Francia: regionali, battuta d’arresto per Le Pen ma la sinistra non sfonda 

La destra ha perso voti in quasi tutte le regioni francesi. La sinistra tiene ma è frammentata e senza leadership.

Marco Cesario

(Parigi). Se era una scommessa, si è trattato di una scommessa rischiosa e persa in partenza. A meno di un anno dalle elezioni presidenziali Marine Le Pen puntava sulle elezioni regionali per capitalizzare la sua presenza sul territorio francese ma la sua strategia si è rivelata a conti fatti fallimentare. Non solo il Rassemblement National non ha conquistato alcuna amministrazione locale ma ha visto persino il suo bagaglio di voti ridursi in quasi tutte le regioni francesi.

Nel 2015 Marine Le Pen aveva raccolto quasi 7 milioni di voti al secondo turno delle elezioni regionali, con il 27,10% del totale dei voti, 7-8 punti in più di quest’anno. La discesa agli inferi del partito di estrema destra è particolarmente significativa in alcune regioni come quella di Auvergne-Rhône-Alpes, dove il punteggio del RN è sceso addirittura dal 22,55% del 2015 all’11,4% nel 2021, oppure nell’Hauts-de-France, che ha visto un calo di ben 18 punti rispetto al 2015. Secondo il politologo Olivier Rouquan il Rassemblement National ha fallito perché non è riuscito a mobilitare il suo elettorato di base, il che è un colpo per Marine Le Pen.

Se la destra non vince, la sinistra non sfonda

La sinistra ha tenuto ma non ha sfondato. Il secondo turno delle elezioni regionali e dipartimentali non ha permesso alla coalizione di sinistra – anche lì dove si presentava unita – di sparigliare le carte. A parte le cinque regioni in cui aveva già dei presidenti eletti (Occitania, Bretagna, Centre-Val de Loire, Borgogna-Franche-Comté e Nuova Aquitania), non è riuscita a guadagnare nuove amministrazioni. L’unica eccezione l’isola de la Réunion dove Huguette Bello è uscita vittoriosa con la sua lista sindacale di sinistra e nella collettività territoriale della Guyana, dove il deputato Gabriel Serville ha sconfitto il presidente uscente, anche lui a capo di una lista sindacale. Nei dipartimenti comunque la sinistra ed i suoi alleati hanno mantenuto la maggior parte delle loro posizioni. Nella regione di Parigi la sinistra ha invece ceduto con la presidente della destra, Valerie Pécresse, che ha raccolto i 45,92% dei voti. L’unione della sinistra, guidata dal segretario nazionale di Europe Ecologie-Les Verts (EELV) Julien Bayou, e nata dalla fusione con le liste di Audrey Pulvar per il Partito socialista (PS) e Clementine Autain (La France insoumise, LFI-Partito comunista francese, PCF) si è fermata al 33,68%.

Regionali: esperimento in vitro delle presidenziali 2022?

Il partito di Emmanuel Macron dal canto suo non ha vinto nessuna regione metropolitana. Peggio ancora, è stato relegato ad un ruolo di secondo piano in questa seconda tornata di elezioni regionali e dipartimentali. Questi risultati possono dare già indicazioni di quello che saranno le presidenziali del 2022? Marine Le Pen ha già imparato la sonora lezione e provveduto a smussare immediatamente i toni del suo discorso politico cercando di rassicurare l’elettorato moderato: non vuole più lasciare l’euro o Schengen, promette di rimborsare il debito, e afferma  di non aver paura degli stranieri». Il problema è che la strategia per riconquistare parte della destra e degli anziani non ha funzionato, come ha ben spiegato Nicolas Lebourg, storico e specialista dell’estrema destra. Il congresso del Rassemblement National è previsto per il 3 luglio a Perpignan, nei Pirenei, in un’atmosfera che si annuncia abbastanza pesante. Si susseguono infatti voci di lancio di nuove candidature per le presidenziali. Ma la Le Pen sembra saldamente in sella ed in grado di raccogliere i consensi all’interno del suo partito per prepararsi alla battaglia finale del 2022.

Coalizione di sinistra: tutto da rifare

E la sinistra? Ancora una volta è costretta a partire da zero. Le elezioni regionali non hanno risolto in effetti nulla. I socialisti mantengono le loro cinque regioni nella Francia metropolitana e gli ecologisti non riescono ad ottenere alcuna vittoria. Anche gli altri alleati non sono in formissima: i comunisti ad esempio hanno perso, a vantaggio della destra, un bastione storico, il Val-de-Marne, l’ultimo dipartimento «rosso», che guidavano addirittura dal 1976. Ma Olivier Faure, segretario socialista, tira dritto: «I socialisti hanno la responsabilità di riunire tutta la sinistra – dice alla stampa – e gli ecologisti». Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, che ha iniziato un “tour de France” quest’inverno, si sposterà nei prossimi giorni per organizzare un incontro con diversi leader socialisti il 12 luglio a Villeurbanne. Un modo per mostrare la sua forza e candidarsi a capeggiare tutta la sinistra. I socialisti sono in effetti la sola forza credibile per guidare la riunificazione della sinistra che oggi più che mai appare frammentata e con una forte mancanza di leadership.



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