Garattini: “Non abbassiamo la guardia sul Covid”

Il presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano stigmatizza la mancanza di una strategia per contrastare la pandemia in vista dell’autunno. E a proposito della campagna elettorale: “Sulla sanità solo dichiarazioni generiche”.

Cinzia Sciuto

I casi Covid tornano a crescere. Il monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe mostra che il calo dei contagi che avevamo visto nelle settimane precedenti si è interrotto e la curva sembra pronta a impennarsi ancora: sono 177.877 i contagi dell ’ultima settimana, contro i 149.885 della precedente, in percentuale è più 18,7%. Anche sul fronte vaccini non c ’è da stare allegri. I non vaccinati che avrebbero diritto a ricevere la somministrazione sono 6,82 milioni, di questi solo 1,31 milioni è coperto dal punto di vista immunitario perché guarite dal Covid da meno di sei mesi, mentre gli altri 5,51 milioni non sono protetti. Per non parlare della quarta dose: la platea individuata dal ministero della Salute è di oltre 17 milioni di persone, ma il secondo booster è stato somministrato a poco più di due milioni. Il professor Garattini è presidente dell ’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. Con lui cerchiamo di fare il punto in vista della stagione autunnale.

Professor Garattini, cosa ci dicono questi numeri?
Stiamo assistendo a degli up and down che secondo me dipendono anche dalle reazioni che il pubblico ha rispetto alle direttive che provengono dal governo. In aprile sembrava che la curva fosse in decisa diminuzione e allora sono state autorizzati eventi tipo i concerti con 70.000 persone, le partite di calcio e quant’altro. Tutto questo non ha aiutato. C ’è una mancanza di chiarezza da parte delle autorità governative, le quali in un certo momento danno l’impressione che tutto sia finito salvo poi accorgersi che la curva sale e allora fanno raccomandazioni in senso opposto. Tutto questo non alimenta certamente la fiducia della gente che alla fine ha deciso di comportarsi come se tutto fosse normale. Ma ricordiamo che abbiamo ancora più di 100 morti al giorno.

Però è anche vero che a tre anni dall’inizio della pandemia, con i vaccini che abbiamo, non possiamo avere le stesse restrizioni che avevamo due anni fa, no?
Certamente, e senza i vaccini la situazione sarebbe semplicemente drammatica. Non dobbiamo dimenticare però che c’è ancora una gran quantità di persone fra cui il virus può circolare. I vaccini infatti proteggono al 90%, non al 100%. Questo significa che se noi oggi abbiamo vaccinato 50 milioni di persone, ne abbiamo comunque cinque che non hanno una risposta adeguata. E poi naturalmente abbiamo tutti quelli che non si sono vaccinati, fra cui molti giovanissimi. Quindi diciamo che abbiamo ancora circa 7-8 milioni di persone fra cui il virus può circolare. Se queste persone si mettono insieme senza protezioni, le possibilità di circolazione aumentano e questo spiega quei numeri.

Anche le scuole pare che riapriranno senza sostanziali restrizioni: è saggio?
Direi proprio di no, qualche precauzione bisogna pur prenderla, fosse anche solo il controllo della temperatura e l’uso delle mascherine sui mezzi di trasporto. E naturalmente l ’immediato isolamento degli infetti.

Dobbiamo dunque aspettarci una nuova ondata in autunno?
Io non faccio l’indovino per cui mi astengo da previsioni di questo genere anche perché questo virus ci ha abituato a molte sorprese. C’era stato qualcuno che addirittura nel maggio 2020 aveva sottoscritto che tutto era finito perché erano diminuite le persone che finivano in ospedale. Ma il virus è andato avanti. Poi c’erano quelli che hanno detto che nel 2021 sarebbe finito tutto, e invece il virus ce lo siamo tenuti anche nel’22. Infine quelli che sostenevano che il virus non avrebbe resistito al caldo, mentre abbiamo visto che ha resistito anche a un caldo fuori dalle medie.

Pensa comunque che dovremo di nuovo vaccinarci tutti?
Io confido molto in questo nuovo vaccino annunciato sia da Pfizer sia da Moderna che per il 50% ancora si attiene ancora al vecchio virus cinese e per il 50% ha sviluppato anticorpi contro le varianti Omicron 5 e le due sottovarianti. Bisogna però capire se al governo qualcuno se ne sta occupando, io finora non ho sentito di nessun nuovo piano vaccinale, mentre in Gran Bretagna pare che inizino il 15 settembre.

Questo nuovo vaccino rischia però di essere vecchio molto presto. Questo virus ci ha infatti abituato veloci mutazioni e il rischio è che si debbano rincorrere sempre le nuove varianti con nuovi vaccini. Come si ferma questa rincorsa?
C ’è un’unica soluzione: bisogna vaccinare tutto il mondo. Tutti a parole lo hanno detto e promesso, ma non hanno fatto nulla. Omicron viene dal Sud Africa, ossia da un Paese in cui la vaccinazione è stata molto bassa. Una volta la gente girava poco e di conseguenza anche i virus. Adesso siamo in epoca di globalizzazione, quindi girano le persone, girano le merci e girano anche virus e batteri.

Insomma, lei ha la sensazione che ci stiamo avviando verso questo autunno-inverno un po’ allo sbaraglio?
Ho l’impressione è che l’atteggiamento generale sia: ok, abbiamo avuto una pandemia, adesso però abbiamo vaccini, che da qualcosa ci riparano. Andiamo avanti come se fosse un’influenza.

Questo era un refrain di qualche tempo fa: prima o poi diventerà come un ’influenza. Non lo è ancora diventata?
Stando ai numeri dei morti e dei ricoverati in terapia intensiva, direi proprio di no.

Professore, siamo in piena campagna elettorale, tempo di promesse. In materia di sanità, vede qualcosa di interessante nei programmi elettorali?
A me pare di non vedere nulla di particolarmente significativo. Ci sono tante domande che avrebbero bisogno di risposte concrete: assumete tutti i medici di medicina generale, sì o no? Niente, non c ’è nei programmi di nessuno. La medicina del territorio la vogliamo fare o no? E come la vogliamo fare? Sono stati annunciati 400 piccoli ospedali di comunità. Ma che senso ha fare piccoli ospedali? Il problema che abbiamo oggi è l ’enorme di mancanza di medici e infermieri. Ci sono intere zone del Paese in cui i concorsi vanno deserti.

Un problema per risolvere il quale è stato proposto di togliere il numero chiuso alla facoltà di Medicina…
Ma non è mica il numero chiuso il problema! Il problema sono che mancano le università per formarli i medici. Il numero chiuso serve a non fare andare il tilt le università: mi dica lei, come si può pensare di formare i medici del futuro in classi con 500 studenti. E dove sono poi gli impegni per la ricerca pubblica? Nel nostro Paese la ricerca la fanno solo i privati, che naturalmente la fanno nel loro interesse. E quindi per esempio ci ritroviamo troppi farmaci per una stessa malattia ma non sappiamo quale è più efficace e quale meno perché non si fanno studi di confronto. Abbiamo un problema di genere perché i farmaci vengono studiati principalmente sugli uomini e poi si danno anche alle donne come fosse la stessa cosa. Insomma, i temi sarebbero tanti. Il punto è che noi cittadini dovremmo poter contare sul fatto che nelle istituzioni ci sia sempre qualcuno che monitori le situazioni. Ci dovrebbe essere più persone, competenti, con mentalità differenti, con conoscenze differenti che vengono messi a tempo pieno a ragionare su quello che bisogna fare per dare delle direttive che vengano poi trasformate dal governo in fatti concreti.

Un po’ come il famoso comitato tecnico-scientifico, che è stato sciolto…
Ecco appunto! Ma in questo momento chi è che sta pensando a cosa bisogna fare nei prossimi mesi?

(credit foto ANSA/ FILIPPO VENEZIA)



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