Geopolitica e crisi del Covid, l’Europa al bivio

La crisi dell’Ucraina, la guerra fredda tra USA e Cina e la crisi del Covid impongono la sostanziale cancellazione del Fiscal Compact e la revisione del Trattato di Maastricht. O l’Unione Europea svolta o può disintegrarsi nello scontro tra le Superpotenze.

Enrico Grazzini

Geopolitica e crisi del Covid fanno saltare i vecchi schemi dell’economia. Per la prima volta dopo la caduta dell’URSS è nuovamente possibile una guerra diretta tra le grandi potenze del pianeta. La nuova Guerra Fredda tra USA, Russia, Cina cambia tutto: i paesi europei, e quelli dell’eurozona in particolare, dovranno scegliere se puntare sull’autonomia strategica o se subordinarsi all’alleato americano, buttando alle ortiche le vecchie stupide regole che finora hanno solo frenato lo sviluppo economico, oppure disintegrarsi sotto la pressione crescente dei grandi e bellicosi giochi delle superpotenze militari. La geopolitica condizionerà sempre di più l’economia e la politica dei blocchi non lascerà molta libertà ai paesi minori. In Europa il Fiscal Compact è ormai da cancellare e anche Maastricht dovrà essere auspicabilmente rivisto.

Dopo la crisi del Covid e la prova di forza tra Stati Uniti e Russia in Ucraina (che è il paese più vasto del continente europeo dopo la Russia e conta ben 40 milioni di abitanti) e a causa della lotta per l’egemonia tra gli USA e la Cina nell’area asiatica e globale, l’economia mondiale entra in una fase nuova: si annuncia un’epoca di deglobalizzazione, di turbolenza finanziaria, di scontro commerciale e tecnologico, se non perfino militare, tra stati che perseguono esclusivamente logiche di potenza e interessi neo-imperiali. Il nuovo contesto economico sarà in prospettiva completamente differente da quello che abbiamo vissuto finora e, se possibile, sarà ancora più complicato e pericoloso. La politica del confronto tra i blocchi impone il superamento della logica del libero commercio nei mercati globali. Le questioni commerciali e finanziarie diventeranno anche e soprattutto scelte politiche. La logica dell’autosufficienza nazionale (o continentale) – soprattutto per quanto riguarda la ricerca scientifica, le risorse energetiche, le nuove tecnologie (microchip, intelligenza artificiale, 5G, cybersicurezza, digital money, data management, biotecnologie, ecc) – e il protezionismo commerciale prevarranno sulle politiche di libero scambio. Lo stato “sovranista” assumerà un ruolo sempre più rilevante e diretto nell’economia e nei rapporti internazionali. La sovranità nazionale tornerà a essere più importante dei “vantaggi comparati” legati al libero commercio.
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