Eutanasia clandestina e suicidi di malati: due ragioni forti per legalizzare l’eutanasia

Ogni anno 700 suicidi di malati inguaribili che non possono trovare con l’eutanasia una “morte degna” e 20mila casi di eutanasia clandestina.

Carlo Troilo

Penso che un modo utile per contribuire al dibattito aperto da MicroMega sul tema della eutanasia sia quello di mettere in fila le principali ragioni che rendono necessario e urgente l’inizio di una discussione vera sulla legge di iniziativa popolare presentata alla Camera dalla Associazione Luca Coscioni nell’ormai lontanissimo settembre del 2013 con 67mila firme di cittadini/elettori, che nel frattempo sono diventate 132 mila.

Vediamo alcuni dei dati di fatto più rilevanti.

In questi anni si è costituito un intergruppo parlamentare in favore della eutanasia cui hanno aderito 124 parlamentari fra Deputati e Senatori. L’Intergruppo ha contribuito fortemente, con il suo impegno, a ottenere, nel dicembre del 2017, l’approvazione della legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT).

Alla Camera dei Deputati sono stati depositati, oltre a quello di ALC, altri quattro ddl – ovviamente non tutti dello stesso tenore – a firma di esponenti del Pd, del Movimento 5 Stelle, di Leu e della Lega.

È aumentato in modo esponenziale il numero degli italiani favorevoli alla eutanasia, che secondo una indagine della Swg è giunto al 93% della totalità dei cittadini (erano il 55,2% nel 2015). Ma anche il Rapporto EURISPES dà il 75% degli italiani favorevoli. Favorevoli anche le zone in cui è più forte l’influenza della Chiesa e della Lega, come dimostra la ricerca annuale dell’Osservatorio del NordEst per Il Gazzettino.

Questi fatti positivi, naturalmente, derivano anche dalla spinta venuta alla nostra battaglia dalle sentenze di assoluzione di Marco Cappato e Mina Welby nei processi DJ Fabo e Trentini e dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha fatto seguito al processo per il caso di Fabo Antoniani: un clamoroso “evento” politico e giornalistico che ha segnato – anche per la grande visibilità assicurata dai programmi televisivi – un punto di enorme rilevanza a favore della nostra causa.

Questi straordinari risultati in sede giudiziaria affondano le loro radici in alcune realtà di fatto che provo a sintetizzare. Ricordo due delle più rilevanti.

I suicidi di malati

Nel marzo del 2004 mio fratello Michele, malato terminale di leucemia, non avendo trovato un medico disposto ad aiutarlo a morire, si suicidò gettandosi dal quarto piano della sua casa. Decisi di rendere nota questa vicenda personale e lo feci con una lettera a Corrado Augias, che rispose con molta passione al mio appello e per diversi giorni continuò a pubblicare su “Repubblica” le testimonianze di lettori che avevano vissuto la stessa tragica vicenda. Da allora sono stato costantemente impegnato nella Associazione Luca Coscioni per ottenere la legalizzazione dell’eutanasia.

Partendo dalla vicenda di mio fratello Michele mi misi a indagare sui suicidi di malati: una “indagine” in realtà molto facile perché scoprii subito che l’ISTAT (il presidente, all’epoca, era il professor Alberto Zuliani, che conoscevo da anni e che accettò di collaborare con l’Associazione Coscioni nel gruppo di lavoro sulla disabilità da me promosso) pubblicava da anni – senza impegnarsi per renderli pubblici – una tabella sui suicidi di malati, che raggiungevano i mille casi ogni anno. Qualche presidente successivo ha sospeso per diversi anni la pubblicazione delle tabelle sui suicidi (forse anche per pressioni politiche?). Quando ha ripreso – grazie anche alle nostre proteste – l’ISTAT è passata, per la raccolta dei dati, dalla “fonte giudiziaria” (i Carabinieri o la Polizia che giungono per primi sui luoghi dei suicidi e annotano “la motivazione” in base a quanto dicono i familiari o gli amici o i vicini di casa) alla “fonte medica” (i medici degli ospedali in cui i suicidi vengono portati). Questo passaggio a una diversa fonte ha portato a una forte diminuzione del numero dei suicidi per malattia. Malgrado il cambiamento dei metodi di rilevazione, i suicidi di malati che non possono trovare con l’eutanasia una “morte degna” continuano comunque a superare i 700 casi l’anno. Quasi due al giorno, più o meno quanti i troppo numerosi morti sul lavoro.

Nel marzo del 2014, nel decennale del suicidio di Michele, inviai al Presidente della Repubblica una lettera aperta firmata anche dai congiunti di tre suicidi molto noti (Mario Monicelli, Lucio Magri e Carlo Lizzani). Il Presidente Giorgio Napolitano rispose dopo due giorni con una lettera (di cui mi autorizzava a dare notizia) in cui affermava che “Il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere un sereno e approfondito confronto di idee”. E aggiungeva: “Richiamerò su tale esigenza, anche attraverso la diffusione di questa mia lettera, l’attenzione del Parlamento”.

L’eutanasia clandestina

Nel 2007 uno studio dell’Istituto Mario Negri rivelò un dato clamoroso: ogni anno, negli ospedali e nelle cliniche private, circa 20mila malati ottenevano la eutanasia clandestina. Avendo io evidenziato in sede giornalistica questo dato clamoroso, il direttore dell’Istituto, Silvio Garattini, precisò che in realtà non si trattava di eutanasia ma di cessazione dell’accanimento terapeutico: un distinguo molto fragile, tanto che negli anni successivi il ricorso “silenzioso” alla eutanasia è stato sempre più spesso riconosciuto dai direttori di ospedali e cliniche, senza suscitare alcuna polemica.

Tenendo conto di tutti i dati di fatto fin qui ricordati – e anche del lavoro già svolto dalle Commissioni parlamentari competenti, che hanno tenuto una serie di audizioni in merito – l’inerzia del Parlamento, che tiene bloccato il tema della legalizzazione della eutanasia, costituisce una grave inadempienza e un autentico tradimento della volontà popolare. A settembre – dopo la raccolta delle firme per i referendum abrogativi di alcune parti dell’articolo 579 del codice penale (omicidio del consenziente ) – riprenderemo la nostra battaglia perché la Camera dei Deputati discuta e approvi il nostro ddl di iniziativa popolare sulla legalizzazione della eutanasia, ponendo fine con una normativa civile – ormai diffusa in molti dei paesi più avanzati del mondo – alle inutili sofferenze di tanti malati inguaribili che chiedono solo di poter morire con dignità.

E metterò in atto uno sciopero della fame per porre fine a questa vergognosa inerzia.


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