Femminicidi: impariamo a cogliere i segnali. E ad avere cura di noi

Si dice che le donne che stanno in una relazione violenta non devono andare all’ultimo appuntamento. Ma è soprattutto ai primi segnali che dobbiamo prestare attenzione. E interrompere subito una relazione che non è di amore ma di possesso.

Cinzia Sciuto

In una scena del magnifico film di Paola Cortellesi C’è ancora domani il fidanzato di Marcella, la figlia della protagonista Delia, le chiede perché si sia truccata e le dice che da quel momento in poi lei appartiene a lui e non avrebbe dovuto truccarsi per andare a lavoro. Delia origlia questo dialogo, coglie immediatamente i segnali di pericolo, mette insieme i pezzi e prende senza indugi una decisione: no, sua figlia non può finire come lei in una relazione con un compagno violento. Un fugace lampo di stupore e sgomento attraversa anche gli occhi di Marcella, che però è troppo giovane e innamorata per trarne le dovute conclusioni. E d’altro canto, lei non è sua madre e il suo fidanzato – figuriamoci! – non è certo come quel rozzo, ignorante e violento di suo padre. Lui è un ragazzo per bene, figlio di una famiglia agiata, moderno, uno che ha studiato, che le vuole bene e che fino a quel momento peraltro (ossia fino al momento del fidanzamento nel quale lei è diventata “ufficialmente” sua) non aveva dato il benché minimo segnale di possessività né tantomeno di aggressività: no, non è proprio possibile che la loro coppia replichi il copione a cui lei ha assistito ogni giorno della sua vita. È solo un po’ geloso, è normale. L’ombra che stava per calarle sugli occhi viene cacciata via.

Sentiamo spesso dire che le donne che sono uscite o stanno uscendo da una relazione con un uomo possessivo e violento non devono accettare “l’ultimo appuntamento”. Ma naturalmente che quello a cui stai andando è l’ultimo appuntamento non lo sai in anticipo. Non lo sapeva Giulia, non lo sapeva Marisa, non lo sapevano le più di 100 donne uccise quest’anno dai loro compagni o ex. Il punto è che a quello che potrebbe essere l’ultimo appuntamento non bisogna proprio arrivarci. Quello che non dobbiamo fare è ignorare il primo segnale. Se non cogli quello, se non gli dai la giusta importanza, ogni appuntamento potrebbe essere l’ultimo. Alla prima volta che ti chiede perché ti sei truccata, perché ti sei vestita così, alla prima volta che ti fa storie quando esci senza di lui, alla prima volta che vuole controllare il cellulare, alla prima volta che allude anche vagamente al fatto che tu gli appartieni, alla prima volta che ti impedisce anche solo con un sottile ricatto morale di fare una cosa che tu vuoi fare: lascialo. Senza indugi, senza attendere di capire se sono segnali innocui o no. Non lo sono mai, anche quando non giungono agli estremi della violenza e dell’assassinio. E taglia i ponti, taglia i rapporti. Non importa se lui soffre, abbi cura di te.
E noi mamme, sorelle, amiche prendiamoci cura reciprocamente le une delle altre. Cogliamoli noi i segnali se nostra figlia, nostra sorella, la nostra amica non riesce a coglierli. E aiutiamola a dire basta.
E voi padri, fratelli, amici rendetevi finalmente conto della vostra responsabilità. Non basta naturalmente educare a non usare violenza. Educate invece i vostri figli all’autonomia. Dite loro che la loro realizzazione non passa per l’umiliazione di una donna, che il successo della loro compagna non è una minaccia per loro ma una gioia da condividere.
Un rapporto ha senso se dentro la coppia ciascuno è più forte e più libero che da solo, se insieme si trova la forza e il coraggio di fare cose che da soli non si avrebbe la forza e il coraggio di fare, se gli orizzonti si ampliano per entrambi. E questo significa non semplicemente “accettare” che l’altro, l’altra, faccia le sue scelte ma anzi incoraggiarla a farle, sostenerla, dare la sicurezza di esserci anche se quelle scelte potrebbero allontanarla. Questo è amore, il resto è solo dipendenza e possesso.



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