Ma Fontana presidente della Camera no: a tutto c’è un limite

L’elezione dei Presidenti delle Camere era una sorta di trailer di ciò che sarà la diciannovesima legislatura. Un trailer agghiacciante.

Mauro Barberis

Il Parlamento non è più, da mezzo secolo, il cuore della democrazia, ma una specie di vetrina mediatica dove la classe politica esibisce la propria variopinta mercanzia, non sempre dando il meglio di sé. Da questo punto di vista, l’elezione dei Presidenti di Camera e Senato cui abbiamo distrattamente assistito è molto meno importante della composizione del futuro governo: sarà l’assegnazione di ministeri-chiave quali esteri, interni, economia, lavoro, sanità, giustizia, a darci un’idea più attendibile di quel che ci aspetta. L’elezione dei Presidenti delle Camere, però, era una sorta di trailer di quella specie di polpettone che sarà la diciannovesima legislatura. Mi smentiscano pure i critici televisivi, ma a me i trailer sono parsi agghiaccianti.

Passi la decisione della nuova maggioranza di non lasciare all’opposizione né l’una né l’altra delle presidenze, come usava ai bei tempi: con gli attuali rapporti fra Letta, Conte e Renzi, non sarebbero riusciti a mettersi d’accordo neppure su Gesù Cristo. Passi la sostituzione dei voti di Forza Italia – persi dalla futura premier negando un ministero importante all’ex infermiera di Berlusconi – con i voti di Renzi: l’ambizione storica del renzismo, si sa, è sempre stata sostituire il berlusconismo. Passi pure l’elezione a presidente del Senato di Ignazio Benito La Russa: uno che all’anagrafe chiama i propri tre figli Antonino Geronimo, Lorenzo Cochis, e Leonardo Apache, non può costituire una seria minaccia per la democrazia.

Ma Lorenzo Fontana presidente della Camera no: a tutto c’è un limite. Affidare la terza carica dello Stato all’ex ministro della Famiglia del più sgangherato governo repubblicano, il Conte1 arenatosi al Papeete, dopo aver affidato la seconda a un nostalgico del passato regime, in altri tempi avrebbe fatto gridare alla deriva clerico-fascista. A cariche come queste, una volta, non si eleggevano personaggi autorevoli, o almeno non così divisivi? La Camera non dovrebbe essere rappresentativa del popolo italiano? Ma di quali settori del popolo italiano è rappresentativo Fontana? I sacrestani dei Colli Euganei?

Certo, con l’uno-due identitario La Russa-Fontana, la nuova premier della destra-destra ha voluto mostrare subito chi comanda, liquidando le velleità centriste di un Berlusconi sempre più confuso, come nell’imitazione di Crozza. Mentre con la scelta di La Russa, però, s’è almeno affidata a un vecchio mestierante della politica, in grado, volendo, di risollevare persino gli ascolti del Grande Fratello, con quella di Fontana s’è rivolta a un Vero Credente, i cui unici frizzi memorabili si esauriscono nella recente gaffe sull’inesistenza delle unioni civili. Riconoscerà mai, il nuovo Presidente, l’esistenza di leggi approvate da una camera di miscredenti?

E poi, inutile girarci attorno, c’è il vero problema politico. Può un serial così nazionalpopolare fare a meno di Berlusconi? Numericamente sì: il Parlamento è pieno di ex democristiani che aspettano solo di salire sul carro del vincitore. Però, se lady Giorgia non ascoltasse solo i consigli del cognato, tutto le suggerirebbe di risarcire l’ex Cavaliere con ministeri di peso, mettendo suoi avvocati alla Giustizia, ad esempio, o sue ex vallette alle Comunicazioni, oggi Ministero dello Sviluppo Economico.

Personalmente, da tifoso di calcio, un’idea ce l’avrei, capace di risollevare in un colpo solo le sorti di una nobile decaduta senza affossare definitivamente i servizi di una Sanità pubblica ormai appaltata ai privati. Perché non affidare il ministero della Salute all’ex rianimatore di Berlusconi, il presidente del Genoa Alberto Zangrillo?

CREDIT FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI



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