Forza Nuova esclusa dalle elezioni. Berizzi: “A quando la messa al bando?”

La formazione neofascista non potrà correre perché non ha raccolto le firme necessarie. “I voti dei militanti confluiranno in FdI”.

Cinzia Sciuto

Forza Nuova non parteciperà alle prossime elezioni politiche. Paolo Berizzi, tu sei uno dei massimi esperti italiani di estrema destra, ambiente dal quale hai ricevuto diverse minacce al punto da aver assegnata una scorta. Che il partito di Fiore non sarà sulle schede elettorali è una buona notizia, no?
Certo, in sé un’ottima notizia. Lascia però un po’ di amarezza il fatto che a bloccare Forza Nuova siano state ragioni tecniche, non politiche.

Cioè?
Forza Nuova viene esclusa in tutta Italia dalle elezioni perché non è riuscita a raccogliere le firme necessarie a presentare le liste. È la prima volta che questo accade dal 2001, anno in cui Forza Nuova si presenta alle elezioni politiche. Due anni prima si era presentata alle europee e da allora ha sempre partecipato alle tornate elettorali. È triste constatare che non troveremo questo partito dichiaratamente neofascista nelle liste solo perché non sono stati capaci di raccogliere in tempo le firme necessarie e non perché, come sarebbe doveroso, è stato messo al bando.

Eppure dopo l’assalto alla Cgil del 9 ottobre scorso, per il quale diversi esponenti di FN sono sotto processo, in parlamento è stata approvata una mozione che ne chiede la chiusura. Perché su questo terreno nel nostro Paese non si riesce mai a passare dalle parole ai fatti?
È una domanda che bisognerebbe rivolgere ai magistrati, al Ministero dell’Interno, ai governi di tutti i colori politici che si sono succeduti negli ultimi anni. All’estero gruppi e partiti come Forza Nuova vengono chiusi dalle istituzioni, dalla magistratura. È accaduto in Grecia, è accaduto in Germania, è accaduto in Francia. Sono molti gli esempi di gruppi e movimenti neofascisti che sono stati banditi dalla vita democratica e civile di questi Paesi. In Italia questo non accade. E credo che le motivazioni siano due. La prima ha a che fare con la sottovalutazione del fenomeno. In Italia, cioè il Paese che ha prodotto il fascismo ma che lo ha anche sconfitto, c’è una eccessiva tolleranza nei confronti del fascismo risorgente e una conseguente sottovalutazione del fenomeno. E poi c’è un aspetto tecnico (che forse è conseguenza del primo) che ha a che fare con le leggi che ci sono ma che sono raramente applicate. Mi riferisco alle leggi Scelba e Mancino, la prima del ‘52, la seconda del ‘93, in base alle quali questi partiti dovrebbero essere chiusi immediatamente, altro che consentire loro di correre alle elezioni! Ma ahimè sono tra le leggi meno applicate del nostro ordinamento. Il combinato di questi due fattori – generale sottovalutazione del fenomeno e scarsa applicazione delle leggi – ha condotto al risultato che i fascisti negli ultimi anni hanno rialzato la testa, sono usciti allo scoperto non solo sulle piazze virtuali, cioè sul web, ma anche nelle piazze reali, e l’assalto alla Cgil ne è stata la prova plastica. In questo clima di generale tolleranza, i fascisti sono tornati a fare i fascisti usando i metodi violenti che caratterizzano da sempre tutti i fascismi. Tra pochi giorni cadrà questo governo, che sarà l’ennesimo a non aver risolto definitivamente il problema della presenza di forze neofasciste e anche neonaziste che operano liberamente e impunemente nel nostro Paese.

Adesso che i neofascisti italiani non troveranno il simbolo di FN sulla scheda elettorale, è facile immaginare che quei voti confluiranno in Fratelli d’Italia. Queste frange cosa rappresentano per Meloni: un fardello di cui liberarsi o una piccola ma affidabile riserva di voti?
In questi anni Fratelli d’Italia ha sempre formalmente ribadito la sua distanza da queste formazioni – Forza Nuova, Casa Pound, Lealtà e azione e altri. Nei fatti però ci sono zone di contiguità, terreni di condivisione ideologici, convergenze politiche. E tutto questo mi fa pensare che i voti dei militanti di queste formazioni confluiranno in Fratelli d’Italia. Non si tratta di grandi numeri, anzi parliamo di forze politiche che raccattano lo 0 virgola, ma sono voti che a Meloni servono perché garantiscono la militanza sul territorio.

E anche perché, forse, in questa fase in cui il partito di Meloni rischia di diventare il primo partito italiano non può permettersi di rinunciare a nessun voto, fosse anche nero come la pece. È per questo che Giorgia Meloni fa una gran fatica a prendere le distanze in maniera chiara e netta dal fascismo?
L’operazione che Meloni sta portando avanti è un’operazione spregiudicata e per certi versi anche acrobatica, perché da un lato ha bisogno di ripulire l’immagine del partito per accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica, in particolare quella internazionale, e per questo non perde occasione di ribadire la sua linea atlantista e la sua posizione netta sulla guerra in Ucraina. Dall’altra però ha bisogno di continuare a mantenere vivo il legame con un certo mondo nostalgico del fascismo e per farlo gioca con l’ambiguità: non dice per esempio, come aveva fatto Fini, che il fascismo “è il male assoluto”, ma lo “consegna alla storia”, insomma è acqua passata. All’indomani dell’assalto alla Cgil prende ovviamente le distanze dalle violenze ma non ne riconosce la matrice specificamente fascista. Sul saluto romano, non lo dichiara inaccettabile ma semplicemente fuori moda. Dice che la fiamma tricolore nel simbolo – che è la stessa fiamma che arde sulla tomba di Mussolini – non ha niente a che fare col fascismo, ma si guarda bene dal toglierla. Insomma è un continuo minimizzare, banalizzare e strizzare l’occhio a un mondo che di fatto oggi avrà dei referenti in Parlamento. Se infatti Fratelli d’Italia prende le distanze da FN e altre formazioni esplicitamente neofasciste, nelle sue liste troviamo decine di candidati che hanno storie e curricula legati al neofascismo o alla nostalgia del fascismo. FdI è un partitone che affonda le sue radici nella tradizione fascista e che certamente è composto da diverse anime. Tra i ‘patrioti’, come si definiscono, c’è un elettorato più moderato, diciamo di destra conservatrice, a cui pure certi simboli e certe radici non danno fastidio, e poi c’è un’ala di nostalgici che non aspettava altro che rivedere ardere la fiamma, elettori sensibili alle suggestioni fasciste o fascistoidi. Ecco, questo elettorato Meloni non può permettersi di perderlo, e infatti se lo tiene stretto strizzando l’occhio.

(credit foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

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