Falco Accame, un militare da ricordare con gratitudine

Scomparso all’età di 96 anni, l’ex ammiraglio ha sempre lottato per svelare di che lacrime e sangue grondi il potere militare, specie quello protetto dai “segreti di Stato”.

Angelo d'Orsi

Epoca tristissima, questa, nella quale non riusciamo a contare i morti. E tra le centinaia di migliaia ignoti, ho contato tanti amici compagni parenti.
Nell’ultimo anno se ne sono andati illustri intellettuali, scrittori, storici, filosofi, economisti, letterati, scienziati, artisti. Ho commemorato solo qualcuno fra i tanti. Ma stavolta voglio almeno ricordare il nome di un uomo che ci ha lasciato, addì 13 dicembre, all’età di 96 anni, un nome noto a pochi e che sarà ricordato da pochissimi. Perciò voglio farlo io. Si tratta di Falco Accame. Suo figlio Carlo ha dato l’annuncio con queste parole:

Durante la sua vita ha sempre amato capire la molteplicità di elementi che generano la ‘realtà’, approfondire, analizzare partecipando attivamente alla vita pubblica del paese con articoli, proposte di legge, dibattiti, manifestazioni. A 96 anni forse era venuto il tempo di lasciarci perché sentiva di non essere più in grado di combattere contro le ingiustizie”.

Militare di carriera, Accame, divenuto ammiraglio, non per questo aveva abdicato alla facoltà raziocinante, e soprattutto non aveva dimenticato che anche per i militari, di tutte le Armi, vale il principio del rispetto della Costituzione, e dell’articolo 9 che ricorda che la Repubblica “ripudia” le guerre. Un militare di professione che volle e seppe essere cittadino in senso pieno seguendo la strada segnata dal grande Nino Pasti, generale anch’egli, del quale fu ‘seguace’, stretto collaboratore e amico. Quando si resero conto che la NATO non era uno strumento di pace e stabilità, ma all’opposto di guerra e instabilità, portarono avanti un implacabile lavoro di denuncia e controinformazione. Pasti venne candidato ed eletto come indipendente nelle liste dell’allora PCI; ma entrò presto in contrasto con la dirigenza del partito, che proprio in quel torno di tempo (fine anni ‘70 – primi anni ‘80) stava accettando l’Alleanza e la sua organizzazione militare. Accame continuò il lavoro di Pasti all’interno della Fondazione divenendone, ben a ragione, presidente.

Alti ufficiali che avevano conosciuto dall’interno la Nord Atlantic Treaty Organization (NATO, appunto) erano i più adatti a rivelare quali fossero i veri scopi del Patto Atlantico e della sua estensione militare: ovviamente questo non poteva essergli perdonato. Ma proprio come Nino Pasti, anche Falco Accame non si diede per vinto, e gettò tutto il peso della sua esperienza diretta, e della sua vasta conoscenza della materia (e delle discipline affini alla scienza militare, dalla geopolitica all’economia, dagli studi strategici alla demografia, dal diritto internazionale alla storia e alle geografia…), per lottare contro ogni fora e tipo di imperialismo e di bellicismo, e per svelare di che lacrime e di che sangue grondi il potere militare, specie quello occulto, quello protetto dai “segreti di Stato”.

Insomma, come aveva fatto Nino Pasti, e all’ombra del suo nome, anche Falco Accame volle testimoniare dentro fuori delle Forze Armate, e in Parlamento (fu eletto nelle liste del Partito Socialista. ma venne ben presto emarginato), la sua passione civile, fino alla fine, subendo ritorsioni, minacce, denigrazioni; fu persino inserito fra i sospettati di essere al servizio dell’Unione Sovietica nella grottesca Commissione Mitrokhin, presieduta nientemeno che da Paolo Guzzanti; di essa giustamente si sono perse le tracce…

Fra i tanti titoli di merito va ricordato il suo contributo al Tribunale Ramsey Clark per i crimini della NATO in Jugoslavia, fondato nel 1999, come ramo del celebre Tribunale Russell. Anche Clark, giurista e politico statunitense fuori del coro, ci ha lasciato quest’anno, purtroppo, e quasi nessuno lo ha ricordato.

Enrico Vigna, fondatore e presidente del benemerito CIVG (Centro Iniziative per Verità e Giustizia) di cui Falco Accame fu Presidente onorario, ha reso l’estremo addio così:

“Intendo salutare la scomparsa di un grande uomo, socialista e sinceramente democratico, eticamente integerrimo e instancabile combattente di mille battaglie per la verità e la giustizia. Un uomo semplice ma culturalmente profondo, che fino all’ultimo ha continuato a essere ‘partigiano’, schierato cioè nelle battaglie […] per i popoli aggrediti o calpestati, dalle protervie o arroganze imperiali e imperialiste. Falco aveva un profondo senso dello Stato, un profondo senso dei valori etici e della giustizia sociale, fermo difensore della nostra Costituzione nata dalla Resistenza, […] rivolto verso gli interessi dei ceti popolari, degli umili, degli ultimi”.

(credit foto DE RENZIS /ANSA/JI)



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