il Migliore dei Migliori, il Mario Draghi pallonaro globale, nel corso della cerimonia per la meritata vittoria nel Mondiale è stato ridotto al ruolo di burattino qatariota dall’emiro Al Thani: la mossa indecente di ricoprirne la maglia dell’Argentina con la tunichetta bisht; quel ridicolo negligé semi-trasparente simbolo del potere di chi si compra il calcio europeo grazie alla montagna di petroldollari su cui è seduto. Il gioco più amato e popolare a livello continentale, da trasformare in un marchingegno spudorato che azzera ogni infamia dei despoti mediorientali.

Operazione conclusa grazie ai servizi del lacchè Gianni Infantino, l’avvocaticchio svizzero che presiede la FIFA, ingolosito dalle mance a proseguire nell’indecenza facendo il bis di questa baracconata fuori stagione e in siti improbabili, con l’assegnazione del Mondiale di calcio 2030 all’Arabia Saudita del principe Mohammed Bin Salman; l’efferato tagliagole che quando un dissidente si permette di criticarlo – come il cronista del Washington Post Jemal Khashoggi – lo condanna a morte, lo fa fare a pezzi e portare via i resti in una valigia. Ma, dopo qualche pigolante protesta di maniera, tutto questo viene immediatamente dimenticato a fronte della dovizia del personaggio. Proprio vero: “dove il conto in banca è a posto l’odio per lo straniero svanisce”, mentre “gli stranieri sono tanto più stranieri quanto più sono poveri” (disse Hans Magnus Enzerberger).

Il fatto è che adesso a essere diventata povera è la vecchia signora del mondo: l’Europa; una condizione che la induce a rinunciare se non a un’ipotetica purezza almeno alla propria dignità; quel senso di superiorità morale che le faceva pretendere il ruolo di faro della civiltà. Mentre la sua suprema assise – il parlamento di Bruxelles – si rivela l’osceno sinedrio di politicanti con il cartellino del prezzo alla ricerca di acquirenti, siano lobbisti oppure i rappresentanti dei Paesi di recente arricchimento.

Insieme all’argenteria di famiglia, il consesso europeo mette all’incanto qualsivoglia souvenir del bel tempo passato, pur di sopravvivere nella decadenza innescata dalle distruzioni avvenute nella Guerra civile dei Trent’anni (1914-1945) e poi dall’essersi incanaglita quale terreno di scontro della Guerra Fredda. Ci si illudeva di rifarsi una verginità grazie a una costante crescita economica, di cui lo scontro Russia-Ucraina ha mostrato le fondamenta d’argilla. Quel gap energetico che consente a qualunque produttore di ricattare impunemente gli acquirenti: tanto la Russia di Putin, inducendoci a indecorosi salti mortali per non essere strozzati dalla bolletta energetica, come gli emiri del Qatar da non infastidire con le tematiche dei diritti umani.

Mentre nel crepuscolo europeo non si salva nessuno: la presunta locomotiva continentale – la Magna Germania – risulta la vera perdente nel conflitto tra Est e Ovest combattuto a Kiev. Come ha scritto Lucio Caracciolo, “Berlino perde contemporaneamente la vitale interconnessione gasiera con la Russia e importanti quote di mercato in Cina”. Il fallimento del modello geopolitico/economico di cui i tedeschi devono dire grazie al presunto genio strategico Angela Merkel. Mentre la Francia, priva dell’asse tedesco, scopre la propria insignificanza.

E l’Italia? Con l’avvento della Destra a guida Meloni scopriamo che mentre anche tutti i nostri vicini fanno mercimonio del loro passato, noi subiamo un ulteriore processo colonizzativo: l’americanizzazione, promossa della puffetta mannara sempre più in stato confusionale, riprendendo le tematiche anti-poveri della tradizione anglosassone (Beniamino Franklin anticipava l’orco Claudio Durigon, che vuole condannare il patrimonio di giovani laureati al declassamento, sostenendo che i poveri non vanno aiutati affinché imparino a cavarsela da soli: magari buttandosi in politica come i Durigon?). La cancellazione di ogni forma di aiuto ai bisognosi, al fine di blandire l’elettorato di micro impresa, che pretende mano libera nel sottopagare il lavoro e così occultare la propria inettitudine gestionale.

Ormai niente sembra indignarci. Dunque va benissimo cedere anche il calcio al migliore offerente. Tanto non farà molto peggio dei vecchi padroni. Di chi pompava veleni nelle arterie dei giocatori per aumentarne resistenza e massa muscolare. Forse è per questo che oggi piangiamo il prematuro decesso di Sinisa Mihajlovic e siamo in ansia per Gianluca Vialli.



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