Il valore socio-culturale dei festival

“In giro per festival” di Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino (Altreconomia), una mappa con oltre 350 festival di cultura in Italia. Ne proponiamo l'introduzione.

Giulia Alonzo Oliviero Ponte di Pino

Dal fumetto alla scienza, dalla morte alla disperazione, dal cinema asiatico a quello latinoamericano, tutto può diventare festival, un elemento centrale del panorama culturale italiano, sia a livello quantitativo sia per quanto riguarda la loro funzione. Già Flaiano proclamava l’Italia la patria dei festival, Festivalia!

Quando nel 2016, seduti a un tavolo di osteria abbiamo iniziato la mappatura di TrovaFestival, non ci aspettavamo un fermento così importante: a oggi, aprile 2022, il sito conta oltre 1100 festival censiti su tutto il territorio italiano, isole comprese, facilmente consultabili e geolocalizzati grazie al nuovo sito realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Ateatro. Per la precisione, 217 festival di cinema e audiovisivo, 274 di musica, 315 di teatro, danza e circo, 70 di arti visive e 311 di libri e approfondimento culturale. È un’offerta impressionante in un paese come il nostro che ha consumi culturali molto inferiori rispetto alla media europea.

I motivi per frequentare i festival sono numerosi. Con la loro dimensione festosa e rituale, offrono un’opportunità di approfondimento culturale personale e di crescita della collettività, verso nuove pratiche di attivazione di cittadinanza. La progettazione di eventi partecipati, basati sul coinvolgimento di una pluralità di soggetti diversi (Bishop), è resa possibile anche da forme di “individualismo cooperativo e altruistico”, ovvero il “pensare a sé e vivere per gli altri” (Beck). Questo atteggiamento rientra nel processo che Zygmunt Bauman definisce “diventare cittadini”, ovvero porsi nell’orizzonte tra la dimensione individuale della costruzione dell’io e la dimensione collettiva. Si tratta di riempire lo spazio pubblico – uno spazio aperto alla riflessione critica e alla sperimentazione – non più di preoccupazioni individuali, ma per impostare una riflessione condivisa, in grado di confrontarsi con le contraddizioni della modernità. Queste pratiche di “cittadinanza attiva” possono portare alla costruzione di comunità e allo sviluppo di capacità, le capabilities teorizzate da Sen, Nussbaum e riprese Appadurai in un’ottica di immaginazione civica. Dopo due anni di pandemia mondiale, in cui siamo stati costretti nelle nostre case, i festival sono l’occasione per tornare ad abitare lo spazio pubblico: i convegni occupano le piazze, i funamboli camminano sulle acque, le performance animano i nostri borghi, i grandi concerti riempiono i parchi e quelli più intimi ridanno vita a pietre millenarie.

Vivere gli spazi vuol dire scoprire i territori, spesso riqualificati o che hanno trovato nuove identità attraverso pratiche culturali e di riqualificazione territoriale. È il caso, per esempio, di alcuni festival di street art che si svolgevano in paesi e frazioni abbandonate sull’Appennino. Partecipare a un festival diventa l’occasione per una gita alla scoperta del patrimonio culturale materiale e immateriale di un territorio, nell’ottica del turismo esperienziale. Gli eventi culturali, compresi i festival, possono dare un contributo nella ricerca di uno sviluppo urbano sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e sociale, a partire dalle riflessioni sulle “città creative” (quelle che mettono al centro del loro sviluppo le professioni creative e la cultura), sulle smart cities (le “città intelligenti” che utilizzano le nuove tecnologie e i big data per migliorare la qualità della vita dei cittadini) e sulla “città culturale” (che mette la cultura alla base di un progetto di sviluppo trasformativo). Eventi diffusi e partecipativi possono intercettare la proposta della “città a 15 minuti”, dove i servizi essenziali (compresi dunque quelli culturali) sono raggiungibili in meno di un quarto d’ora a piedi o in bicicletta.

In giro per festival (Altreconomia, 2022) offre uno strumento di conoscenza e di approfondimento su questa multiforme galassia su tutto il territorio nazionale. Siamo partiti dalla consapevolezza che un festival si svolge in un determinato luogo, con cui instaura una relazione più o meno profonda. In 100 schede dedicate ad altrettanti festival abbiamo individuato le radici e le linee di tendenza di un settore che sviluppa la creatività organizzativa. Ci siamo concentrati su alcuni processi innovativi nel rapporto con il pubblico (spesso coinvolto nella progettazione e da meccanismi partecipativi), con gli artisti (con una apertura alla sperimentazione e alla multidisciplinarietà che il nostro ingessato sistema culturale non consente), con i territori (in chiave turistica e di promozione, ma anche di riqualificazione).

Nel corso della nostra ricognizione, abbiamo riscontrato diverse criticità: i rischi della deriva “pop”, la “eventizzazione”, la gentrification, gli squilibri territoriali tra Nord e Sud, e poi le possibili ricadute negative sull’ambiente, soprattutto per le manifestazioni più grandi.

Peraltro i festival hanno anche una significativa valenza economica: secondo le stime di Confcommercio, nel 2018 i festival culturali italiani hanno generato una spesa di gestione pari a 23,9 milioni di euro, che ha innescato 41,2 milioni di produzione e 18,9 milioni di valore aggiunto. La spesa media del pubblico, oltre al biglietto di ingresso, è stata di 53 euro a persona, ovvero nell’insieme 5,3 miliardi di euro in beni e servizi e 15,5 miliardi di euro di indotto a livello territoriale. E i festival culturali sono anche lavoro: dai curatori e direttori artistici ai ristoratori che ci accolgono dopo gli spettacoli, sono decine di migliaia i lavoratori che direttamente impiegati nell’organizzazione o attivi nell’indotto. Anche per questo nella guida non mancano i consigli su dove mangiare e dormire, a cura di Altreconomia, perché questa è la prima domanda che ogni viaggiatore si fa, anche chi vive di sola cultura. Sempre Confcommercio dichiara che il settore festival ed eventi culturali nel 2018 ha dato lavoro a 99.000 unità. Con la cultura si può mangiare, e possono mangiare in tanti: è uno strumento di crescita economica e civile, ma solo se utilizzata e valorizzata strategicamente.

Perché i festival sono interessanti soprattutto per la “biodiversità” della loro proposta culturale, frutto della creatività delle organizzazioni che li curano: per dare conto di questa ricchezza, abbiamo individuato una serie di percorsi tematici trasversali per soddisfare le curiosità più diverse, con ulteriori approfondimenti su alcune aree metropolitane, dove l’offerta è davvero vertiginosa.

Come scrive Paolo Fresu nella sua prefazione, In giro per festival  è “un vero viaggio italiano, in località incantate e a volte poco conosciute, alla ricerca di architetture creative e umane che mettono radici nei luoghi dello stivale, da Nord a Sud, narrandone la vivace propensione al racconto e la proiezione verso il futuro”.

(credit foto Xinhua/Jin Mamengni)



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