Fisco, una riforma classista

La “riforma” fiscale del governo Draghi ignora le iniquità nella tassazione e riduce ulteriormente il grado di “progressività” dell’Irpef.

Renato Fioretti

Appena qualche giorno fa, su queste stesse pagine (1), esprimevo parere assolutamente negativo sulla bozza di riforma fiscale; in particolare, rispetto alla revisione delle aliquote e della riduzione del numero degli scaglioni Irpef, che il governo si appresta a inserire nella legge di Bilancio 2021.

In estrema sintesi, denunciavo: 1) la reiterata, ingiustificata e iniqua tassazione dei redditi da lavoro rispetto a quelli da capitale e, quindi, il persistere di regimi “agevolati”, 2) una linea di indirizzo inequivocabilmente tesa a ridimensionare, in maniera rilevante, la progressività dell’Irpef e, non ultima, 3) una riduzione dell’imposta sulle persone fisiche che, sostanzialmente, avrebbe favorito i redditi più alti rispetto ai minimi e medi.

La nota ha goduto di un’ampia diffusione (2) ed è stata accompagnata da numerosi commenti ai quali, come da prassi, non ho inteso rispondere per evitare di operare un’ingiusta selezione dei lettori con i quali interloquire.

Le eccezioni, però, confermano le regole e, in questo senso, considero opportuno rilevare il commento di un lettore che mi faceva cortesemente notare una profonda discordanza tra le mie affermazioni e quanto dichiarato, appena qualche settimana fa, da Luigi Marattin (Deputato Italia Viva, ex Pd, Presidente della Commissione Finanze) in un’intervista rilasciata a Valentina Conte, oltre che in risposta a 14 ipotetiche domande cui rispondeva attraverso il suo blog.

Nel corso dell’intervista, l’ex deputato Pd esordiva affermando che la prevista riduzione degli scaglioni e delle aliquote Irpef rappresenta solo il primo passo di una riforma “strutturale” dell’Irpef (dal 2023 ci sarà un’ulteriore riduzione del numero degli scaglioni; da 4 a 3), per cui: “Grazie proprio al potenziamento delle detrazioni, alla fine la nuova Irpef avrà un effetto percentuale maggiore sui redditi bassi e sul ceto medio”.

Il punto nodale, però – a prescindere da quelle che potranno essere le future determinazioni rispetto alle nuove “deduzioni” e “detrazioni” – è proprio quello di bene intendere il senso del termine “strutturale”.

Infatti, se già i primi passi si traducono in una progressiva riduzione del numero degli scaglioni, è sin troppo facile capire che ciò finirà, inevitabilmente, con il tradursi in un ulteriore e sostanziale ridimensionamento del carattere progressivo dell’imposizione fiscale sulle persone fisiche. In palese contrasto con il dettato costituzionale!

Un’altra conseguenza – anche se fosse vero ciò che sostiene il Presidente della Commissione Finanze “Con la nuova Irpef ci guadagnano tutti” – sarà quella di riservare i maggiori risparmi d’imposta alle fasce di reddito più alte.

Non a caso, già con la prima riduzione del numero degli attuali scaglioni (da 5 a 4) infatti, il risparmio d’imposta più alto – in valore assoluto, oltre che in percentuale, contrariamente a quanto sostiene Marattinsi realizza a un livello di reddito pari a 50 mila euro.

Tra l’altro, su questo punto, è opportuno chiarire che, quando ci si riferisce, in termini di “classe media”, a percettori di redditi intorno ai 50 mila euro, si commette un grave errore che, se consentito al Luigi Marattin, deputato di Italia Viva, non può essere perdonato allo stesso nella veste di Professore associato di Economia politica!

È bene ricordare, infatti, che rispetto a redditi di questo livello, sarebbe opportuno esprimersi in termini di redditi medio-alti, considerato che in Italia è sufficiente godere di un reddito pari a circa 35 mila euro per rientrare nella categoria dei “top 10%”.

Al riguardo è interessante riportare i più recenti dati (3) prodotti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, riferiti all’anno di imposta 2019.

Dagli stessi si evince che il reddito “medio” dei soggetti Irpef è passato dai 21.600 euro dell’anno precedente (2018) a circa 21.8oo.

Altrettanto interessante rilevare che ai 57.970 euro di reddito medio dichiarato dai lavoratori autonomi, corrispondono i 22.373 euro dei titolari di ditte individuali (uno dei settori nei quali si annida un altro, consistente, numero di evasori fiscali), i 21.060 dei lavoratori dipendenti, i 18.290 dei pensionati e i 18.270 euro dichiarati da partecipazione in società di persone e assimilate (altro settore che meriterebbe maggiori “attenzioni” da parte degli organi ispettivi del fisco).

Se a questo si aggiunge che, tra i soggetti all’imposta sulle persone fisiche, i redditi di circa il 75 per cento dei lavoratori dipendenti sono compresi nella fascia fino ai 29 mila euro annui (4), ripeto che, pretendere di far rientrare nella c.d. “classe media” quel circa 20 per cento di soggetti che percepiscono redditi dai 35 mila ai 55 mila euro, rappresenta una forzatura politica e un atto di malafede; se non di più semplice ignoranza. Si tratta, in realtà, di soggetti percettori di redditi medio-alti; ben al di sopra di qualsiasi media.

Aggiungo, inoltre, che ben il 73,04 per cento dei pensionati percepisce un reddito fino ai 26 mila euro.

Tutti sostanzialmente ignorati da una riforma fiscale “di classe” che – al lordo di quelle che saranno le future deduzioni e detrazioni, ancora da definire nei dettagli – lascia invariata la tassazione per i redditi fino ai 23 mila euro.

Si tratta, in definitiva, di una “riforma” che – in coerenza al significato negativo assunto nel corso degli ultimi anni – ribadisce la volontà di Draghi (e della “grande ammucchiata” che gli s’inchina) di non porre mano a un evidente problema di “iniquità orizzontale” – tra percettori di redditi uguali, ma tassati con percentuali diseguali – e, in più, di produrre la riduzione del grado di “progressività” dell’Irpef.
È d’obbligo, quindi, chiedersi ancora fino a quando consentire che tutto ciò avvenga.

NOTE

1) Fonte: micromega.net; “Irpef, una controriforma che aggrava le disuguaglianze”, del 9 dicembre 2021
2) Tra gli altri: lavoroesalute.orgwww.filef.orgwww.appelloalpopolo.itwww.facebook.itwww.twitter.it ecc
3) Fonte: MEF: “Dichiarazioni dei redditi persone fisiche”, anno d’imposta 2019; Comunicato Stampa nr. 107, del 27 maggio 2021
4) Fonte: MEF, Dipartimento Finanze: “Analisi statistiche sulle dichiarazioni 2020. anno di imposta 2019”



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