Giorgio Fornoni, come è nato il “Putinstan” e la repressione della stampa

Dal 15 al 17 marzo è prevista la kermesse elettorale in Russia, dalla quale si attende il solito plebiscito per Vladimir Putin. Pubblichiamo un estratto dal libro "Putinstan. Come la Russia è diventato uno Stato canaglia" di Giorgio Fornoni, pubblicato da Chiarelettere, in cui si racconta il trattamento riservato da Putin ai giornalisti del suo Paese.

Redazione

L’estratto che pubblichiamo è tratto dal capitolo “Giornalisti russi di prima linea” di Putinstan. Come la Russia è diventata uno Stato canaglia, in cui l’autore Giorgio Fornoni intervista Dmitrij Muratov, il giornalista direttore di Novaja Gazeta, vincitore del Premio Nobel per la pace nel 2021 e considerato, come tantissimi altri intellettuali indipedenti, “agente straniero” dal regime di Putin.

Con la guerra in Ucraina, la «Novaja Gazeta», il giornale per cui scriveva Anna Politkovskaja, ha dovuto chiudere. Dopo la legge, varata da Putin, che prevedeva pene fino a quindici anni di carcere per chi avesse diffuso «false informazioni» sulle operazioni militari in corso, il direttore della testata Dmitrij Muratov (che nel 2021 ha vinto il premio Nobel per la pace) e i suoi giornalisti rischiavano grosso.

La «Novaja Gazeta» si è ricostituita all’estero, ma ovviamente non ha più voce per il popolo russo. Vera Politkovskaja – la figlia di Anna e a sua volta giornalista e autrice televisiva – è fuggita dal paese insieme al fratello e alla figlia adolescente, trovando riparo in una località sconosciuta. La stessa sorte è capitata a tanti altri colleghi.

Ho sempre considerato dei veri eroi i giornalisti russi che hanno avuto il coraggio di schierarsi «contro» il potere del Cremlino nel nome della verità.

Un vero fronte di guerra, che purtroppo ha fatto registrare anche tante vittime più o meno illustri. Un ultimo avvertimento è stato rivolto a Elena Milašina, colei che ha preso il posto della Politkovskaja, più volte minacciata e aggredita, infine sequestrata e picchiata martedì 4 luglio 2023 nella Cecenia di Kadyrov, dove si trovava per assistere e difendere in tribunale una donna secondo lei ingiustamente perseguitata. È stata questa, per me, l’inchiesta umanamente più emozionante e sentita.

Mancava solo un mese alle nuove elezioni presidenziali russe del marzo 2012 e la gente, il popolo, voleva gridare contro la nuova rielezione di Putin. Avevano organizzato una grande marcia per le vie di Mosca, per dimostrare il loro disappunto al vecchio sistema e la voglia di cambiamento.

Desideravo continuare il lavoro sui giornalisti di prima linea e da giorni ne parlavo con Andrej, il mio amico e interprete: aveva contattato Oleg Kášin, l’ultimo cronista minacciato, gravemente ferito e sfuggito alla morte, ed era riuscito a fissare un’intervista. Kášin ci aspettava a casa sua, dove verso le sette suonammo il campanello e poco dopo iniziammo l’intervista.

 Si può affermare che c’è libertà di stampa in Russia?

No. Per meglio dire, non si può affermare che c’è libertà di espressione. In Russia c’è una potentissima autocensura: quando un redattore si rende conto che su certi argomenti non si può scrivere, perché dopo sorgeranno problemi e perché perderebbe gli introiti pubblicitari che spesso rappresentano una forma di bustarella per giornali e canali televisivi, si arriva alla conclusione che la libertà di espressione non c’è.

Natalja Timakova, addetta stampa di Medvedev, e Dmitrij Peskov, addetto stampa di Putin, sono dei politici ben più influenti di qualsiasi ministro, perché il Cremlino ha un’idea molto chiara in proposito: se controlli i mass media, innanzitutto la televisione, allora controlli il paese. L’addetto stampa ha più potere, per esempio, del ministro della Difesa.

Ieri l’ho vista sfilare con i manifestanti: lei cosa spera, e la gente cosa spera per il futuro?

Per me è importante che la gente abbia imparato a scendere in piazza, a partecipare attivamente alla vita politica del paese, a diventare osservatrice del voto e far crescere il proprio attivismo civico. Non mi importa chi sarà eletto presidente e quale percentuale di consensi si farà assegnare Putin: ciò che è avvenuto in piazza vale molto di più del calendario politico fittizio secondo il quale vivono gli inquilini del Cremlino. Quello che è accaduto ieri è ciò che conta.

L’attuale Costituzione prevede la rieleggibilità di Putin?

È una domanda interessante, perché la Costituzione non permette agli impiegati pubblici in servizio di partecipare alle presidenziali. Putin è il primo ministro in carica e proprio alla vigilia di queste presidenziali, di punto in bianco, si è scoperto che il primo ministro non è un impiegato pubblico. Nella Costituzione c’è scritto che una persona non può ricoprire la carica del presidente per più di due mandati, ma in assenza della parola «consecutivi», dopo la dicitura «dopo due mandati», ecco che abbiamo il ritorno di Putin.

Putin ha dichiarato più volte in pubblico che odia i giornalisti.

Naturalmente Putin non può essere un politico democratico. Ogni volta che succede qualcosa, non solo l’uccisione di un giornalista o di una personalità pubblica, ma anche, per esempio, un attentato terroristico, ci poniamo la domanda: chi sarà il prossimo?

Qual è il suo pensiero su Anna Politkovskaja?

Lei era esperta del Caucaso del Nord. Lo scontro principale tra lei e la dittatura del clan di Kadyrov ha portato con ogni evidenza alla sua morte: deve essere avvenuto in quel punto in cui si è rivelata la non coincidenza dei valori del mondo dal quale lei proveniva con quello che si è vendicato su di lei per questo. Mettiamola così.

CREDITI FOTO: Chiarelettere



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