Io sono Giorgia, la capotrena

Sulla richiesta di Giorgia Meloni di essere chiamata il “Signor Presidente del Consiglio”.

Rossella Guadagnini

“Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone
che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”.
Malcom X

“Io credo che le donne si debbano giudicare per il merito. In questi giorni si è fatto un gran parlare, grandi polemiche sull’uso de ‘il presidente’ o ‘la presidente’, ma io non ho mai pensato che la grandezza delle nostre battaglie si misuri nel farsi chiamare ‘capotrena’, ho pensato che fossero ben altri i temi su cui occorreva battersi”. Così la premier Giorgia Meloni, in Aula alla Camera. Era il non proprio lontanissimo 25 ottobre scorso.

Tre giorni dopo, il 28 ottobre, le cose son cambiate. Tanto che, bruciando qualsiasi tappa, è stata inviata a tutti i ministeri una circolare da Palazzo Chigi, in cui il neo segretario generale della presidenza del Consiglio, Carlo Deodato, comunica quale sia l’appellativo da usare nelle comunicazioni ufficiali: Meloni va chiamata “il Signor Presidente del Consiglio”. La comunicazione ufficiale è stata accolta da un certo, comprensibile, sconcerto e molta incredulità, tanto che si è pensato a una fake news.

Il dibattito politico si accende e rimbalza sui social, finché per porre fine alle polemiche considerate eccessive e fuori luogo rispetto alle urgenze del Paese, arriva una doppia precisazione. La prima quella di palazzo Chigi con una nota ufficiale che modera termini e maiuscole: ”Usate la formula ‘Il presidente del Consiglio’, senza ‘signor’’”, poi quella per bocca della stessa premier con un post sui social.

”Leggo che il principale tema di discussione di oggi (28 ottobre ndr) sarebbe su circolari burocratiche interne, più o meno sbagliate, attorno al grande tema di come definire la prima donna Presidente del Consiglio. Fate pure. Io mi sto occupando di bollette, tasse, lavoro, certezza della pena, manovra di bilancio. Per come la vedo io, potete chiamarmi come credete, anche Giorgia”.

La “capotrena” Giorgia – che dovrebbe essere, semmai. la “capatreno” con buona pace del compianto Luca Serianni – vuol essere chiamata, dunque, al maschile nella comunicazione scritta, mentre in quella orale basterà il nome di battesimo a definirla. Perciò, in attesa di una sua futura richiesta di salutarla rinculando con inchino, corretta in seguito nell’amichevole “dammi il cinque”, ci adatteremo tutte e tutti all’umore variabile dei tempi, chi di buon grado, chi no. Così va il mondo e buon viaggio con le Ferrovie dello Stato.

 



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