Eutanasia: Mario, tetraplegico, diffida i ministri Speranza e Cartabia

“Il Governo attivi i propri poteri per il rispetto del mio diritto al suicidio assistito”. La nuova azione legale arriva dopo la denuncia alla ASUR Marche per la mancata verifica delle sue condizioni volte ad accertare il suo diritto, già sancito dalla Consulta.

Redazione

Il 27 agosto 2021, a un anno dalla richiesta alla struttura pubblica sanitaria di verifica delle proprie condizioni di salute (al fine di attivare il percorso stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza Cappato/Dj Fabo che prevede che l’aiuto al suicidio non costituisce reato in certe condizioni) Mario, 43 anni e malato tetraplegico da 10 anni, tramite il suo collegio difensivo, ha inviato una lettera di messa in mora e diffida ad adempiere al Ministro della Salute Roberto Speranza e alla Ministra della Giustizia Marta Cartabia, mettendo a conoscenza anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi.

Mario ha chiesto  che il Governo attivi tutti i poteri di cui è titolare per attuare il suo diritto a poter accedere legalmente al suicidio assistito già sancito dalla sentenza della corte costituzionale numero 242/2019.

“Mario ha deciso di rivolgersi al Governo affinché ripristini la legalità violata da un’ inerzia delle istituzioni competenti. Il Governo ha il potere di attivarsi in sostituzione di tali  istituzioni nel caso di mancato rispetto del diritto, dunque ha il dovere di farlo”, ha dichiarato Filomena Gallo, co-difensore di Mario e Segretario Associazione Luca Coscioni. “Nonostante le sentenze della Corte costituzionale siano immediatamente esecutive, applicabili dal giorno successivo alla loro pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e in questo caso dal 28 novembre 2019, Mario è stato costretto ad attivarsi sia a livello giudiziale che stragiudiziale per chiedere il riconoscimento di un diritto già riconosciuto e affermato dalla Corte Costituzionale che non necessitava di ulteriori atti affinché divenisse fruibile”.

Per chiedere il rispetto di questo diritto, Mario aveva denunciato la ASUR Marche per omissione di atti di ufficio, ovvero l’omissione, da parte dell’azienda sanitaria, della verifica delle sue condizioni cliniche  nonché la mancanza di qualsiasi comunicazione che giustificasse il ritardo. Infatti, il reato di omissione di atti d’ufficio si configura quando l’istituzione pubblica non compia l’atto del suo ufficio entro trenta giorni dalla richiesta e non risponda per esporre le ragioni del ritardo. Il legislatore prevede dunque che la comunicazione del ritardo rilevi come illecito tanto quanto l’omissione dal momento che l’avente diritto  non viene informato sullo stato della sua richiesta.

A causa prima del diniego e poi dell’inerzia dell’ASUR Marche, nonostante un diritto sancito dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, Mario si è visto costretto a ricorrere ai Tribunali per chiedere che il Servizio Sanitario si attivasse per adempiere a un obbligo di legge. Nonostante il Tribunale di Ancona abbia ordinato all’ASUR Marche di effettuare le verifiche sulle condizioni di Mario, a oltre un anno dalla prima richiesta Mario è ancora in attesa, sia della verifica delle sue condizioni sia di qualsiasi tipo di comunicazione in grado di giustificare le ragioni di tale ritardo, costretto a una condizione di sofferenza contro la sua volontà.

Per questi motivi ha deciso di rivolgersi al Governo, affinché ripristini la legalità violata da un inerzia delle istituzioni competenti. Il Governo infatti, in virtù della Costituzione, ha il dovere di attivarsi in sostituzione di tali  istituzioni nel caso di mancato rispetto del diritto e nello specifico, come prevede l’art. 120 Cost. “quando lo richiedono la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”. Tale potere del Governo, come previsto dal comma 1 dell’art. 8 della legge  131/2003  si esplica su “proposta del Ministro competente per materia, a seguito del quale il Presidente del Consiglio assegna all’ente interessato, nel nostro caso l’Azienda Sanitaria, un congruo termine per adottare i provvedimenti dovuti o necessari; decorso inutilmente tale termine, il Consiglio dei ministri, sentito l’organo interessato, su proposta del Ministro competente o del Presidente del Consiglio dei ministri, adotta i provvedimenti necessari, anche normativi, ovvero nomina un apposito commissario”.

Mario ha deciso di rivolgersi al Governo affinché il diritto riconosciuto dalla Corte costituzionale e immediatamente applicabile sia reso fruibile ed esercitabile, non occorrono atti amministrativi/normativi per l’applicazione di quanto previsto dalla sentenza numero 242 del 2019 della Corte Costituzionale, occorre che chi deve compiere determinate funzioni le compia e se ciò non avviene il Governo ha il dovere di intervenire per un’applicazione uniforme, certa, della sentenza di incostituzionalità su tutto il territorio. In assenza, si ha violazione della Costituzione.



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